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Calcio: ardore, tifo e tanti colori. Ma il gregge in festa ha la memoria corta
Inter scudetto: tifosi nerazzurri in Piazza Duomo a Milano (Lapresse)

Il calcio è passione, tifo e colori, tanti colori. Nell’ultimo anno, più di ogni altro luogo, Milano è stata rossa, arancione e gialla. In tutte le salse e declinazioni legate al Covid. Da ieri è anche nero-azzurra, matrice cromatica figlia del diciannovesimo scudetto interista. Sul tetto del Duomo, prima ancora che su quello del calcio italiano, svettano due colori che mancavano ormai da oltre un decennio. 

Le vittorie, si sa, sono fatte per essere celebrate. I romani, per farlo, erigevano monumenti. Erano battaglie anche quelle, non sportive ma di conquista e sopravvivenza. Altra epoca, altro mondo, altre cose, stessa irrefrenabile voglia di festeggiare e celebrare. Ma stavolta in piazza Duomo, per rendere onore al dream team guidato da Antonio Conte. In una Milano gialla divenuta improvvisamente nerazzurra, migliaia di persone ammassate per urlare al cielo quella ‘gioia infinita che dura una vita’, dell’inno interista. Senza distanziamento sociale, la nuova locuzione entrata ormai nel gergo collettivo, ma con il filo rosso del distanziamento temporale vista l’ultima vittoria di uno scudetto nero azzurro datata 2010. E se la gioia della vittoria ha ceduto il passo all’indignazione dei festeggiamenti, la rete non poteva fare altrettanto. L’hastag #Duomo, ancora in trend topic su Twitter, ha raccolto messaggi, parole e immagini di profonda contrarietà. Non solo perchè Milano è stato il centro di questo anno terribile e nel frame di quell’ammasso festoso si potrebbe semplicemente immaginare un gregge senza alcuna immunità ma con tanta, forse dimenticata, sofferenza. Perché tra i 30.000 di Piazza Duomo ognuno conoscerà almeno un amico che ha combattuto il covid, più di uno avrà avuto un parente ricoverato in terapia intensiva e qualcuno, sicuramente un familiare che a proposito di battaglie, ha perso quella più importante. Quella per la vita. Da impotente e sicuramente nella più completa solitudine. 

Il mio dislike, il pollice in giù, va proprio a loro. A quelli che antepongono la battaglia calcistica a quella per la vita. A coloro che festeggiano la fine di un campionato, dimenticando che la partita della vaccinazione non è neanche all’half time. Pollice in giù per loro. E stavolta senza alcuna Var.

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