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Palazzi & potere
Conte chiede a tutti che cosa deve fare solo perché vuol perdere tempo

Conte non possiede i freni. E coloro che almeno nell'emergenza dovrebbero usarli per conto suo, non li azionano, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi. Per cui il premier, che inizialmente ha tratto un grande vantaggio da questa circostanza, sta ridimensionandosi da solo. Conte è l'espressione di un sistema politico sbriciolato che non risponde nemmeno ai canoni fondamentali del funzionamento democratico istituzionale. In altri tempi, quando al comando c'erano altre persone, i deragliamenti non venivano consentiti. Gli sbreghi alla Costituzione non solo venivano puniti ma quasi sempre venivano impediti. Il bilanciamento dei poteri anche se non sempre perfetto, veniva assicurato.

Con Conte è saltato tutto. Ad esempio, a un presidente del consiglio non eletto da nessuno è stato consentito, con la scusa del Covid 19, di chiudere, di fatto, il parlamento. Conte inoltre ha assunto severissimi provvedimenti limitativi di libertà fondamentali dei cittadini italiani, senza nemmeno ricorrere alle leggi con la scusa che bisognava intervenire immediatamente nei confronti della pandemia. Sennonché la Costituzione in caso di urgenza prevede da sempre la possibilità di emanare dei decreti legge che sono immediatamente esecutivi ma che agli occhi di Conte hanno il difetto di dover essere convertiti in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena appunto la loro decadenza.

E quindi, per evitare che su di essi si sviluppi il dibattito parlamentare (che in democrazia non solo è giusto ma anche ineludibile), Conte ha rispolverato i cosiddetti decreti del presidente del consiglio dei ministri (dpcm) che non possono sostituirsi alla legge della quale, al massimo, potrebbero essere solo un'esplicitazione. Quindi Conte non solo ha annientato il Parlamento imbavagliandolo, ma ha anche neutralizzato il consiglio dei ministri facendo tutto da solo senza nemmeno tener conto di come si chiama chi, in politica, fa tutto da solo. Ben sicuro che nessuno glielo avrebbe rinfacciato.

Ma la colpa di questa sua esondazione democratica e funzionale non è soltanto del solo Conte ma è soprattutto del partito che lo tiene in piedi come premier e cioè del Pd che, pur essendo l'erede naturale (anche se piuttosto ammaccato) della robusta e giustamente orgogliosa formazione politica che si definiva come «il partito che viene da lontano», si comporta come un alleato lasso disposto a subire ogni tipo di umiliazione.

Come può, un alleato politico determinante, accettare che la convocazione dei cosiddetti Stati generali sia avvenuta senza che il vertice del Pd ne sia stato avvisato preventivamente e senza che il governo ne sia stato informato in dettaglio?

Può darsi che Conte sia un premier che non obbedisce alla fisiologia politica, e quindi tenti di fare che cosa gli piace fare. Ma in questo caso, dovrebbe essere il partito determinatamente a lui alleato, il Pd, appunto, a far sentire la sua voce, richiamarlo all'ordine, porgli degli ultimatum, rimettendolo in riga. Ma se Conte dilaga politicamente e travalica ogni ostacolo legislativo e di galateo istituzionale è perché ha di fronte a sé un segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che già di per sé non è una forza di guerra: E anche perché il misero obiettivo del Pd di oggi non è quello di tirare fuori dal pantano un paese che sta andando alla deriva, ma è quello di durare fino alla fine della legislatura. E questo per poter arrivare alla elezione del futuro presidente della repubblica che peraltro sarà ancora Mattarella.

Ma se per Zingaretti e i cinque stelle il compito del governo non è quello di governare ma solo quello di durare, allora nessuno è più bravo a fare il premier di Giuseppe Conte che è un divagatore nato, pronto a tergiversare, rinviare, accantonare, differire. Conte, infatti, non solo ha lasciato passare gli ultimi tre mesi senza prendere neanche una decisione per cercare di avviare l'Italia alla ripresa ma, a giudicare da come si muove, non ha un'idea che sia una per dare una scossa al paese. E, se ce l'ha, non l'ha fatta sapere a nessuno.

Per cui prima si è affidato alla Commissione di esperti presieduta da Vittorio Colao ma, appena questa gli ha consegnato il suo rapporto, esso è stato subito accantonato senza nemmeno averlo letto. Subito dopo sono stati indetti, sempre dal solo Conte, gli Stati generali, non per chiedere ad essi suggerimenti, ma per poter rinviare ancora tutto un'altra volta, e per poter tenere accesa, sul premier stesso, l'attenzione mediatica e televisiva che, a partire dalle tre reti Rai, hanno sparso tonnellate di cipria su un evento privo di qualsiasi effetto pratico. Un evento che agli occhi di un'opinione pubblica disorientata, impaurita e frastornata è stato indebitamente percepito come un summit decisivo per la ripresa economica del paese.

Per capire come sono state percepite le cose ho fatto un giro di telefonate ed ho chiesto se si sapesse che agli Stati generali avessero partecipato le massime autorità del Vecchio continente. Tutti mi hanno risposto che c'erano tutti, dalla presidente della Commissione Ue, Von der Leyen, alla presidente della Bce Lagarde. Invece non si è mosso nessuno. Non si sono scomodati nemmeno il presidente del Parlamento europeo Sassoli e il commissario economico, Gentiloni, che pure sono italiani. Tutti hanno fatto una semplice comparsata per teleconferenza. A dimostrazione di due cose. Primo: di quanto poco, i big europei, abbiano dato importanza a questo caravanserraglio propagandistico di Conte. Secondo: che la tv italiana, anche senza contare balle, può diffonderle. La tecnica utilizzata si chiama convincimento subliminale. Di essa, i nostri mezzobusti sono maestri essendo stati selezionati, assunti e addestrati per svolgere questa attività.

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