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Imprese e Professioni
Non alzeremo l’allerta nelle città

Il ministro Marco Minniti interviene più volte in questi giorni per tranquillizzare i cittadini ed esporre i propri progetti, primo fra tutti “la politica di espulsione immediata dei soggetti potenzialmente pericolosi”. E ribadisce: "Non alzeremo l'allerta nelle città" 

Janiki Cingoli, Direttore del CIPMO, Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, laureato in storia contemporanea e giornalista, dichiarava ieri sull’Huffington Post: “Concordo con Minniti contro il terrorismo e sull’immigrazione, col ritorno dell’Ambasciatore al Cairo, con la politica di Gentiloni in Libia. Da Talleyrand, a Metternich, ad Andreotti, la saggezza ci insegna che nessuna seria politica estera di un Paese serio può prescindere dalla tutela degli interessi fondamentali dello Stato, politici, geografici ed economici”.


Linea politica che però l'HuffPost Italia pare non condivida. E allora che cosa suggerisce di fare concretamente Janiki Cingoli?

“Certo, arginare i flussi illegali non è sufficiente, pur se è necessario. A questa azione di prevenzione della immigrazione illegale è necessario affiancare ora, come riconosceva in questi giorni Minniti, flussi di immigrazione legale e regolare, concordati con i Paesi di provenienza, ed affiancati da politiche di co-sviluppo: che non siano l'ennesima mancia assistenziale e inutile, ma che siano fondate su sani criteri di corresponsabilità, di uguaglianza e di reciproca convenienza.

 

IL TERRORISMO GLOBALE

 

Zygmunt Bauman, nato in Polonia nel 1925, uno dei più importanti sociologi contemporanei, dichiarava invece un paio d’anni fa: “Se l’obiettivo strategico della guerra dei terroristi globali è la distruzione di ciò che loro condannano e che invece noi abbiamo a cuore, ossia la civiltà occidentale, non c’è tattica migliore che quella di portare alcuni dei portavoce più importanti di tale civiltà a smantellarla gradualmente con le proprie mani, e tra gli applausi, il sostegno, o quantomeno l’indifferenza dei cittadini”.

Comunque aggiungeva, anticipando di molti mesi la situazione che si è creata oggi “Moltiplicando le misure eccezionali e mettendo da parte i valori che si vorrebbero difendere si spiana la strada alle forze anti-occidentali. Un obiettivo che queste forze non sarebbero in grado di raggiungere da sole”.

Insomma, che cosa è meglio fare?

 

IL PARERE DI GIAMPAOLO BERNI FERRETTI

 

Chiediamo a Giampaolo Giorgio Berni Ferretti, Responsabile Politico Forza Italia Municipio 1, che cosa suggerisce per contrastare il terrorismo in un caso concreto come quello del centro di Milano e come regolamentare l’immigrazione.

“Stiamo assistendo, ormai da anni, a fenomeni migratori non coordinati con i Paesi d’origine, non ricercati dal mercato del lavoro e non spinti da motivi di studio. Stiamo assistendo alla migrazione di decine di migliaia di persone che su “barche di fortuna” raggiungono le nostre coste per stabilirsi nel nostro Continente (migranti economici).

Il fenomeno sul sistema città è devastante: occupazione di case popolari, numerosissimi fenomeni di commercio abusivo, prostituzione, spaccio di stupefacenti e, come già denunciato con apposita interrogazione al Sindaco ed al Prefetto, lo scorso dicembre, di accattonaggio, pare gestito da un organizzazione criminale definita Black Axe (Mafia Nigeriana)”.

 
LA SITUAZIONE A MILANO

 

Al di là delle semplici barriere in Galleria, o di provvedimenti ancora da approvare a livello comunale, che cosa si potrebbe già fare nel centro di Milano?

“Nel Municipio 1 ci vuole un piano strutturato permanente dedicato alla sicurezza dei milanesi: liberare i nostri mercati e le nostre strade dai commercianti abusivi e dal commercio di stupefacenti (soprattutto Carrobbio, Darsena, Guastalla, Crocetta, Brera e Sant’Agostino). Certo i milanesi non si sentono più sicuri, ancora si chiedono se dopo parecchi mesi siano state sostituite le telecamere in piazza Duomo, se sia stata aumentata l'illuminazione e se siano aumentati i presidi, le tre principali cause che non hanno consentito, a titolo d’esempio, nemmeno di identificare il vandalo che ha appiccato le fiamme alla palma di piazza del Duomo lo scorso dicembre".

Come si potrebbe migliorare l’accoglienza?

“Occorre una puntuale applicazione delle norme del diritto. Se si deve trattare di accoglienza, vi deve essere infatti anche integrazione ed accettazione delle regole di civile convivenza della società italiana”.

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