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Ginevra, un melting pot newyorchese nella piccola Svizzera

Le due settimane che ho passato fra luglio ed agosto al college estivo in Svizzera sono state davvero divertenti. Ore di aula la mattina, ragazzi da tutto il mondo, passeggiate tra i boschi, sfide interminabili a ping pong, visite a cioccolaterie e serate in camera a parlare fino a tarda notte in quel meraviglioso esperanto che si componeva di tedesco e inglese, non disdegnava il francese, ma scivolava nell’italiano e nello spagnolo ogni volta che la conversazione prendeva una piega più ironica. Ma quando i genitori hanno scelto la località del nostro campo ci hanno detto che si trovava vicino a Friburgo. Ecco, non proprio… Il nostro campus si trovava in riva al lago Schwarzsee, in mezzo alla campagna, e Friburgo era la città più vicina. Un po’ come se ti trovassi in una sperduta campagna scozzese nell’Highlands e qualcuno ti dicesse che sei a un tiro di scoppio da Edimburgo. Nulla da recriminare, ma quando sono venuti a prendermi, l’idea di trascorrere il weekend a Ginevra, in una città internazionale, mi rendeva davvero felice.

A Ginevra non ero mai stato. Mia mamma me ne ha sempre parlato con entusiasmo. Quando era ragazza, Paola, la sua migliore amica, si era trasferita per motivi di lavoro del padre a Losanna e per mia mamma andarla a trovare era una botta di internazionalità incredibile, considerando che ha iniziato a vedere il mondo da grande. I suoi racconti delle due città, Losanna e Ginevra, erano trasfigurati da quell’entusiasmo, a volte un po’ eccessivo, che è proprio suo. E così, quando mi parlava di Ginevra, a volte pareva parlasse di New York.

Condizionato dai suoi racconti ero convinto di rimanere deluso e invece non è stato affatto così. Ginevra è una città internazionale, dove si respira un’area cosmopolita che bene però si accompagna al fatto che rimane comunque una città profondamente svizzera. E per me la Svizzera, frequentando la loro scuola da quando ho tre anni, è una seconda casa.

Ma Ginevra è davvero tanto mondo in 16 km quadrati. La lingua è francese e l’influenza francese è molto presente. Anche la gastronomia per molti tratti è profondamene influenzata e alcuni quartieri sembrano un piccolo pezzo di Francia, e così quando arrivi nel piccolo e delizioso sobborgo di Carouge, che è separato dalla città dal fiume Arve, tra bistrot, negozi e mercatini ti sembra di passeggiare per alcune strade di Parigi o di Montreal.

Quando sono arrivato a Ginevra, avevo tutta una serie di idee preconcette. Un po’ come quando gli stranieri arrivano in Italia e pensano alla terra degli spaghetti, della mafia, del mandolino e del limoncello, per me Ginevra era banche, finanza internazionale, cioccolato e orologeria. Invece è una città cosmopolita, incastonata in un lago meraviglioso, con giardini elegantissimi, bellissimi palazzi nella città vecchia ed edifici moderni fuori dal centro.

Dopo una bella passeggiata nel centro storico, e una abbondante colazione in un piccolo bistrot molto francese, abbiamo preso il tram e ci siamo recati all’ufficio delle Nazioni Unite, che affianca quello di New York come seconda sede principale dell’Onu. Il Palais des Nations è un edifico sobrio, costruito negli anni 30 del Novecento, che è stato fino al 1946 la sede principale della Società delle Nazioni (l’organizzazione che è stata la “nonna” dell’Onu). Successivamente è diventata la sede europea dell’Onu. Ogni anno si tengono più di 8000 incontri tra nazioni, di cui circa 600 sono sedute importanti. Per me è stata una vera emozione. Non so ancora bene cosa rispondere alla fatidica domanda che mi fanno da quando ho due anni (credo che la prima volta che qualcuno me lo ha domandato non sapessi ancora parlare), “Cosa vuoi fare da grande?” Oggi continuo a non saperlo, ma il mondo della diplomazia mi pare davvero affascinante. Quindi per me il Palazzo delle Nazioni Unite è come l’Osteria Francescana di  Bottura se vuoi fare lo chef. Così mi sono ripromesso di tornarci con una visita guidata.

Fatte le varie fotografie di rito, i miei riescono a scattarne anche venti del medesimo soggetto, abbiamo ripreso il tram e siamo andati al Parc de bastions. Il parco risale al 1726, quando fu creata come promenade pubblica. Pur non capendo nulla di botanica, sono rimasto affascinato dal fatto che vi crescano 150 specie di piante diverse. Quello che però ha catturato la mia attenzione più di ogni altra cosa è il  Muro dei riformatori, una scultura realizzata nel 1909 da quattro architetti svizzeri in occasione del 400° anniversario della nascita di Giovanni Calvino. Lungo più di 100 metri al centro sono rappresentate le statue dei quattro personaggi che maggiormente hanno dato vita alla riforma protestante, tra tutti Calvino. Inciso sul muro il motto di Ginevra “Post Tenebras Lux” che pone le basi della filosofia calvinista, cosi cara a mio padre…

Dopo una partita con gli scacchi umani, durata due minuti, nessuno in famiglia è portato per il nobile gioco degli scacchi, abbiamo portato la mamma nel suo negozio del cuore: non è un’orologeria o una gioielleria, come si potrebbe pensare, bensì il grande magazzino Migros dove ha vagato nel reparto alimentari alla ricerca di un fantomatico dado “minestra bianca” che non riusciva a trovare. Io naturalmente mi ero allontanato e facevo finta di non conoscerla. Appagato il suo bisogno di minestra bianca, abbiamo comprato una scorta di Toblerone che visto il caldo di agosto, ha fatto la fine che fa ogni estate, cioè si è sciolto, è stato messo in freezer dove si è ricompattato in forme aliene in modo che io possa mangiarlo surgelato nei momenti di sconforto con la stessa funzione del vaso di nutella nel film Bianca di Nanni Moretti.

L’ultima sera siamo andati a cena in un ristorante superlativo. Gin, un’amica di mamma che conosce davvero bene la Svizzera, ci ha consigliato il Relais de l’entrecôte, dove ho mangiato una bistecca con patatine fritte meravigliose. Soddisfatto dal mio breve soggiorno sono andato a dormire con la convinzione che Ginevra val ben un week end, ma forse anche una settimana con qualche incursione nel Canton Vaud in modo da poter vedere anche Losanna. Magari per i mercatini di Natale….

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