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Nel 2019 passeremo da stagnazione a deflazione? Il parere di Alessia Potecchi

Il governo frena gli allarmi sullo stato dell'economia, scrivevamo ieri su Affari Italiani, dopo che un nuovo arretramento del Pil per il secondo trimestre consecutivo concretizza il fantasma di una recessione tecnica. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte infatti ha dichiarato "E' una contrazione che era nell'aria, gli analisti l'avevano prevista, collegata a fattori transitori. Sul dato del Pil gettava acqua sul fuoco anche Di Maio: "Io non credo che ci sia bisogno di correggere le stime, nonostante siamo in una congiuntura economica difficile" E ribadiva il sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti: “Bisogna essere sempre fiduciosi perché se non si ha fiducia non si va da nessuna parte. Certo, in Italia e nel mondo, qualche cosa relativamente al governo dell'economia deve cambiare".

ITALIA IN RECESSIONE?

Non della stessa opinione, logicamente, sono le opposizioni. “Siamo in recessione. Chi vuol bene all'Italia sa che le scelte economiche di Salvini e Di Maio sono sbagliate. Con le nostre scelte, quattordici trimestri di crescita, con le loro scelte subito recessione. Stanno portando il Paese a sbattere: cambiamo strada prima che sia troppo tardi", attacca ad esempio l'ex premier Matteo Renzi.  Chiediamo il parere di Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano a Milano. Già pochi giorni fa parlavamo con lei di stagnazione, ma ora lo scenario sta peggiorando.

Sembra proprio che l’Italia sia in recessione, anche se per addolcire la notizia si parla di semplice “recessione tecnica”. Come commenta questa notizia dirompente?

IMG potecchiAlessia Potecchi

“La possiamo chiamare come vogliamo, fatto sta che l’economia italiana è ferma in maniera drammatica dopo ben 14 trimestri consecutivi di crescita. Il terzo e quarto trimestre del 2018 hanno visto un arretramento considerevole. L’Italia è ufficialmente in “recessione tecnica” che si verifica quando davanti al PIL compare il segno meno per due trimestri consecutivi. In realtà il dato più preoccupante è un altro, cioè la crescita acquisita per il 2019 meno 0,2%, e l’andamento del PIL che avremo se la crescita dovesse rimanere pari a zero: siamo dunque assai lontani dal quel + 1% che il Governo ha posto alla base della legge di Bilancio. Questi dati non li fornisce l’opposizione al governo ma l’Istat e sono quindi dati e considerazioni oggettive e documentati. Come dire: i numeri sono numeri”.

Ma si parla più di fattori esterni che di responsabilità di governo

“Il premier Conte ha parlato di un rallentamento dovuto a “fattori esterni” e ha affermato che nel secondo semestre del 2019 ripartiremo grazie all’azione messa in atto dal suo esecutivo. Peccato che questi cosiddetti “fattori esterni” non impediscono ai nostri vicini di casa Francia, Germania e Spagna di crescere anche se la battuta di arresto riguarda un po’ tutta la zona euro.

Le Borse non sono così contente di questi dati

“Pesante anche l’andamento delle banche in borsa dove il settore ha chiuso con una perdita non lontana dal 4% per la paura che il rallentamento dell’economia possa provocare una nuova ondata di crediti deteriorati rendendo più difficile lo smaltimento di quelli già in carico. Purtroppo il nostro Paese sconta l’assurdità della politica economica del Governo improntata ad una crescita della spesa non supportata da un piano di investimenti produttivi. E’ giusto agire sul piano sociale nel contrasto alla povertà, i Governi di centro sinistra su questo avevano fatto molto con il reddito di inclusione, come è corretto applicare la flessibilità per la pensione che non significa però l’abolizione della legge Fornero come è stato invece promesso in campagna elettorale. Ma nella manovra vi è la completa assenza di stimoli alla crescita e allo sviluppo economico. Inoltre le risorse impiegate per questi provvedimenti sono a termine e non hanno coperture dopo il 2019”.

Lei ha accennato a Elsa Fornero. Ma nonostante tutte le critiche, qualcosa di positivo era stato fatto

“Si, anche se occorre il superamento della Fornero. La manovra non determina un cambiamento strutturale in tema previdenziale, introduce infatti una norma temporanea che interessa pochi, si fa cassa (3,6 miliardi) bloccando la rivalutazione sopra i 1.522 euro lordi di chi è già in pensione. Occorrono meno tasse su lavoratori e pensionati che già contribuiscono al gettito IRPEF per il 93,4%, una seria e strutturata lotta all’evasione fiscale, completamente assente nella manovra, e alla semplificazione del pagamento delle imposte. La scelta del Governo invece è stata la flat tax per gli autonomi, partite Iva e piccole imprese, che pagheranno meno dei lavoratori dipendenti e pensionati, oltre che nuovi condoni fiscali e rimozione del blocco degli aumenti dei tributi locali”.

Parlando di occupazione?

“Il lavoro si crea, occorrono più investimenti pubblici che aumentino occupazione e crescita. Gli investimenti in infrastrutture materiali, digitali e sociali sono uno strumento fondamentale di sviluppo, innovazione e crescita per il Paese. Ma la manovra non aumenta tali investimenti, anzi li riduce drasticamente. Il governo ha scaricato sulle nostre spalle il peso di 53 miliardi di tasse in più per il 2020 e 2021: o si trovano le risorse effettuando nuovi tagli o aumenterà l’Iva e altre tasse per non parlare della possibilità di aumentare le addizionali nei comuni per reperire le risorse mancanti”.

Mi sembrano parecchio preoccupate anche le aziende

“Mi ha colpito molto in questi giorni l’intervento carico di preoccupazione del Presidente di Confindustria Boccia appoggiato da tutte le maggiori associazioni degli industriali per la situazione economica che si sta delineando e per i preoccupanti scenari futuri. L’Italia si sta isolando sempre di più dal contesto europeo, non dimentichiamo che il nostro paese è uno dei maggiori esportatori d’Europa. Esportiamo 550 miliardi l’anno di cui 250 in Europa e i primi due paesi verso cui esportiamo sono Francia e Germania, export dal quale dipende tanto lavoro italiano oltreché buona parte del futuro di Paese manifatturiero. Boccia ha addirittura auspicato un ritorno forte delle confederazioni sindacali nel dibattito e nel confronto politico anche a fronte del recente congresso della CGIL che si è chiuso con l’elezione di Landini, ma anche con la volontà di andare verso la costruzione di una unità sindacale vera sulle cose da fare e da realizzare e non soltanto formale e di facciata”.

Che cosa può fare allora la politica?

“La politica oggi deve recuperare i rapporti con i corpi intermedi che hanno un ruolo importante perché sanno captare umori, esigenze, richieste di chi lavora e di chi il lavoro non l’ha, degli anziani, degli immigrati che vogliono integrarsi. Questo distacco ha significato subordinazione culturale al liberismo. Si è verificata una evidente rottura che va ricomposta. Conto molto sull’apporto che oggi le parti sociali possono portare nell’attuale scenario politico ed economico, occorre più che mai avviare un confronto con loro e ascoltare le loro proposte a partire dalla manifestazione proclamata da CGIL, CILS e UIL il prossimo 9 febbraio a Roma.

50 anni fa c’è stato l’Autunno Caldo, l’anniversario è stato ricordato proprio in questi mesi con molte iniziative chissà mai che oggi possa esserci una primavera calda, me lo auguro davvero”.

 

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