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Heysel, Juve-Liverpool. Un testimone: "Vidi sciarpe insanguinate e..."

Allegri: "Una pagina nera dello sport mondiale e della storia della Juventus" -  "Vorrei iniziare ricordando quello che e' successo 30 anni fa in una tragica serata, una pagina nera dello sport mondiale e della storia della Juventus. Oggi credo ci sia solo da commemorare le vittime e stringersi attorno con affetto ai loro familiari". Queste le parole che Massimiliano Allegri, in apertura di conferenza stampa, ha voluto dedicare alle vittime dell'Heysel, tragedia di cui ricorre oggi il trentesimo anniversario. "Da quel giorno si e' fatto tanto ma non abbastanza per risolvere queste problematiche - ha aggiunto Allegri - Per andare allo stadio con tranquillita', bisogna tutti migliorare, mettersi una mano sulla coscienza e bisogna essere tutti positivi.Alla fine il calcio e' uno spettacolo e va vissuto in un certo modo e non attraverso la violenza e gli atti vandalici".

Platini ricorda tragedia Heysel, "non si ripeta mai piu'" - Mai piu'. Michel Platini, presidente della Uefa, ricorda le vittime dell'Heysel. "Trent'anni fa, allo Stadio Heysel di Bruxelles, giocai una finale di Coppa dei Campioni che ancora oggi continuo a giocare - scrive Le Roi in una nota pubblicata sul sito della Uefa - Non ho mai dimenticato quella partita, come non l'hanno dimenticata tutti coloro che erano presenti quella sera, che hanno perso uno dei loro cari e per i quali tutto e' cambiato in una fatale manciata di minuti. Trent'anni dopo, sono il presidente della Uefa, l'organismo che organizzo' quella finale, e con i miei colleghi e i miei amici delle federazioni, dei campionati e dei club, lavoriamo quotidianamente per assicurare che l'orrore di quella serata non si ripeta mai piu'".

Questo impegno - ha detto ancora il presidente della Uefa - "si e' tradotto in un incessante lavoro nel corso di questi anni per garantire la sicurezza degli impianti sportivi di tutta Europa". E in occasione del trentesimo anniversario di quel drammatico evento, "i miei pensieri sono rivolti alle trentanove vittime e ovviamente ai loro cari, ai quali voglio esprimere la mia vicinanza e ribadire il mio impegno instancabile nel fare tutto cio' che e' in mio potere per impedire che una tale tragedia possa ripetersi", ha concluso Platini.

Heysel: 30 anni fa il bagno di sangue che cambio' il calcio - Un bagno di sangue, una strage rimasta impunita: 30 anni dopo la strage dell'Heysel e' una ferita ancora aperta. Famiglie intere, andate a Bruxelles con la speranza di festeggiare la prima Coppa dei Campioni juventina, che hanno trovato la morte nel settore Z dello stadio, travolti dalla furia degli hooligans ubriachi. Gli inglesi, approfittando della mancanza di forze dell'ordine - in ferie dopo la visita del Papa in Belgio, e' la denuncia di chi quel giorno era li' - caricarono i supporters bianconeri che per difendersi si ammassarono contro il parapetto del settore ospiti. La barriera cedette e a decine precipitarono nel vuoto. In 39 persero la vita Da allora molto si e' detto e scritto, spesso perdendo di vista l'unica cosa che conta: il mantenimento della memoria e della verita', nel rispetto delle vittime e dei loro famigliari. Emilio Targlia, giornalista testimone, nel libro 'Quella notte all'Heysel' (Sperlig & Kupfer, 178 pagine, 14,90 euro) ripercorre la vicenda, raccontando quello che ha visto all'interno dello stadio, condividendo lo sgomento, l'incredulita' e la rabbia che seguirono.

D - Heysel continua a "vivere" con noi e, spesso, contro la pigrizia della nostra memoria. Qual e' la prima immagine che viene in mente riavvolgendo il nastro?
R - Un padre di famiglia. Un uomo che, preso da un attimo di follia, mi affida il figlio e tenta di raggiungere il settore Z che avevamo di fronte. E' stato un attimo, poi probabilmente si sara' reso conto che non avrebbe potuto essere d'aiuto in nessun modo, ed e' tornato indietro. Ma un'altra immagine che restera' indelebile nella memoria e' il mio ritorno allo stadio il giorno seguente. Ero andato per portare un mazzo di fiori e mi ritrovai a camminare tra sciarpe insanguinate, macerie e scarpe rimaste a terra.

D - Cosa ha scatenato il tutto?
R - Non fu una sola la causa. Piu' che altro fu una serie di eventi. Uno stadio obsoleto e fatiscente, un servizio d'ordine non all'altezza e migliaia di inglesi ubriachi pronti a "caricare" i tifosi italiani. Fu tutto sbagliato anche la vendita dei biglietti, troppi, e infine anche il mancato divieto di vendita di alcol.

D - Entrati allo stadio avevate avuto il sentore che potesse accadere qualcosa? Avevate capito la gravita' della situazione?
R - Eravamo a conoscenza delle "turbolenze" dei tifosi del Liverpool. Arrivando allo stadio avevamo incontrato inglesi ubriachi avevamo sentito parlare di risse, ma non pensavamo che la situazione potesse degenerare in questo modo. L'anno prima a Roma c'era stato l'incontro con il Liverpool, in uno stadio grande il doppio, non c'erano stati problemi e tutto era stato gestito bene. Come avremmo potuto immaginare che i belgi sarebbero potuti essere tanto disorganizzati? Qualche tempo dopo si venne a sapere che il Papa, Giovanni Paolo II, quindici giorni prima del mach era andato in visita a Bruxelles e per l'occasione erano stati impiegati i corpi d'elite specializzati nell'ordine pubblico. Il giorno dell'incontro erano tutti ferie.

D - E le forze dell'ordine presenti allo stadio, come intervennero?
R - I poliziotti sul campo erano davvero pochi, io ne contai 5 o 6. Mi dissero che molti erano impegnati fuori dallo stadio, nessuno si rese conto che il rischio e la situazione da tenere sotto controllo era all'interno. Appena inizio' lo spostamento di massa, qualche italiano riusci' a fuggire "invadendo" il campo, ma fu preso a manganellate. Il servizio di sicurezza non era stato nemmeno addestrato sui colori delle maglie delle due squadre, non riuscivano a riconoscere gli hooligans dai tifosi italiani.

D - Le autorita' calcistiche decisero comunque di far disputare la partita, e' stata una scelta giusta?
R - Assolutamente si'. Sarebbe stato un gesto folle non far disputare la gara. Sarebbero venute a contatto le curve e si sarebbe scatenato l'inferno.

D - Qual e' il modo migliore per non dimenticare i 39 morti?
R - Un buon esempio lo ha dato la curva della Juve nel corso dell'ultima partita contro il Napoli, issando uno striscione con i nomi dei 39 tifosi morti nella tragedia. Non bisognerebbe parlare solo di numeri, ma raccontare storie per far capire e non dimenticare. Mi piacerebbe che il Coni, la Uefa, la Lega insomma le autorita' calcistiche organizzassero un minuto di silenzio, anche in tutti gli stadi, domenica prossima per il trentennale.

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