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Politica
Taglio delle pensioni dopo il voto, il governo gioca la carta del rinvio

Di Alberto Maggi

Tagliare le pensioni a 5 milioni di italiani poco prima delle elezioni europee non è certo una mossa vincente. L'ultima Legge di Bilancio ha stabilito una riduzione della rivalutazione degli assegni previdenziali sopra 1.539 euro lordi al mese per finanziarie quota 100. Una decisione che porterà nelle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro. Peccato che l'Inps a gennaio non avesse pronti i calcoli e quindi ha chiesto all'esecutivo di attendere qualche mese continuando nel frattempo ad erogare le pensioni con la vecchia normativa. Ora l'istituto di previdenza ha terminato i calcoli ed è tecnicamente pronto a far scattare la decurtazione, in base alla Legge di Bilancio, che potrebbe quindi partire dal primo di aprile con tanto di conguaglio (ovvero un bel taglio) per recuperare quanto erogato in più a gennaio, febbraio e marzo. Politicamente il problema è che il 26 maggio ci sono le elezioni europee, fondamentali tanto per la Lega (che ha fortemente voluto quota 100) quanto per il M5S. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, la maggioranza di governo starebbe facendo pressioni sull'Inps affinché il nuovo regime, quindi il taglio, non parta fino a giugno. Ovvero a urne chiuse. Il tutto è stato anche oggetto di un’interrogazione urgente in entrambi i rami del Parlamento del Partito Democratico, firmata dai senatori Tommaso Nannicini e Antonio Misiani e dalla deputata Chiara Gribaudo.

 

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE DEI PARLAMENTARI DEL PD

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze

Premesso che:

la legge di bilancio per il 2019 ha disposto, per il triennio 2019-2021, il blocco della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, con riferimento a quelli di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS (art. 1, c. 260, L. n. 145/2018);

pertanto, con decorrenza dal 1° gennaio 2019, tutte le pensioni di importo superiore a 1.539 euro (a valori 2019), che a legislazione previgente avrebbero avuto diritto a un incremento pari all'1,1% (secondo l'indice di rivalutazione previsto dalla circolare INPS n. 122 del 27 dicembre 2018), sono soggette per legge al blocco della perequazione automatica;

ciò nondimeno, le pensioni in pagamento da quella data risultano a tutt'oggi calcolate ad importo pieno, senza cioè l'applicazione della prevista riduzione, rimessa in via ammnistrativa a un successivo "conguaglio";

con comunicato del 30 dicembre 2018, l'INPS ha infatti informato che "alle pensioni in pagamento nel prossimo mese di gennaio non è stato possibile applicare la normativa sul sistema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla Legge di stabilità 2019" avendo l'Istituto già "elaborato entro novembre 2018 gli importi di pensione rivalutati in applicazione della legislazione a quel momento vigente".

lo stesso comunicato ha quindi rinviato a una successiva circolare INPS l'illustrazione delle modalità di attuazione delle nuove norme sulla perequazione delle pensioni e l'indicazione dei tempi per i conguagli;

considerato altresì che:

la suddetta norma che ha disposto il blocco della perequazione automatica delle pensioni concorre alla copertura della manovra di bilancio per il 2019 in misura significativa, determinando un risparmio permanente di spesa pari a 3,6 miliardi di euro nel solo triennio 2019-2020;

si chiede di sapere

se i Ministri di indirizzo non ritengano che i pensionati ai quali è stato richiesto un sacrificio economico rilevante per la copertura della manovra di bilancio per il prossimo triennio abbiano diritto a una piena e tempestiva informazione circa gli effetti del previsto blocco della perequazione automatica sui loro importi pensionistici, attuali e futuri;

in particolare, se non ritengano il differimento sine diedel "conguaglio" a loro carico lesivo del diritto alla certezza della prestazione previdenziale e sostanzialmente illegittimo, in quanto risulterebbe lasciata alla discrezionalità amministrativa la scelta dei tempi e delle forme per l'esazione di una prestazione patrimoniale che colpisce una vastissima platea di cittadini (circa 5 milioni di persone);

tutto ciò considerato, se non valutino indispensabile provvedere nei tempi più rapidi all'applicazione del blocco della perequazione previsto dal governo nell'ambito dell'ultima legge di bilancio, in modo da: a)assicurare l'effettività di una norma che concorre significativamente alla copertura della manovra finanziaria; b)limitare al massimo l'importo dei conguagli che saranno posti a carico dei pensionati; c)non da ultimo, fugare ogni dubbio che la vera intenzione del governo non sia quella di forzare l’Inps a realizzare il conguaglio dopo le elezioni europee di maggio per far sì che i pensionati a cui si è tornati a mettere le mani in tasca con l’ultima Legge di bilancio se ne accorgano solo a urne elettorali chiuse.

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