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Politica
Vendita di armi esenti da Iva, M5s: "Interrogazione a Mef e Difesa"
Mario Turco insieme a Giuseppe Conte

Armi esenti da Iva, Mario Turco (M5s): “Interrogazione a Mef e Difesa per sapere quali saranno le attività che saranno oggetto dell'agevolazione e per conoscere l’impatto della misura sulla finanza pubblica”

Dopo la battaglia per dilazionare nei prossimi anni l’aumento delle spese militari fino al 2 per cento del Pil, ieri Il Movimento cinque stelle si è astenuto in commissione Finanze del Senato anche sul decreto legislativo che recepisce una direttiva europea per lo stop a Iva e accise sulla vendita di armamenti.

Un’astensione, però, e non un voto contrario. Tant’è che da più parti nel Palazzo la mossa è stata bollata come mera strategia elettorale. Mario Turco, vicepresidente del M5s, oltre che membro della sesta Commissione, respinge al mittente ogni illazione. Il senatore, intervistato da Affaritaliani.it, non solo spiega le ragioni dell’astensione, ma anticipa anche le future mosse: “La prossima settimana depositeremo un’interrogazione”. E sul caso Petrocelli? “Ci rimettiamo al suo buon senso, consapevoli che la sua decisione personale sul tema non ha influenzato le decisioni della Commissione in quanto si è sempre astenuto nel corso delle discussioni”. Quanto al nodo espulsione sì-espulsione no, Turco si limita a dire: “La decisione verrà presa dagli organi preposti. Penso - aggiunge - che nelle prossime settimane il M5s prenderà una sua decisone”.

Il capitolo sulla vendita di armamenti, insomma, non è chiuso. A chi sarà indirizzata la vostra interrogazione?
La settimana prossima, come detto, depositeremo un’interrogazione in commissione Finanze per ottenere chiarimenti su quegli approfondimenti che avevamo chiesto e sui quali non è stato possibile ricevere risposta. Interrogheremo Mef e Difesa per sapere quali saranno le attività che saranno oggetto di questa agevolazione. E’ un tema importante di trasparenza amministrativa. Ma poi vogliamo comprendere l’impatto della misura sulla finanza pubblica. In sostanza quali sono le previsioni sugli effetti del mancato gettito e le eventuali coperture.

Se il tema era così dirimente per voi, allora perché l’astensione e non il voto contrario?
La spiegazione è duplice: da un lato c’è l’indirizzo politico a sostenere gli impegni assunti in Europa, che noi, appunto, non disconosciamo. Questo, vorrei chiarirlo, è fuori discussione. Anche se, poi, è vero pure che andrebbe valutato l’attuale contesto in cui la direttiva viene assunta. Bisogna chiedersi, infatti, se questa direttiva oggi ha ancora una valenza o se il nuovo scenario (con la spinta alla realizzazione della difesa comune) non potrebbe implicarne una revisione.

Dall’altro lato?
C’è la mancanza di chiarimenti da parte del Governo, che comunque ci aspettiamo arrivino.

Sia sull’aumento delle spese militari e sia sullo stop all’iva per la vendita di armamenti è stata la tempistica e, quindi, la concomitanza con il conflitto in Ucraina, a contrariarvi?
Sia sull’incremento delle spese militari che sul recepimento di questa direttiva europea la nostra battaglia è legata soprattutto all’ordine delle priorità e alla mancanta definizione di un piano che possa far comprendere obiettivi e contenuti. Per noi in questo momento occuparci di famiglie e imprese viene prima di tutto. Questa è la vera urgenza oggi. Anche perché non c’è nessuna attinenza tra i due provvedimenti e il conflitto in corso. Si respira nelle altre forze politiche una corsa agli armamenti a cui noi abbiamo contrapposto un fermo no, riuscendo ad evitare il raggiungimento dell’impegno di spesa del 2% del Pil entro il 2024.

Passiamo al caso Petrocelli. Dovrebbe dimettersi dalla presidenza della commissione Esteri?
Il presidente Vito Petrocelli ha fatto valutazioni e scelte personali che non sono in sintonia con la linea politica del M5s. Preso atto di questo, ci rimettiamo al suo buon senso. Riconosciamo comunque che si è sempre astenuto nelle decisioni della commissione che presiede. Pertanto, non ha influenzato le relative decisioni.

L’altro nodo da sciogliere riguarda invece l’eventuale permanenza di Petrocelli nel Movimento. Sarà espulso oppure no?
Noi abbiamo ricostruito tutti gli organi deliberanti del Movimento cinque stelle. La decisione verrà presa, quindi, dagli organi preposti.

Quando?
Penso che nelle prossime settimane il M5s prenderà una sua decisone.

Intanto ieri il premier Mario Draghi è stato audito al Copasir. Da quanto è trapelato avrebbe fatto un appello alla trasparenza nei rapporti con determinati Paesi. Una tirata d’orecchie anche per il Movimento?
Noi della trasparenza facciamo da sempre una bandiera. E’ una prerogativa e una bussola per tutti i nostri comportamenti e decisioni. Le parole di Draghi, quindi, di certo non erano indirizzate al M5s, ma magari ad altre forze politiche.

Parliamo infine dei rapporti con il Pd. Dica la verità, dal 24 febbraio in poi, l’asse con il Movimento si è incrinato parecchio.
Dico solo che noi rivendichiamo massimo rispetto da parte di tutti e in particolare dai nostri alleati. Laddove dovesse mancare il rispetto delle nostre posizioni e della nostra identità verrebbe meno l’abc di ogni normale convivenza.

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