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Riforme, dritti sul presidenzialismo. Meloni si gioca tutto al referendum

Riforme, che cosa accade dopo i no di Schlein e Conte alle proposte della maggioranza

Riforme, dritti sul presidenzialismo. Meloni si gioca tutto al referendum
Giorgia Meloni
Muro contro muro. Il tavolo delle riforme, di fatto, è già naufragato, come aveva scritto Affaritaliani.it qualche giorno fa. Il no secco e pregiudiziale di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle anche all’elezione diretta del presidente del Consiglio, il cosiddetto premierato, spinge…

Azione e Italia Viva non bastano per far passare il premierato con i due terzi dei voti in Parlamento

Muro contro muro. Il tavolo delle riforme, di fatto, è già naufragato, come aveva scritto Affaritaliani.it qualche giorno fa. Il no secco e pregiudiziale di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle anche all’elezione diretta del presidente del Consiglio, il cosiddetto premierato, spinge Giorgia Meloni a tornare all’ipotesi A, ovvero il presidenzialismo. D’altronde poco più di un anno fa l’attuale capo del governo, mentre erano in corso le trattative per il Quirinale che hanno riportato Mattarella al Colle, presentava la proposta ufficiale di Fratelli d’Italia per l’elezione diretta del presidente della Repubblica. E lì oggi si torna.

L’ipotesi B, il premierato, era un modo per cercare una sponda con le opposizioni, ma le aperture sono arrivate soltanto dall’ex Terzo Polo. E i numeri non sono sufficienti per arrivare ai due terzi in Parlamento con Centrodestra, Azione e Italia Viva (sicuramente non alla Camera). E, quindi, a questo punto tanto vale giocare la partita in modo forte e chiaro tornando al presidenzialismo, bandiera anche di Forza Italia e di Silvio Berlusconi. Non solo, le cronache romane raccontano che anche Matteo Salvini è contrario al premierato.

*BRPAGE*

Quindi inutile cercare una mediazione impossibile con Elly Schlein e Giuseppe Conte, avanti con l’ipotesi A: un sistema simile a quello francese che prevede poteri esecutivi per il capo dello Stato e anche il superamento del bicameralismo perfetto. Facendo qualche calcolo temporale, subito dopo l’estate potrebbero iniziare le votazioni in Parlamento e, considerando che servono tra mesi tra un voto e l’altro, si potrebbe arrivare già alla fine del prossimo anno al referendum confermativo, che poi è anche quello che vuole Schlein perché punta (e spera) di far sconfiggere il governo e far cadere Meloni come accadde a Matteo Renzi nel dicembre del 2016.

Ma Meloni ha una forte maggioranza e nei sondaggi resta ampiamente il primo partito con il Centrodestra che sfiora il 50% e quindi si sente pronta ad affrontare la sfida nelle urne. In pratica si potrebbe arrivare nell’autunno del 2024 al referendum popolare confermativo (senza quorum del 50%) che di fatto potrebbe diventare un referendum su Meloni e il suo governo prima ancora che sulla riforma presidenzialista della Costituzione.