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Politica
Regionali in Lazio e Lombardia: il M5S perde sempre, in coalizione o da solo
Giuseppe Conte

Elezioni regionali 2023, Giuseppe Conte perde dappertutto: fine dei giochi per i Cinque Stelle

Game over. Come in un flipper degli anni ’50 le proiezioni disegnano una netta vittoria del centro – destra con una clamorosa débâcle dei Cinque Stelle. Nel Lazio il partito di Conte è terzo, poco sopra il 10%, (Rocca 52,2%, D’Amato 34%) totalmente ininfluente, come del resto in Lombardia dove con il Pd Majorino è secondo con il 33,3% ben lontano dal vittorioso Fontana che si attesta al 54,4%. Inoltre, i Cinque Stelle crollano dal 7,5% ad un misero 5%. Dunque questa volta Conte non ha ripetuto il semi-miracolo del 25 settembre scorso in cui salvò i Cinque Stelle in caduta libera.

Ma se il Movimento perde sia in Lombardia, dove era alleato con il Partito democratico, che nel Lazio dove era da solo, significa semplicemente che non c’è offerta politica vera che sia disgiunta dal “voto di scambio” sul reddito di cittadinanza che nel sud ha disegnato una vera e propria “geografia del bisogno”. Infatti, il reddito era stato l’unico espediente rimasto ad un partito totalmente fallimentare che nel 2018 alle politiche era risultato il più votato con oltre il 32% dei voti.

Il bluff ora è finito. È finito perché gli italiani si sono accorti che i Cinque Stelle offrivano una “classe politica” –è anche un eufemismo chiamarla così-totalmente impreparata che ha prodotto disastri ovunque sia stata messa alla dura prova di governo. E proprio l’esempio del Lazio deve far riflettere. Donatella Bianchi, la candidata del Movimento, è apparsa una gioconda selenita piovuta sulla valle del Tevere. Lei stessa ha detto che la sua era una “candidatura di servizio”, demotivando i possibili elettori che hanno capito che le era stata promessa una candidatura come capolista alle prossime Europee, in cambio del sacrificio.

Le poche uscite che ha fatto sono state contradditorie. Contraria, ideologicamente, al termovalorizzatore -che tra l’altro ha buttato giù il governo Draghi-, se ne è uscita incredibilmente dicendo che lei alle scorse comunali aveva votato per Roberto Gualtieri sindaco perché il suo programma era il più condivisibile. Ma nel programma di Gualtieri c’è sempre stato al centro il termovalorizzatore, e poi, in quella competizione c’era pure la sindaca uscente Virginia Raggi che la Bianchi non si è filata di pezza, come si suol dire. Poi ha fatto marcia indietro ma la frittata era già fatta. Ne ho parlato qui.

Ecco, l’esempio del Lazio è il più esemplificativo per capire il dramma dei Cinque Stelle che erano pure sostenuti da Pecoraro Scanio e company. Alla debolezza della Bianchi si è poi sommato il temibile “effetto Raggi” e cioè sulla povera presidente del WWF Italia si è abbattuto tutto il malumore dei cittadini romani, ma anche laziali, per la devastante politica amministrativa condotta nella Capitale che ha avuto riflessi anche in tutto il Lazio. Non per niente i cittadini romani punirono duramente la Raggi che non solo mancò il ballottaggio ma che si classificò addirittura all’ultimo posto. Ne ho parlato qui.

Dunque, come dicevamo, il bluff di Conte è stato completamente scoperto: il partito era sopravvissuto unicamente grazie al reddito di cittadinanza, offerta politica zero. Queste due importanti elezioni regionali, in Lazio e in Lombardia, non potranno quindi non avere un forte impatto sulla politica nazionale non solo della maggioranza, come dice giustamente la Meloni, ma anche soprattutto dell’opposizione e specificatamente dei Cinque Stelle. Questo risultato mette fine ai patetici tentativi di Opa interna di Conte sul Pd, decretando, di fatto, l’assoluta irrilevanza di quella che è stata, come tutti i partiti populisti, una effimera meteora che ha solcato per un paio d’anni il cielo della politica italiana.

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