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Politica
Matteo Renzi, dopo il cavallo dà scacco matto al Governo

Insomma per farla breve 20 giorni di crisi politica si riducono ad un “abbiamo scherzato”? Sembrerebbe così perché in fondo PD e M5S sono coesi su Conte, Renzi non ha detto di no a Giuseppe e lo stesso Conte si vedrebbe bene sulla poltrona da premier per la terza volta, record assoluto per uno mai votato.

Tutto finito e risolto quindi? Forse si, ma anche no perchè una cosa è lo storytelling che si sta raccontando sui giornali, altra cosa la realtà sul campo. Secondo questo secondo approccio la soluzione sarebbe molto più in salita di quello che potrebbe sembrare.

A sentire molti commentatori l’attuatore della crisi, Matteo Renzi, avrebbe messo da parte quasi tutto. Il vulnus politico di Giuseppe Conte e pure tutto il resto di cui si sarebbe macchiato il premier ritenuto, dal fiorentino, incapace. Non ci sarebbero più grandi problemi, praticamente quasi tutto è stata superato. Certo che, secondo alcuni, che le richieste renziane scritte sulla pietra (leggasi MES), essendo divisive, sarebbero state accantonate.

In fondo cosa volete che sia, solo una settimana fa erano importantissime per la salute presente e futura degli italiani e adesso si possono bellamente archiviare sotto il tappeto. Sono solo piccoli dietrofront, normali nella politica del nostro machiavellico paese.

Dal canto suo il premier dimissionario che mai e poi mai avrebbe voluto vedere di nuovo e nemmeno “in cartolina” quel bugiardo di Renzi gli telefona, educatamente e gli chiede come sta per una buona mezz’ora. Giusto per dimostrare di essere buono per tutte le stagioni e capace di fare un triplo carpiato a reti unificate senza far cadere la pochette.

D’altronde come si fa a rinunciare a 18 voti pesanti soprattutto quando non si è riusciti a fare la “pesca miracolosa” nell’oceano di quelle benedette anime perse e dimenticate dei cosiddetti responsabili?

E che volete che valgano le parole del numero uno del PD che 15 giorni prima aveva dichiarato “mai e poi mai con uno come Renzi” e adesso, nascondendosi dietro la parola responsabilità, accetta l’ex sindaco con pochi se e pochi ma, senza vergogna alcuna. Sempre, chiaramente, per il bene del paese e in difesa dei poveri italiani. Dei pentastellati non si puo’ dire nulla perchè adesso accetterebbero anche di governare con il partito dei marziani o dei saltimbanchi, basta che nessuno nomini la parola elezioni. Anche loro ce la fanno a capire che in quel caso sarebbero destinati, molto probabilmente, all’evaporazione.

Insomma quando la fiducia, fra partiti di maggioranza, fra partners, è inattaccabile allora ben venga un bel documento scritto, approvato e reso pubblico che dica come quando e perchè si lavorerà da adesso alla fine della legislatura. Mica poco. Ed è quanto ha messo sul tavolo della trattativa Matteo Renzi che, pur antipatico o presupponente come qualcuno dice, in quanto a capacità tattico/politica ne ha da vendere. E il documento scritto è la vera spada di Damocle che potrebbe far saltare tutto il fragile castello del governo giallorosso.

Orbene quali sono state le carte messe sul tavolo dal leader di Itala Viva e che hanno fatto gridare ai partner che ormai la crisi si avvicina alla soluzione.

Con toni smorfiosamente concilianti il politico fiorentino ha accettato, forse, di non toccare un tema divisivo come il Mes ( è disposto a parlarne, ma cosa vorrà mai dire?) ma in cambio vuole discutere e a fondo di temi non meno divisivi come la scuola, l’economia, la giustizia, i vaccini, ambiti di ministeri e dipartimenti presidiati per la maggior parte dai pentastellati.

Pd e M5S sono convinti che a Renzi possa bastare un elenco di buone intenzioni ed è proprio qui che si sbagliano. Sulla profondità del documento si giocherà la partita il nuovo Governo.

Ma qualcuno puo’ pensare che i prodi grillini, incollati alla poltrona per terrore del voto potrebbero accettare di cambiare ministri del calibro della Azzolina o del Guardasigilli Bonafede?. Pura illusione. E pure il PD, dal canto suo, potrebbe accettare di cambiare il deus ex macchina Arcuri?.

Proprio no e per nessun motivo. Ed è qui il vero nodo da sciogliere e dove sta lo scacco matto di Renzi a Giuseppe Conte. Difficile mettere per iscritto che si è sbagliato e bisogna cambiare rotta.

Ed è per questo che il circo Barnum di questi giorni è ben lontano dall’aver tirato il tendone. Anzi sta preparando i numeri più attrattivi ed inaspettati. Il Colle preoccupato guarda e osserva e tiene pronto il piano 2 e pure il 3.   

 

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    renzigovernocontem5spdscacco matto
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