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Imprese e Professioni
Alessandra Basile al festival senese del cinema italiano e internazionale

Terra di Siena Film Festival: Siena è stata un parterre perfetto per questa interessante manifestazione cinematografica che di nuovo ha premiato molte categorie in concorso e molti professionisti del settore. La prima parte con i commenti, le interviste e le recensioni di Alessandra Basile sono a questo link insieme anche all'intervista a Claudia Gerini, che ha ricevuto un secondo premio alla carriera, dopo averne vinto uno al Riviera International Film Festival di Stefano Gallini-Durante.

FRANCESCO RANIERI MARTINOTTI – Il fondatore del festival italiano dedicato al cinema francese

Francesco Ranieri Martinotti

Francesco Ranieri Martinotti è un regista e qui soprattutto il direttore artistico e fondatore del festival fiorentino dedicato al cinema francese. Fra i premi vinti, Martinotti ha ottenuto il David di Donatello per ‘Abissinia’ nel 1994 come miglior regista esordiente. Diversi i festival internazionali che ha girato, nei quali si è fatto notare negli anni. È anche produttore e soprattutto sceneggiatore. (https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Ranieri_Martinotti)

Basile: Francesco, tu hai scritto la sceneggiatura di uno dei film presentati al Terra di Siena, ‘Burraco fatale’, insieme alla relativa regista, Giuliana Gamba, e alla serata di premiazione di sabato 3 ottobre u.s. presso lo splendido teatro dei Rinnovati hai ricevuto un bel riconoscimento.
Francesco Ranieri Martinotti: Sì, mi hanno premiato per la direzione artistica di FRANCE ODEON (www.franceodeon.com/ ), il festival di cinema francese a Firenze, giunto alla sua XI edizione. Si svolgerà dal 29 ottobre al primo novembre e quest’anno inaugureremo con una commedia molto divertente interpretata da Juliette Binoche e intitolata ‘La bonne épouse’. Sul palco della premiazione del festival di Siena eravamo in tre direttori di tre festival dedicati al cinema. 

VINCENT RIOTTA – l’attore della serie tv ‘Il capo dei capi’ e ne’ ‘I due Papi’ con Hopkins

Vincent Riotta

L’attore Vincent Riotta, britannico di origini italiane, ha una lunga lista di ruoli interpretati nella sua carriera, sia in televisione che al cinema. In Italia, è particolarmente famoso per la serie tv ‘Il capo dei capi’, nella quale ha vestito i panni del pentito mafioso Tommaso Buscetta, mentre è attualmente sul grande schermo in ‘Divorzio a Las Vegas’ di Umberto Carteni. Fra i suoi ultimi lavori, la partecipazione al film ‘The two Popes’ con Anthony Hopkins e Jonathan Pryce diretti da Fernando Meirelles e ‘Rome in love’ di Eric Bross (https://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_Riotta ).

Basile: Vincent tu hai interpretato tantissimi ruoli, fra i quali alcuni legati alla mafia. Ho letto che, cinema a parte, hai fatto e continui a fare molto teatro. Per esempio, ho letto de’ ‘Il Calapranzi’ nel 2011. Tornando al grande schermo, che mi dici del film con Sir Anthony Hopkins, ‘I due Papi’?

Vincent Riotta: Ho vestito i panni di un mafioso e in un film sulla mafia di un poliziotto, ma tutti gli altri ruoli che ho fatto appartengono a un genere diverso. Sì ‘IL Calapranzi’ che è uno spettacolo bellissimo scritto da Harold Pinter l’ho diretto parecchio tempo fa. Con Hopkins, è stata un’esperienza meravigliosa, è una persona speciale, mandava messaggi anche a mia figlia.

Basile: Dicono che il suo metodo per affrontare un copione sia, non quello di memorizzarlo, ma di leggero un centinaio di volte, è vero? Mi racconti qualche aneddoto dell’esperienza con lui?

Vincent Riotta: Sì è vero! Me l’ha detto proprio lui. Hopkins mi ha raccontato anche che suo padre gli aveva fatto fare il pugile e che da ciò gli è derivata una forza interiore. Ha sempre combattuto e tenuto duro. Ciononostante, ha lasciato uno spettacolo che stava facendo al National Theater di Londra perché ritenutosi terribilmente offeso dal regista che, secondo lui, l’aveva trattato male, perciò resta una persona molto vulnerabile.

Basile: Come tutti gli attori, siamo più sensibili. Vincent, quali sono i tuoi prossimi progetti?

Vincent Riotta: Due film: ‘Anémos, il vento’ di Fabrizio Guarducci e uno Bollywoodiano.

ANDREA RONCATO – l’attore del duo comico Gigi e Andrea e di tanti film di Natale

Gianluca Seguso a Andrea RoncatoGianluca Seguso a Andrea Roncato

Andrea Roncato agli esordi, di cui leggo nel web, mi ricorda me. Lui: ‘Laureato all'Università di Bologna in giurisprudenza, ha conseguito l'esame di licenza di solfeggio al Conservatorio e ha partecipato a vari corsi di recitazione, sia in Italia sia negli Stati Uniti.’. Io: laureata all’Università Statale di Milano in giurisprudenza, studio canto da diversi anni con il M° Gianluca Valenti, ho fatto molti corsi di recitazione sia in Italia che all’estero. Mi ha fatto sorridere e mi dà carica positiva. Veniamo a lui, il caratterista dei film di Natale, l’appuntato nella fiction tv ‘Carabinieri’ e soprattutto l’Andrea del duo Gigi e Andrea con l’attore Sammarchi, al suo fianco con successo fin dall’inizio.

Basile: Complimenti per il premio alla carriera e per il tuo speech sul palco, quando hai detto ‘i premi fanno piacere perché è come se qualcuno ti desse una pacca sulla spalla’ incoraggiandoti.

Andrea Roncato: Sì, sono riconoscimenti importanti per persone come me che fanno questo mestiere da quarant’anni. Ho fatto 65 film e 480 episodi di fiction.

Basile: Tantissimi, infatti il premio è alla carriera. Progetti attuali e futuri?

Andrea Roncato: Ho fatto due stagioni di una serie in Francia e in lingua francese da 6 puntate l’una: ‘Mithò’ (La mitomane). Mi sono anche doppiato, del resto la mia voce è troppo riconoscibile perché altri lo facciano (ride). In America, il doppiaggio del mio personaggio addirittura è stato fatto in inglese quando parla francese e in siciliano quando parla italiano: per gli americani l’italiano è il siciliano. Poi è uscito su Netflix, l’estate passata, il film (scritto da Enrico Vanzina) ‘Sotto il sole di Riccione’, che è stato il più visto in tutto l’anno: è andato in 190 paesi e ha avuto 180 milioni di spettatori. Questa settimana, inizio le riprese di un film con Lino Banfi a Bologna. Poi partirò per Rimini per girare un altro film. A febbraio dovrebbero iniziare le riprese di un film con la Gerini.

Basile: Una carriera ricca anche nel presente futuro. Complimenti!

Andrea Roncato: Sì, ma non si possono più fare le serate nelle piazze. Con Gigi (Sammarchi), il mio vecchio amico, non posso più farle. Con lui lavoro anche in teatro, ma non si sa perché chiudono i teatri mentre aprono le discoteche. Fra l’altro, a teatro c’è il problema del pubblico ridotto, perciò direi che ci rimette più del cinema in questo periodo.

Basile: Hai ragione! A proposito di teatro, versus cinema, a volte l’attore di teatro è denigrato, no?

Andrea Roncato: No, no. Però il teatro richiede una recitazione diversa rispetto al cinema e se vedi al cinema uno che recita come in teatro non è un bravo attore, perché ciò che cambia è la tecnica. Più voce e movimento fisico nell’uno e molto meno nell’altro. Però se uno sa fare l’uno e l’altro beh è tanto di guadagnato. (sorridendo).

Basile: Concordo, due modus operandi diversi. Speriamo bene allora per questo periodo.

Andrea Roncato: Speriamo, ma sai secondo me chi ha la volontà e ama il proprio lavoro al punto da tirare avanti prima o poi verrà ricompensato.

GIANLUCA SEGUSO – Discendente di un’antica famiglia di vetrai di Murano

Gianluca Seguso appartiene a una delle famiglie di vetrai più antica di Murano e le cui creazioni sono presenti in un centinaio, mi dice Gianluca Seguso, di musei nel mondo, fra i quali il MoMA e il Victoria and Albert Museum. Per ogni informazione, rinvio al sito https://seguso.com/ . Entrato in azienda a 20 anni, ne ha aperta una filiale negli States dove ha vissuto per nove anni; nel 2006, rientrato a Murano, Gianluca ha avviato una riorganizzazione aziendale e, nel 2009, è riuscito a riacquistare, fino a trent’anni prima era della sua famiglia, lo storico marchio ‘Seguso Vetri d’Arte’. Il successo oggi è dato dai valori venuti dal passato nel nome della tradizione e, nel contempo, da una visione strategica e produttiva volta al futuro. (https://seguso.com/portfolio/biografia/).

Basile: Gianluca ciao! Siamo a tavola insieme, l’una di fronte all’altro. Parliamo un po' di Seguso? Seguso premia ogni anno le celebrità del cinema, sia italiano che non, e, quest’anno, a Venezia, gli attori scelti sono stati Diego Boneta e, soprattutto, la grande Cate Blanchett. Come avete iniziato?

Gianluca Seguso: Sì. La nostra è una famiglia con una tradizione secolare. La data storica risale al 3 maggio 1327 e sono ad oggi 23 generazioni. Come ha ben detto Vincent Riotta, leggendo Bukowski sul palco del Teatro dei Rinnovati, la passione ardente spinge a continuare. L’incontro con Maria Pia Corbelli e con il Terra di Siena film festival, avvenuto grazie alla sapiente capacità della sua fondatrice di sapere conciliare delle affinità artistiche diverse, risale a oltre un decennio fa e così è nato il ‘Seguso Award’, diventando una consuetudine. Quest’anno a Venezia è stata una novità.

Basile: Qual è stata la premiazione più emozionante per te con il ‘Seguso Award’?

Gianluca Seguso: Forse è scontato, ma senz’altro quella con Cate Balnchett.

Basile: Immaginavo. Raccontami dell’oggetto che le avete donato. E degli altri ‘Seguso Award’.

Gianluca Seguso: Tutti i ‘Seguso Award’ riprendono la tecnica del vetro sommerso, quella del Vaso blu rubino che vinse il primo ‘Compasso d’oro’ nel 1954, assegnato da una giuria in cui figurava Giò Ponti (allora si chiamava ‘Premio La Rinascente’ ed era nato per volontà dello stesso Giò Ponti per premiare il design). Massiccio e sommerso sono le tecniche sul vetro che ci caratterizzano.

Ciò detto, per distinguere gli oggetti utilizziamo peculiarità o colori differenti. In questa edizione, a Claudia Gerini e Andrea Roncato è andato un ‘Seguso Award’ ovale, rosso, con delle perle di vetro sommerse nel multistrato, a Diego Boneta rotondo, verde, sempre con degli inserti interni e a Cate Blanchett qualcosa di più elaborato, rosa rubino, con particolari tecniche di filigrane e tessuto.

Basile: Grazie. E complimenti per aver proseguito per 23 generazioni! Ti lascio l’ultima parola.

Gianluca Seguso: Grazie. Concludo raccontandoti che siamo molto contenti di avere avuto nel 2018 la Menzione d’onore al XXV Compasso d’oro per corporate communication & business model come premio della ‘Seguso experience’.

Ecco un link esplicativo che ho trovato navigando nel web: https://seguso.com/it/2018/06/seguso-vetri-darte-riporta-il-premio-compasso-doro-a-murano-dopo-trentanni/

FOTO https://seguso.com/wp-content/uploads/2015/02/se_hist_22_1954-2.jpg

SERRA YILMAZ – L’attrice nota in Italia per i film di Ozpetek

Serra Yilmaz
 

Serra Yilmaz è un’attrice turca che tutti ricordiamo in Italia per le ottime interpretazioni nei film dell’amico Ferzan Ozpetek, a cominciare dall’indimenticabile (forse miglior prodotto del regista) ‘Le fate ignoranti’ del 2001 (https://www.youtube.com/watch?v=gb0PqbmoJ-g ). A proposito, l’attrice ha spiritosamente annunciato dal palco del Rinnovati ‘svelerò la ricetta delle polpette’. Per ‘La finestra di fronte’, Serra ha vinto il Ciack d’oro come migliore attrice non protagonista nel 2003 e la nomination al David di Donatello (https://it.wikipedia.org/wiki/Serra_Y%C4%B1lmaz ).

Basile: Serra, anzitutto complimenti per tutti i film girati con Ferzan Ozpetek, la ricordo benissimo. È la prima volta che è qui al Terra di Siena film festival? Lei è nota proprio per avere fatto parte costante dei cast diretti dal regista suo connazionale. Com’è iniziata la sua carriera di attrice?

Serra Yilmaz: Grazie. È la prima volta che vengo a questo festival, sì. I miei esordi in verità sono teatrali e risalgono al 1977 in Turchia, poi nel 1983 è avvenuto il mio debutto nel cinema. Più avanti ho lavorato con Ozpetek, ma solo in Italia sono nota per i suoi film.

Basile: Vuole condividere un suo pensiero rispetto alla situazione che stiamo vivendo?

Serra Yilmaz: Sì vorrei condividere un pensiero un po' amaro, far constatare quanta indifferenza c’è verso la Cultura. Abbiamo tutti bisogno di maggiore sostegno e più spazio. Non dobbiamo essere i ‘dimenticati’ di questa crisi. Ci sono troppe contraddizioni: aerei pieni, discoteche aperte (ora non più), ma (alcuni) teatri chiusi o comunque, come i cinema, fortemente penalizzati.

Basile: A proposito di teatro, non lo dimentichiamo vero? Anche se il cinema porta notorietà.

Serra Yilmaz: E’ come chiedere se un bambino preferisce babbo o mamma, sono importanti entrambi, teatro e cinema.

RECENSIONE FILM

ANNE ROSENBERG di M. Moscatelli

Il film, girato tutto in francese salvo qualche rara battuta nella nostra lingua di Claudia Gerini che nel suo ruolo, quello del titolo, ricorda le sue origini, è l’opera prima del regista italiano Michele Moscatelli ed è interpretato, oltre che dalla celebre attrice nostrana, dal compaesano Pasquale Greco e soprattutto da Christophe Favre, che ho intervistato il giorno della sua premiazione, avvenuta al Teatro dei Rinnovati di Siena, come migliore attore internazionale al Terra di Siena film festival. La storia, scritta da André Delauré, è ispirata a un fatto vero. Una donna, italiana naturalizzata francese e madre di due figli, viene convocata in un ufficio di polizia per una questione legale che la vede implicata, però di che cosa si tratti la protagonista lo scoprirà rispondendo, prima in tranquillità poi con una crescente paura di trovarsi in una situazione minacciosa e torbida, alle molteplici domande, alcune ripetute ossessivamente, del viscido commissario. Ciò che, come la stessa Gerini dice in un’intervista (https://www.youtube.com/watch?v=ogBigodmVz8 ), viene fuori durante l’interrogatorio, in presenza anche di un altro uomo di polizia, dunque potrebbe essere un due contro uno, è una serie di pregiudizi sull’appartenenza dell’interrogata al genere femminile e sul suo successo letterario, certo più in luce dell’operato modesto dell’uomo che la sta torchiando nel proprio ufficio all’ultimo piano di un palazzo, abusando di quel potere che la legge gli ha conferito per una causa precisa: assicurare i delinquenti (quelli veri) alla giustizia e difendere gli innocenti e le vittime (come Anna). Il finale è noto, nonostante si tratti di un thriller psicologico di cui quindi non dovrebbe conoscersi la conclusione prima di vederlo, ed è la morte del personaggio di Anna a seguito del protrarsi di una violenza di tipo psicologico. Quest’ultima è grave quanto quella fisica e spesso ne è il preludio: ecco uno dei messaggi del film. Quindi il finale è scoperto e il motivo è di denuncia, una denuncia forte contro le ingiustizie specie laddove bisognerebbe sentirsi ed essere protetti. L’idea è ottima ed efficace, ma il testo è troppo ricco di ‘deviazioni’ intese come fatti che apparentemente non hanno a che fare con il cuore della vicenda e ciò distrae e allunga la storia senza aiutarne lo svolgimento, infine la regia, essendo un’opera prima per Moscatelli, è da incoraggiare, però, secondo me, è un po' acerba ancora. Quanto alle interpretazioni, talvolta non aiutate, come mia impressione, da alcune indicazioni registiche, sono complessivamente buone e intense quelle dei due protagonisti e non dello stesso livello quella del secondo uomo in scena. Un plauso forte però va alla coraggiosa Claudia per avere recitato, con il supporto di un accent coach, per tutta la durata del film in lingua francese, brava! Voto complessivo al film: 7.

FILM IN CONCORSO – Premi presso il Terra di Siena film festival alla migliore attrice e al migliore attore internazionale, rispettivamente a Gerini e Favre, oltre al ‘Seguso Award’ per il film.

Regia: Michele Moscatelli

Produzione: ‘Film in Tuscany’ (https://www.filmintuscany.com/index.php ) e Nymphéa Productions (http://www.nympheaproductions.fr/ )

Produttori: Ivo Romagnoli e Michela Scolari (con Antonella Di Nardo e Michele Moscatelli

Durata: 90’; Lingua: Francese; Paesi: Francia

Interpreti: Claudia Gerini, Christophe Favre, Pasquale Greco

Sceneggiatura: André Delauré

Fotografia: Giorgio Tonti

Costumi: Pierlorenzo Bassetti, Marco Gambedotti

Musica: Fabien Garosi

Location italiana: Castiglione Fiorentino (http://www.comune.castiglionfiorentino.ar.it/  )

Video interessante sul tema del film: www.youtube.com/watch?v=ogBigodmVz8&t=149s

Conclusione

alessandra basile profilo

Siena, come Venezia prima e Roma poi, è stato un festival in presenza. Concludo come ho iniziato, ma volendo sottolineare ancor più il coraggio di chi l’ha voluto anche quest’anno, pur nel rispetto di tutte le necessarie misure precauzionali data la situazione di emergenza che viviamo, dal vivo, perché, rispetto alle due sorelle maggiori aiutate anche da spazi più ampi, nel caso del Lido, o vari e distribuiti per la città per smistare le persone, nel caso della Capitale, la piccola e affascinante Siena impegnata nel cinema non poteva espandersi o geograficamente diversificarsi più di tanto. Complimenti, innanzitutto, alla presidente del Terra di Siena film festival Anna Maria Corbelli.
Ci sono stati festival organizzati virtualmente nell’edizione dell’anno in corso e sono stati fatti benissimo, come il Riviera International film festival di Sestri, quindi non voglio preferire quelli ‘de visu’ a quelli online, ma soltanto ribadire che è un hat off il mio per tutte le organizzazioni, grandi e, con maggiore difficoltà, piccole, che combattono per non far sì che il virus affossi la Cultura, sia che ciò avvenga in una città, appassionante seppur non buono per tutti, sia che ciò sia usufruibile in rete con un click, intelligente e in grado di arrivare a un pubblico infinito che quindi ne godrà. Per favore, che lo Stato, il governo, chi sta laddove si decide del Paese, intervengano per salvare la Cultura, quindi Teatri, Cinema, Musei e la Scuola naturalmente, tutto ciò che eleva un popolo.

Alessandra Basile

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