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Salvini-Meloni, Guerra Fredda. Che cosa accade davvero a destra

Salvini-Meloni: Copasir, Comunali, governo, Ue e… I temi che dividono la destra

Salvini-Meloni, Guerra Fredda. Che cosa accade davvero a destra
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Matteo Salvini e Giorgia Meloni come Joe Biden e Vladimir Putin. Tra il leader della Lega e la presidente di Fratelli d’Italia è piena Guerra Fredda. Tanto che la numero uno della destra storica italiana per parlare con il segretario del Carroccio ormai deve utilizzare i giornali e le…

Matteo Salvini e Giorgia Meloni come Joe Biden e Vladimir Putin. Tra il leader della Lega e la presidente di Fratelli d’Italia è piena Guerra Fredda. Tanto che la numero uno della destra storica italiana per parlare con il segretario del Carroccio ormai deve utilizzare i giornali e le agenzie di stampa. Sono settimane che i due non si sentono al telefono, e il gelo è pari a quello tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e il presidente della Federazione Russa.

*BRPAGE*Sono tanti i temi che dividono gli ex sovranisti e il primo è sicuramente la presidenza del Copasir, il comitato di controllo sull’attività dei servizi segreti attualmente guidato dal deputato leghista e salviniano Raffaele Volpi. La legge prescrive in maniera inequivocabile che la guida del Copasir spetti all’opposizione (Volpi fu eletto durante il governo giallo-rosso di Giuseppe Conte), peccato che l’esponente del Carroccio non abbia alcuna intenzione di lasciare la poltrona all’attuale vice Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia.

Per la Meloni, che ha lanciato un appello anche ai presidenti delle Camere e al Capo dello Stato, è una questione di principio e di rispetto della legge, prima ancora di una bandierina da rivendicare. Tant’è che FdI non ha chiesto, come invece potrebbe fare, anche se in questi casi la legge è meno chiara, la presidenza della Giunta per le Autorizzazioni del Senato e quella della Vigilanza Rai, attualmente in mano a due esponenti di Forza Italia, Maurizio Gasparri e Alberto Barachini. La guerra è già aperta con la Lega, meglio evitare (per ora) anche il fronte con gli azzurri e Silvio Berlusconi.

*BRPAGE*Altro tema che lacera la destra ex sovranista sono le candidature per le elezioni comunali del prossimo autunno. La Meloni continua a chiedere (invano) un tavolo del Centrodestra mentre Salvini, come spiega un deputato di FdI, “sa solo rispondere che vuole Bertolaso a Roma, quando sa perfettamente che ha già detto 40 volte di no e che noi non lo vogliamo”. Esattamente come fu per le Regionali del 2020, con le sconfitte in Puglia e in Toscana, i ritardi nella scelta dei candidati rischiano di favorire Pd e Movimento 5 Stelle.

C’è poi il governo Draghi. Quello che secondo la Meloni (difficile darle torto) è esattamente come l’esecutivo Conte. Con tanto di assurde e incomprensibili chiusure che penalizzano inutilmente negozi, attività produttive e commerciali e con indennizzi/ristori che, proprio come durante l’esecutivo giallo-rosso, tardano ad arrivare e sono comunque insufficienti. E’ ovvio che Salvini difenda l’azione di Draghi e tenda a vedere il bicchiere mezzo pieno, rivendicando ad esempio il nuovo Cts e il licenziamento di Domenico Arcuri, mentre la Meloni attacchi sempre più pesantemente la svolta solo semantica e per nulla concreta nella gestione della pandemia, delle restrizioni e della campagna vaccinale.

*BRPAGE*Ci sono poi scaramucce, come la scelta di Francesco Storace, storico volto della destra, di mollare la Meloni per Salvini e la baraonda mediatica messa in piedi da FdI in Regione Lombardia che, ovviamente, ha messo nel mirino il Governatore Attilio Fontana e la gestione leghista della prima Regione italiana.

Ciliegina sulla torta la contrapposizione al Parlamento europeo, dove la Lega sta cercando insieme all’ex PPE Viktor Orban (sfilandolo così alla Meloni), primo ministro ungherese, di dar vita a un nuovo gruppo per infastidire i conservatori e riformisti (ECR) guidati proprio dalla Meloni. Non solo, il Carroccio starebbe anche cercando di convincere i conservatori polacchi di Diritto e Giustizia di abbandonare ECR, quindi Fratelli d’Italia, per entrare in un nuovo raggruppamento politico alternativo ai conservatori e riformisti. Insomma, anche a Strasburgo e a Bruxelles non mancano i dispetti e le scaramucce nella destra ex sovranista. “E’ davvero Guerra Fredda, altro che Biden e Putin. Nemmeno ci parliamo. E meglio così, altrimenti…”, sussurra un deputato leghista parlando dei quasi ex alleati di FdI.