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Caso Djokovic: il padre prima fa minacce e poi paragona Novak a Gesù Cristo

Espulso dall'Australia: il Web ironizza su "Novax Nondjokovic"

Spesso si dice che il dibattito sui vaccini sia così teso da somigliare a una "guerra di religione". La metafora viene pienamente giustificata dalle sorprendenti parole di Srdjan Djokovic, che ha paragonato il figlio Novak a Gesù Cristo. Il caso riguarda la partecipazione del fenomeno del tennis Novak Djokovic all'Australian Open, per il quale serviva però dimostrare di essere vaccinati. Il serbo ha dichiarato di avere un'esenzione medica e, tra mille polemiche, è stato ammesso al torneo. Al suo arrivo in Australia, uno dei Paesi più duramente colpiti dalla pandemia, è stato però prima bloccato in aeroporto e poi trasferito in un hotel per immigrati, prima di essere definitivamente espulso.

La minaccia di papà Djokovic e la replica di Burioni

Già durante la lunga attesa delle decisioni ufficiali, Srdjan Djokovic si è fatto notare per dichiarazioni decisamente sopra le righe, compresa una vera e propria minaccia alle autorità: "Se non lo lasciano andare entro mezz'ora, ci raduneremo per strada". Un'esternazione che ha fatto molto discutere, ricevendo anche una replica molto dura da parte di Roberto Burioni su Twitter: "Se vi chiedete da chi il campione abbia preso la brillante intelligenza che l'ha portato prima a rifiutare il vaccino, poi a fare questa figura avete la risposta". Il medico ha poi aggiunto un post scriptum davvero beffardo: "E' passata un'ora".

Gli insulti al premier australiano Morrison

Djokovic Senior ha poi tenuto fede al suo proposito iniziale, seppure con un po' di ritardo, visto che i tifosi del figlio hanno effettivamente preso parte a una manifestazione di piazza a Belgrado. La guerra è continuata sul piano verbale, visto che in un'infuocata conferenza stampa ha definito il premier australiano Scott Morrison uno "svergognato" che attacca l'"orgoglio" del mondo libero e ha considerato quanto stava accadendo al figlio come "una lotta politica che non ha nulla a che fare con lo sport". In un crescendo di toni probabilmente degni di miglior causa, Srdjan Djokovic, ha descritto suo figlio come "Spartacus", un "leader del mondo libertario" e anche "un idolo, la luce in fondo a un tunnel" di fronte "all'oligarchia politica occidentale" che "si crede che il mondo sia suo".

"Vogliono crocefiggerlo come Gesù Cristo"

Infine, ha paragonato il suo illustre erede a "Gesu' Cristo, che hanno crocifisso", sostenendo che alcuni stanno ora cercando di "crocifiggere, umiliare e mettere in ginocchio" il figlio. Tutto decisamente molto esagerato, pur riconoscendo la grandezza sportiva del tennista e anche il suo diritto a compiere le scelte che ritiene migliori per la sua salute. La sua perplessità sui vaccini è peraltro nota, al punto che in Rete si rincorrono meme ironici come quelli che ne storpiano il nome di battesimo in "Novax" e il cognome, dopo l'esclusione dal torneo, in "Nondjokovic". Molto gettonate anche le battute che paragonano il campione del tennis al famoso Marchese del Grillo interpretato da Alberto Sordi, la cui celebre battuta recitava: "Perché io so' io e voi nun siete un c....".

Macron: "L'esempio è Mbappè, che si impegna per le vaccinazioni"

Ma gli sportivi vanno giudicati solo per le loro gesta nelle rispettive discipline o anche per quello che fanno fuori dal campo? Il dilemma è vecchio, come dimostrano le dispute sul "genio e sgregolatezza" di assi del pallone quali Diego Maradona o George Best, ma il presidente francese Emmanuel Macron ha un'idea molto chiara in merito. Nel bel mezzo delle discussioni sul caso-Djokovic, il presideente francese ha scritto un articolo per il celebre quotidiano sportivo "L'Equipe" nel quale loda il calciatore Kylian Mbappè "per il suo impegno anche al di fuori dello sport, in particolare a favore dei vaccini e contro la violenza". "Mbappè ha scelto il rischio dell'impegno per le vaccinazioni, in comunione con il sentimento del Paese. Ha piena coscienza del proprio ruolo e della forza dei suoi atti", ha aggiunto Macron,  che ha pubblicamente preso l'impegno di "rompere le scatole ai no vax".


 

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