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Matteo Renzi rifà la Margherita. Tornerà anche Rutelli? L’eterno sogno del "Centro" democristiano

Matteo Renzi rifà la Margherita. Tornerà anche Rutelli?

Ad un anno dalla costituzione della “strana coppia” Matteo Renzi - Carlo Calenda e a poche settimane dalla loro separazione, torna di attualità un vecchio argomento: la costruzione di un “Centro”. Il mitico soggetto politico che –nelle intenzioni dei costruttori- avrebbe dovuto sostituire la “balena bianca” democristiana.

Il ragionamento che si fa è che gli italiani sono stati centristi con la DC per quasi cinquanta anni e che quindi -opportunamente stimolati- esiste una vasta prateria elettorale, una sorta di eldorado mitico a cui gli ex si appellano. A ricostruire la Dc c’hanno provato in molti.

Quello che in un certo senso c’è andato più vicino è stato l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli con la Margherita prima e il Nuovo Polo poi. Il partito ebbe la sua origine ufficialmente nel 2002 dopo essersi presentato come semplice lista elettorale l’anno prima.

Vide l’unione del Partito Popolare Italiano, erede della DC, di Rinnovamento Italiano e de i Democratici, mentre l’Udeur di Clemente Mastella si mantenne più al centro in una posizione di autonomia.

La Margherita invece fu da subito caratterizzata da una posizione di centro – sinistra, più in linea con la sinistra democristiana rappresentata dal PPI.

Rutelli aderisce all’Ulivo in vista delle Europee del 2004 e nel 2007 confluisce nel Partito Democratico. Successivamente Rutelli lascia il Pd -di cui era cofondatore- e lancia nel 2009 Alleanza per l’Italia (Api). Nel 2010 Api confluisce nel Nuovo Polo per l’Italia, con Futuro e Libertà di Gianfranco Fini e l’Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini. Come si vede, rispetto alla Margherita, si tratta di un centro “vero” contenente anche una destra (Fini) e un centro – centro (Casini), cioè non schierato a priori a sinistra.

Chi scrive aderisce ad Api nel 2011 come responsabile nazionale dell’Ambiente e nel 2012 entra come Deputato a farne parte e quindi è stato testimone diretto di questi avvenimenti. Matteo Renzi aderisce a la Margherita nel 2002 e viene eletto presidente della Provincia di Firenze nel 2004, mentre nel 2009 diventa sindaco di Firenze. Dunque Renzi ha avuto un ruolo già in passato nella costruzione di un Terzo Polo prima di diventare segretario del Pd con il movimento dei “rottamatori” nel 2013.

Possiamo anche dire che Matteo Renzi è stato l’erede di Francesco Rutelli ed –anzi- ad un certo momento lo ha anche superato, divenendo Premier. Il resto è noto. Renzi, seguendo le orme di Rutelli, esce dal Pd e fonda Italia Viva che poi con Azione di Carlo Calenda formerà il Terzo Polo, esperienza di recente conclusa.

Qualche giorno fa Renzi ha detto esplicitamente quello che tutti pensavano: che vuole rifare il Centro o meglio proprio la Margherita. Questo ha destato l’interesse anche dei vari cespugli centristi e anche di Noi Moderati, guidati da Maurizio Lupi e formati a loro volta da Noi Moderati/Lupi, Toti, Brugnaro e UdC. Si noti che Noi Moderati attualmente sostiene la coalizione di centro – destra.

Nel frattempo i richiami atavici hanno risvegliato anche il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che però mette già paletti e ricorda al toscano che già per due volte c’ha provato a rifare il Centro con Calenda ed è andata male e che lui non si farà buggerare un’altra volta. Diciamo che un “centro” in Italia già esiste e sta con il centro – destra, quello di Lupi.

Ma il Centro di Renzi si rivolgerebbe ai delusi del Pd e di Forza Italia, l’ex premier l’ha detto chiaramente. Quindi lo spazio di agibilità, come dire, c’è e Renzi è indubbiamente un politico assai abile che potrebbe essere in grado, come fece Rutelli, di aggregare i vari “centri asimmetrici” in un soggetto unico e coeso, di ispirazione cattolica.

A quel punto Calenda sarebbe fuori e Mastella potrebbe entrare e magari anche tornare Francesco Rutelli? Le Europee si avvicinano e l’idea che è girata di una legge per abbassare il quorum del proporzionale puro dal 4% al 3%, non smentita dalla Meloni (con cui Renzi potrebbe in futuro collaborare), ha provocato reazioni sospette e sopra le righe proprio in Forza Italia, si veda ad esempio Maurizio Gasparri.

Questo potrebbe accelerare la discesa in campo di Piersilvio Berlusconi, ma sarebbe in questo periodo una sorta di effetto collaterale alle manovre renziane.

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