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Politica
Populisti, governisti e viottolisti: si scalda la sfida elettorale

Populisti, governisti e viottolisti in campo

Da una parte i populisti, dall’altra i governisti, in via residuale i viottolisti (costruttivi e non). Nella prima categoria potremmo inserire Lega e Movimento 5 Stelle, già fautori del famoso Contratto di governo. Nella seconda categoria rientrerebbero Partito Democratico, Italia Viva, Forza Italia (salvo spaccature o altre nomenclature dell’ultima ora). Nella categoria viottolisti, invece, Azione e Insieme, ma con una grande diversità: Calenda dal viottolo potrebbe creare una strada a doppia corsia; Di Maio, dal canto suo, sarebbe in un vicolo cieco (ma con un’unica via d’uscita frontale). Fuori da queste categorie, c’è Fratelli d’Italia su cui va fatto un discorso particolare. Non prima però di aver premesso alcuni passaggi ulteriori. 

Draghi era lì lì per diventare Presidente della Repubblica. Alla fine si è scelto Mattarella per manifesta incapacità di questo Parlamento a trovare un successore. Draghi, comunque, avrebbe sciolto le Camere non prima di aver invitato il Parlamento a sostenere un Governo di transizione, traghettamento, tecnico, ecc. e giungere all’effettivo ingresso in scena del c.d. taglio parlamentari. Insomma, si è arrivati alla stessa conclusione (a sei mesi di distanza) ma con attori diversi e cioè con l’ex numero uno della BCE a Palazzo Chigi. Ora si può passare al ragionamento cruciale. 

Le mosse di Renzi e Calenda (e quelle di Berlusconi)

Facciamo una ipotesi: se Renzi e Calenda, alla fine, fanno l’alleanza con il PD, quale sarebbe la differenza per gli elettori di centrosinistra in termini di compagine? Nessuna, scatterebbe il voto utile sul PD stesso (salvo gli affezionati sia chiaro). Se, invece, il PD cercasse di recuperare Di Maio aggregandolo al carrozzone “neo arcobaleno” prossimo al battesimo con Speranza, Bersani & co., allora, Renzi e Calenda sarebbero costretti a lavorare congiuntamente per un fronte nuovo che punti ad inglobare centristi, liberali, fuoriusciti di Forza Italia e qualcun altro delle varie anime cattoliche.

Ma è da qui che parte il doppio ruolo che ha e avrà Silvio Berlusconi: se va con Salvini per strutturare un listone nazionale nuovo, che unisca Forza Italia e Lega, potrà essere il calmiere per far abbassare i toni alla parte populista puntando dal basso (o dall’alto a seconda dei punti di vista) per creare l’ascesa nazionale dei Governatori filo zaiani. Così pian piano portando Salvini alla minoranza interna. Possiamo intuire cosa significhi tutto ciò: apertura e consacrazione della Meloni quale leader temporale del centrodestra sdoganandola verso i liberali, gli atlantisti e i centristi con un unico handicap, per quest’ultima, da tenere presente: deve superare il 30/35 percento. 

Questo significa, ancor di più, che occorrerà una legislatura di metamorfosi del centrodestra a cui lavorerà, con tutta probabilità, proprio Berlusconi il quale dovrà convincere il duo Calenda - Renzi che Giorgia Meloni non è poi così indigeribile: a conti fatti sostiene Usa, ora amministrazione Biden, e quindi il Paese che ha liberato l’Italia proprio dai fascisti e dai nazisti. Detto ciò, i viottolisti Di Maiani hanno un’unica via d’uscita (o meglio di entrata in Parlamento sebbene minima): chiedere alla Lega una federation sottobanco implicandone, così facendo, la superiorità politica di Salvini oppure bussare al Partito Democratico per intestarsi il Draghi Vademecum con una cambiale politica evidente: rinnegare tutto il percorso fatto sinora. Della serie: scurdammoce 'o passato. Cose quest’ultime che dovrebbero portare, inevitabilmente, Draghi al Colle a stretto giro. 

Mattarella non cede

Mattarella non cederà facilmente. Ricordiamo chi lo ha voluto e come. In tutto questo quadro di cose rimane un unico regista che, nel bene o nel male, sta lì ad aspettare che passino a bussare i camaleonti seriali per capire fino a che punto vi siano chance per contare qualcosa. Nel frattempo questo regista inizia a scaldare i motori con alberi da piantare e pensioni minime da elevare. Comunque vada starà al Governo. Ricordate Draghi chi l’ha voluto alla Banca d’Italia, alla BCE ed al Governo? Lo stesso che lo vorrà al Quirinale. Partito Democratico e Fratelli d’Italia lo sanno bene. La fine politica, infatti, è cosa diversa dalla politica della fine altrui. Giustizialismo a parte, il grillismo va verso l’autodistruzione.  E se alla fine l’Italia tornasse ingovernabile per eccessiva polarizzazione del voto? La partita si gioca ancora su due fronti: Patto del Nazareno contro Contratto di Governo. Ancora una volta.

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