Meloni alla Cgil, lezione di etica politica
Non un fischio. Un applauso quando ha ricordato l’assalto di esponenti di estrema destra alla sede della Cgil e applausi al termine del discorso. Giorgia Meloni ha vinto la sua sfida. Non ha conquistato la platea del congresso della Cgil, ma il suo intervento è stato ascoltato con attenzione senza alcuna contestazione. Una lezione di etica politica apprezzata per il rigore nelle prese di posizioni e per lo stile molto istituzionale del suo discorso. E questo è già un successo.
Due i punti chiave dell’intervento della presidente del Consiglio: merito e stop ai pregiudizi. Merito anche nel mondo del lavoro e, con il presupposto che tutti debbano avere le stesse condizioni di partenza, anche i lavoratori dipendenti, come gli autonomi, vanno premiati se lavorano di più con la tassa piatta incrementale prevista nella legge delega. L’altro punto è quello di non avere pregiudizi. Meloni ha spiegato a Maurizio Landini e al popolo della Cgil di rappresentare tutti gli italiani, quindi anche loro, e di essere sempre aperta al confronto.
“A volte saremo d’accordo, a volte no”, ha detto dal palco, ma sempre senza pregiudizi. Politicamente l’intervento di Meloni al congresso della Cgil è un duro colpo per Elly Schlein. La neo-segretaria del Pd puntava proprio sull’asse con il principale sindacato per contrastare l’esecutivo partendo dalla battaglia sul salario legale. Ma la premier è stata abilissima a spiegare come la contrattazione collettiva che prevede il ruolo chiave del sindacato sia più efficace della proposta di Schlein per (finalmente) arrivare a un aumento dei salari, fermi in Italia dal 1990 quando in Germania e in Francia sono saliti del 30% circa.
Insomma, nessuna standing ovation, nessun trionfo. Ma nella fossa dei leoni del sindacato ex comunista Meloni è stata brava, abile, concreta, pragmatica. Ha saputo usare le parole giuste. E infatti non è arrivato nemmeno un fischio. Schlein, ma anche Giuseppe Conte, oggi masticano amaro…

