Il Pd targato Enrico Letta è tutt’altro che ‘de-renzizzato’. Le correnti, insomma, vivono e lottano ancora in casa dem. Casomai sono in procinto di nascerne di nuove, se si pensa all’attivismo di Goffredo Bettini. Insomma, se il segretario pensava di liberarsi delle diverse anime democratiche con un colpo di spugna, ha fatto male i suoi calcoli. “In realtà, Letta è persona intelligente. Difficile, quindi, che avesse questo obiettivo. Il problema – racconta un insider – è che pur volendo solo mandare un messaggio chiaro di cambiamento, non si è mosso benissimo. E, quindi, è normale che le varie correnti non l’abbiano presa bene”. Con quale risultato? “Quello di aizzarle. Ragion per cui non lasceranno certo cadere il guanto di sfida”.
Letta, agitando il vessillo delle quote rosa, avrà pur incassato il risultato delle due donne capigruppo alla Camera e al Senato, ma il metodo seguito, raccontano al nostro giornale, non gli consentirà una navigazione tranquilla. Quanto accaduto al Senato con l’elezione di Simona Malpezzi è una spia importante. Tanto per cominciare, è stato proprio il capogruppo uscente Andrea Marcucci, esponente di spicco di Base riformista, ad indicare il nome del suo successore. Non solo, ma lo stesso Marcucci ha di recente riunito un gruppo di parlamentari della sua corrente per dare ancora maggior peso al pensiero liberal riformista nel partito. “In pratica, Marcucci, dopo il controcanto al segretario a colpi di battute, fa sapere a Letta che non lo ha affatto azzerato. E che al Senato non si può prescindere da lui – è l’analisi che fa con Affari una qualificata fonte dem –. Tra l’altro, in qualche modo, Marcucci ha mandato anche un messaggio a Luca Lotti e Lorenzo Guerini per aver mollato troppo presto gli ormeggi, piegandosi alla sua sostituzione alla guida dei senatori Pd”.
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D’altronde, le correnti si mettono in moto “proprio quando si tratta di far rivivere giustamente un pensiero politico”, continua la fonte. E Marcucci, da questo punto di vista, “è sempre stato una persona libera anche dal punto di vista politico”. Ma in tale quadro si può tranquillamente collocare pure il lavorio di Bettini. “Rispetto all’operazione neoulivista di Letta, che intorno all’idea prodiana, veltroniana e andreattiana può trovare d’accordo Franceschini, Guerini e Delrio, Bettini negli ultimi anni ne ha sposata una del tutto opposta. L’idea di tirare su un partito di sinistra, lasciando la parte più moderata ai Calenda, Renzi e Conte (complice pure l’orientamento verso una legge proporzionale), è vero che adesso è più sfumata, dopo che l’ex premier ha deciso di mettersi alla guida del M5s, ma lo accredita comunque come un ‘antagonista’ sul piano delle battaglie politiche”. D’altra parte, Nicola Zingaretti non aveva una sua corrente, “ci sta – dicono al nostro giornale – perciò che Goffredo, che ne è stato l’ispiratore, voglia costituirne una. Anche per evitare di disperdere tutto quel patrimonio di idee di uomini e donne che altrimenti verrebbero tagliati fuori da ogni decisione”. In effetti, a ben guardare, a parte Orlando, a parte gli orfiniani e a parte la sinistra interna rappresentata da Gianni Cuperlo, nella geografia attuale del Nazareno, l’attuale segretario è espressione del pensiero cattolico democratico. Come del resto lo sono Guerini, Lotti e Dario Franceschini.
Tuttavia, le correnti, spiega ancora la fonte Pd, “si mettono in moto anche quando si tratta di far pesare i voti. L’ultima occasione parlamentare è stata, appunto, quella dei capigruppo. Ma ce ne saranno delle altre. Sia a stretto giro, a cominciare dalle amministrative, e sia in prospettiva, con l’elezione del presidente della Repubblica”. Il primo banco di prova sarà proprio il Campidoglio. E qui, sia se si optasse per l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e sia se si optasse per Zingaretti (che al momento continua a dirsi indisponibile), sarebbe Bettini, da sempre demiurgo delle vicende romane, ad accreditarsi quale regista dell’operazione. Ancora è presto per capire la direzione che imboccherà il Pd a Roma, non si sa neppure se saranno celebrate o meno le primarie. Tant’è che non è da escludere al momento neppure che possa farsi avanti Marianna Madia, uscita sconfitta dalla competizione con Debora Serracchiani per la guida dei deputati dem.
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A prescindere da Madia che non aderisce a Base riformista, comunque, una donna in corsa sarebbe certo gradita, per esempio, a Marcucci. L’ex capogruppo Pd al Senato, nelle scorse settimane, in un’intervista al Tirreno, aveva detto chiaramente: “Tra poco si vota in città importanti come Roma, Milano, Bologna. Voglio vedere se riusciamo a esprimere candidature femminili”. Una cosa è certa: Letta su Roma si gioca una partita importante, “ragion per cui – spiegano al nostro giornale – ha bisogno di una candidatura forte che riesca ad arrivare al secondo turno con il centrodestra”. In quest’ottica, quindi, andrebbero bene candidati come Gualtieri e Zingaretti, ma non Carlo Calenda “che sconta un handicap pesante al secondo turno, non potendo contare poi sull’appoggio del Movimento che ha sempre attaccato”.
Comunque, la Capitale non è l’unica occasione per pesare che attende le correnti. “Se si dovesse alla fine convergere sulla canddiatura di Roberto Fico a Napoli, per esempio, si aprirebbe una grossa partita per l’elezione del presidente della Camera – ragiona sempre la fonte dem -. E poi c’è il Quirinale”.
Ecco, appunto: l’elezione del presidente della Repubblica. “Istintivamente direi che la figura a cui pensa Letta potrebbe essere Prodi”. Ma c’è anche chi tra i dem fa il nome di Rosy Bindi: “Se il segretario vorrà essere conseguente rispetto a quanto detto fino ad ora sul ruolo delle donne, allora effettivamente Bindi potrebbe essere la persona adatta”. Al Nazareno, però, torna pure a riecheggiare il nome di Franceschini: “Il ministro della Cultura ha più dimestichezza con i Cinque stelle e gode dell’apprezzamento del Movimento. Fattore non secondario per l’elezione del capo dello Stato, dal momento che ad eleggerlo sarà questo Parlamento, con il M5s partito di maggioranza relativa”.
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“Attenzione, però: Bettini e lo stesso Orlando potrebbero tirar fuori la prassi dell’alternanza tra presidenti di stampo cattolico e presidenti di stampo laico – fanno notare in molti -. Dopo Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, quindi, toccherebbe di nuovo a un capo dello Stato laico. Walter Veltroni, in questo caso, risponderebbe ai requisiti”.
Comunque sia, appena si aprirà il dossier del Colle più alto, le correnti saranno pronte a farsi sentire. Nel frattempo, il Pd dovrà chiuderne un paio a stretto giro. Intanto, mentre Letta continua a incontrare le forze politiche – oggi ha dato udienza a Matteo Renzi – c’è la casella del vicepresidente del partito da riempire. “Si fa il nome di Madia – confermano ad Affari –, ma è da vedere se alla fine sarà disposta ad accettare. Più probabile che, in caso di primarie, corra per Roma”. Chi presiederà invece la commissione Lavoro della Camera, lasciata scoperta da Serracchiani? Qui i nomi che si fanno sono due. Quello di Antonio Viscomi, che Affaritaliani aveva già anticipato, “ma in campo ci sarebbe pure Romina Mura. In entrambi i casi, comunque, si tratterebbe di due deputati già membri della Commissione XI”.

