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Imprese e Professioni
Che cos’è l’advocacy in campo farmaceutico. Intervista a Emanuele Salamone

Ancora privo di un'adeguata traduzione italiana, il termine advocacy indica l'insieme di azioni con cui un soggetto si fa promotore e sostiene attivamente e lecitamente la causa di un gruppo di interesse. Secondo Il "Dizionario di scienze e tecniche della comunicazione" a cura di Franco Lever, Pier Cesare Rivoltella e Adriano Zanacchi, l'advocacy è una forma di comunicazione che viene inclusa nel settore della pubblicità non commerciale in quanto tende a promuovere il consenso non su un prodotto o su un servizio, e neppure su un’azienda, ma su organizzazioni non commerciali, su idee, temi, punti di vista controversi. Ma gli sviluppi di questa specializzazione si fanno sempre più interessanti.

L’advocacy oggi

In questo periodo storico l'advocacy è un elemento essenziale nella politica del Ccm, Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, un organismo di coordinamento del Ministero della Salute, la cui azione complessiva si muove sempre più verso una prospettiva di governance. Ma non è questo l'aspetto che ci interessa oggi approfondire. Se seguissimo questa strada, che ha molto coinvolto il pubblico nel 2020, finiremmo col parlare solo dell’utilizzo di differenti dispositivi e strategie di market access delle imprese farmaceutiche imperniate sulla centralità del paziente, l’individuazione delle associazioni di riferimento e le figure coinvolte nelle aziende in un momento di emergenza. Ma lAdvocacy Pharma sta disegnando uno scenario sempre più ampio, e va assumendo un'importanza sempre maggiore per le aziende del settore.

Intervista al dr. Emanuele Salamone

Emanuele SalamoneEmanuele Salamone

Emanuele Salamone è un esperto di gestione aziendale e finanza a livello internazionale. Le attività di “advocacy” e “lobby” meglio descrivono la sua specializzazione. Infatti si occupa prevalentemente di public & government affairs, relazioni istituzionali, marketing politico.

Dr. Salamone, ci può chiarire il concetto di advocacy nella comunicazione?

“Nel più ampio ambito della comunicazione si usa l’espressione advocacy advertising per indicare un insieme di attività volte a sensibilizzare ed orientare la pubblica opinione rispetto ad un tema specifico, sostenendo e difendendo un punto di vista sull’argomento, con il fine ultimo di accrescere il consenso esistente attorno ad esso. Grazie all’utilizzo dei social media, del web e dei sondaggi, l’advocacy advertising può orientare l'opinione pubblica e di conseguenza indirizzare le politiche pubbliche. In questo senso si sta sviluppando velocemente il settore dell'advocacy farmaceutico, sempre più importante per le aziende che necessitano di relazioni e rapporti istituzionali ad alto valore, non soltanto in relazione all'emergenza Covid”.

Come si possono misurare i risultati dell’attività di advocacy?

“Quando si parla di advocacy, calcolare il ritorno sull'investimento forse non è così semplice, ma ci sono alcune metriche - sia qualitative che quantitative - che possono essere applicate. L'importante è creare un progetto editoriale, ovviamente diverso per ogni mercato specifico, che possa supportare la figura di chi ha il compito di svolgere le attività di sviluppo e lobbying (figura di coordinamento definita "advocate" in inglese) per raggiungere gli obiettivi desiderati dal gruppo di interesse che lecitamente li persegue”.

L’Advocacy Pharma, come dicevamo, sta diventando sempre più importante per le aziende che necessitano di relazioni e rapporti istituzionali ad alto valore. Ci può aggiornare su questo argomento?

"La Patient advocacy e le Pharma si stanno muovendo concretamente a strutturare figure in grado di gestire supportare i pazienti e le loro associazioni (vere e proprie lobby). Ciò che più conta è la qualità delle attività di gestione istituzionale tra l’azienda e la politica per mantenere solide relazioni che possano avere e produrre progettualità per la comunità e per il supporto alla sanità: si pensi anche al market access e di come oggi sia fortemente imperniato sulla centralità del paziente più che sul prodotto. Si pensi anche alla collaborazione Stato-aziende farmaceutiche per la realizzazione dei vaccini durante questo ultimo convulso anno trascorso in piena emergenza".

In una precedente intervista lei ci aveva ben chiarito la funzione del lobbying in Italia e in Europa, ma non a tutti è ancora chiara la funzione dell'advocacy che lei svolge sia in Italia, presso il Parlamento italiano, sia a Bruxelles presso il Parlamento europeo e la Commissione.

"Sì, il termine “lobby” è molto male interpretato in Italia, mentre i legislatori in nazioni come gli Stati Uniti, o i membri della Commissione Europea ne fanno un punto d’orgoglio. In Italia “lobby” sembra voglia riferirsi a fenomeni di interesse privato o addirittura ai disegni criminosi dei cosiddetti “faccendieri”. Ma in tutto il mondo non è così."

Come definirebbe allora meglio la sua specializzazione?

"Oggi si preferisce il termine “advocacy” (versione finalmente accettata anche in Italia invece di “lobby”). Questo è il ruolo che meglio mi descrive. Infatti mi occupo prevalentemente di public & government affairs, relazioni istituzionali, marketing politico. Del resto sono spesso coinvolto nei tavoli di lavoro più influenti, sia come libero professionista, sia in veste di vice-presidente di varie associazioni in Italia".

Torniamo al punto precedente, l'Advocacy Pharma

"Aggiungo che chiaramente si tratta di un’attività istituzionale volta a creare solide relazioni per migliorare o costruire o supportare opportunità di collaborazione e che, visti i forti interessi economici e gli equilibri politici, ruoli come quelli dell’advocacy sono fondamentali per l’intera filiera farmaceutica nei rapporti con le istituzioni, la collaborazione con la politica, il supporto e il conseguente posizionamento. Confermo quindi che l'advocacy Pharma è sempre più importante per le aziende che necessitano di relazioni e rapporti istituzionali a ad alto valore"

Parliamo quindi di una funzione molto importante per accelerare l'iter legislativo

"L'importanza storica del ruolo dell’advocacy è evidente quando le aziende sentano la necessità di una figura che le rappresenti in contesti istituzionali. Anzi, questa figura diventa centrale sia nelle attività dei rapporti esterni delle aziende con i sui interlocutori, sia nella visione strategica della comunicazione. Oggi le aziende, che siano PMI o realtà multinazionali, sentono la necessità di un confronto con le istituzioni e le parti terze che interagiscono con la loro sfera. La creazione di un dialogo strutturato e strategico risulta oggi fondamentale per la crescita e la rappresentanza dei bisogni e le esigenze di un'azienda che in un momento storico come questo deve necessariamente avere una visione strategica e strutturata."

Un’ultima domanda: qual è il modo migliore per esercitare l’advocacy?

“Ritengo di fondamentale importanza il mantenimento di continui rapporti tra le aziende e le istituzioni, siano essi interlocutori politici, enti organizzativi o decisionali, perché soltanto da un reale e costruttivo confronto tra le parti si possono produrre contributi essenziali per il miglioramento delle reciproche attività”.

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