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Politica
Migranti, dietro l'accordo Ue la trattativa tra Meloni e Rutte
Mark Rutte, primo ministro olandese 

L'accordo europeo sui migranti nasce dal negoziato Meloni-Rutte

Le conclusioni dei vertici europei sono spesso un piccolo capolavoro dell'arte della diplomazia del compromesso. Ore, se non giorni, di negoziati su quello che a Bruxelles chiamano il 'wording', la formulazione del testo. Ambasciatori, sherpa, funzionari e persino capi di Stato e di Governo si 'azzuffano' per ottenere un 'accoglie con favore' invece di un 'prende atto'; un 'will' invece di 'shall'.    

Le dichiarazioni finali dell'ultimo Consiglio europeo ne sono un esempio. Gli Stati si sono presentati divisi in gruppi, persino a geometria variabile, su buona parte dei punti all'ordine del giorno. Escluso il sostegno all'Ucraina, su cui vige un consenso generale (con l'ormai consolidato scetticismo del premier ungherese Viktor Orban), su economia e migranti le posizioni iniziali erano molto distanti.    

Ad esempio Francia e Germania hanno fin dal principio spinto per un ampio allentamento delle regole sugli aiuti di Stato. E quindi nella prima versione della bozza di conclusioni si parlava solo di sostegno mirato. Di fronte a una crescente opposizione, che ha visto uniti anche Paese tradizionalmente sui lati opposti, quali Olanda e Italia, si è arrivati a una seconda bozza con la dicitura sostegno mirato e temporaneo. La bozza approvata al termine di dodici ore di vertice parla di "sostegno mirato, temporaneo e proporzionato". Così sono contenti tutti. 

Dietro la sintesi trovata sui migranti c'è una trattativa portata avanti da Giorgia Meloni con Mark Rutte, il premier dei Paesi Bassi. La Stampa ricostruisce così il dialogo decisivo: "Io ho bisogno del tuo sostegno per far inserire nelle conclusioni un riferimento alla necessità di regolamentare l’attività di ricerca e salvataggio delle Ong". "Ok, io però voglio che l’Italia dia il via libera a un passaggio che chiede di rispettare le regole di Dublino sulla registrazione dei migranti e sul loro ritorno nei Paesi di primo ingresso". Da qui la sintesi che ha consentito l'accordo.

"L'unico modo di fermare o di gestire meglio i movimenti secondari" dei migranti "è passare dai primari" ovvero dagli arrivi verso un primo Paese Ue "e questa è l'unica cosa che mette d'accordo tutti", ha riconosciuto Meloni. "Su questo ho avuto un'interlocuzione molto proficua con Mark Rutte, primo ministro olandese, che storicamente è su posizioni che non sono vicine all'Italia. Ma è una persona intelligente e pragmatica, ci si siede e si trovano delle sintesi. L'abbiamo fatto, però si deve fare su proposte ragionevoli".

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