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L'Italia s'è destRa
Diciotti, se il signor Ivano diventa l'eroe della Sinistra in crisi

Chiariamo subito una cosa: a noi il signor Ivano da Marino sta simpatico.

Cinquantotto anni, disoccupato da otto, accento romanesco da uomo del popolo, padre operaio e madre bracciante agricola, ha tutti i requisiti per farci solidarizzare con lui automaticamente. 

Catapultato suo malgrado nel vortice mediatico grazie alla sua battuta dirompente sulla "rottura di coglioni" dei fascisti che i migranti della Diciotti destinati a Rocca Di Papa si sarebbero trovati al momento del loro arrivo nella cittadina dei Castelli, il signor Ivano Ciccarelli da Marino è stato portato immediatamente in trionfo dagli elettori e simpatizzanti di Sinistra (da quelli del Partito Democratico a quelli delle forze alternative ai dem).

"Date un ministero a quest'uomo" hanno gridato in molti sui social network condividendo il video del suo exploit divenuto virale, "Ivano leader della Sinistra" e "Ivano segretario del Pd" hanno replicato altri.

Prima di lui, qualche mese fa, aveva ottenuto lo stesso tributo il sindacalista italo-ivoriano Aboukabar Soumahoro, a significare che a Sinistra, almeno dal punto di vista istituzionale, vi è una totale assenza di leader credibili o di portavoce che sappiano incarnare le istanze dell'elettorato effettivo, potenziale e deluso.

Non Matteo Renzi, quindi, che è inviso a gran parte della Sinistra più agguerrita e financo nel suo stesso partito, non Carlo Calenda con quel suo aplomb da ragazzo di buona famiglia agli antipodi dall'operaio o dai nuovi proletari precarizzati, non l'evanescente Maurizio Martina. No, elettori e simpatizzanti di Sinistra inneggiano oggi a un uomo del popolo come il signor Ivano, sanguigno, diretto e anche sboccato. Uno che il dramma della disoccupazione lo vive sulla sua pelle da otto anni e che ricorda, per schiettezza, un personaggio come Paola Taverna, non per niente una dei preferiti tra i grillini. La sagacia tutta romanesca del signor Ivano, condivisibili o meno siano i suoi contenuti e la sua forma, è come un pugno nello stomaco e arriva dritta dove deve arrivare. Il messaggio è chiaro, inequivocabile e centra il bersaglio.

Tra tecnicismi astrusi e accessori inglesismi quali "Jobs Act" e "Stepchild Adoption", tra leopolde salottiere in cui si celebra il culto della personalità di leader, lacchè e groupies in carriera, tra gare a chi produce il post o il tweet più sagace e denigratore della presunta ignoranza degli avversari, ecco che arriva un signor Ivano che non sta sui social network (per sua stessa ammissione non ha neanche whatsapp e non sa neanche come si pronuncia) e che "parla come magna", come direbbero a Roma, e il popolo di Sinistra ne resta folgorato facendone un idolo. Così come qualche mese fa era stato idolatrato il sindacalista Soumahoro. Non sarà forse un monito ben preciso, ovvero che è da uomini come loro che dovrebbe ripartire la Sinistra in affanno e allo sbando nel nostro Paese? Da uomini magari poco telegenici e poco "social", tutt'altro che "smart", ma molto diretti nella loro esposizione e che, soprattutto, sperimentano giornalmente su di sé le problematiche reali di questa Italia sempre più incomprensibile dai filosofi e dai professoroni organici ai partiti. E dove il Pd arranca nelle periferie e spopola ai Parioli.

Forse il signor Ivano tornerà molto presto nel dimenticatoio, ma i leader della Sinistra istituzionale se lo ricordino quell'omone grande e grosso dalla parlata romanesca e magari si guardino allo specchio e facciano quell'esame di coscienza che ancora il Paese si aspetta invano dal 4 marzo 2018. 

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