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Under 30 e dintorni
Gabriele. Le riflessioni di un under 30 sui fatti di Parigi

Ormai sono trascorse alcune settimane da quei tragici fatti che ci hanno sconvolti tutti. Fatti che hanno visto coinvolti dei giovani, ragazzi e ragazze, ma con ruoli ben diversi. Erano infatti ragazzi le vittime che sono state brutalmente uccise in varie parti di Parigi, e tra questi la nostra Valeria Solesin. Ma erano ragazzi anche gli attentatori che in pochi minuti hanno falciato le loro vite.

Ragazzi, i primi, che erano a Parigi per lavoro e studio. Chi ci era nato e chi vi si era trasferito di recente. Giovani che si stavano concedendo qualche ora di relax e divertimento, come facciamo tutti. I secondi, invece, ragazzi ossessionati da un'ideologia e dall'odio.

E ancora, mi hanno molto colpito tutti coloro, soprattutto giovani, che hanno aperto le proprie case, magari un monolocale da studenti, per salvare degli sconosciuti.

Giovani vite che si sono incrociate e scontrate. E in alcuni casi spezzate.

Ora che i sentimenti e le emozioni dei primi giorni sono passati, a mente fredda, ho chiesto ad un altro ragazzo, Gabriele Porrometo, classe 1993, di esprimere le proprie riflessioni, i propri pensieri su quanto accaduto. L'ho chiesto proprio a lui perché ha Parigi nel cuore, essendovi nato e avendovi vissuto per diversi anni, fino a quando si è trasferito a Milano nel 2001.

Studente in Lingue, Media e Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, scrive da quando aveva sedici anni; ha iniziato con la poesia, per poi inoltrarsi nella narrativa, nelle sceneggiature teatrali, nel giornalismo e nella saggistica. Da poco ha pubblicato la sua prima opera, “Metalibro”. Ora sta finendo il suo semestre all’estero presso la Central Michigan University, dove ha trovato impiego come reporter e colonnista al giornale “Central Michigan Life”.

Quando l’ho scoperto stavo assistendo con alcuni miei amici ad una partita di basket; stavamo in piedi a guardare e tifare la squadra del nostro college (i “Chippewa”), quando ad un tratto un mio amico olandese si gira e incontra il mio sguardo. Era un tipo a cui piaceva scherzare, quindi sapevo che in quello sguardo ci poteva essere ironia per quanto potesse sembrare tremendamente serio. “È successo qualcosa di grosso a Parigi. Un altro attentato”. Io con un ghigno gli risposi in modo poco serio. “Guarda i giornali se non mi credi...”. Lo feci e rimasi pietrificato. Iniziai a cercare notizie su siti web francesi, inglesi ed italiani. Ognuno riferiva la tremenda notizia. La nostra squadra stava vincendo la prima partita della stagione, ma non potevo esultare, non potevo essere sereno. In quel momento, quella partita mi sembrava la cosa più triviale al mondo. “Più di cento morti”, “Parigi è coperta da bagni di sangue” dicevamo i giornali. Nel frattempo il gioco si era concluso, e si faceva strada in me un sentimento misto di impotenza e tristezza: ero dall’altra parte del mondo e non potevo fare nulla. In quei momenti, comprendi quanto possano essere grandi il pianeta e le sue infinite vicissitudini. Anche se ero italiano, mi sentivo ferito nel profondo, probabilmente nei miei stessi bellissimi ricordi d’infanzia, poiché sono cresciuto durante i miei primi anni a Parigi. Non riuscii a concentrarmi su nient’altro che sul pensiero di una città soffocata da sangue, trauma e terrore. Scrissi e scrissi. Espressi i miei pensieri attraverso poesie, articoli e testi. Eppure, quando vidi giorni dopo gli aerei francesi bombardare località medio orientali, la mia prospettiva si evolvette verso una considerazione più ampia del nostro pianeta. La gente piangeva ancora i deceduti a Parigi, ma chi aveva lacrime e rispetto per i morti a Beirut, la caduta dell’aereo russo in Sinai, i rifugiati che muoiono fra onde e malattie? Ripresi a considerare il mondo da una prospettiva più varia e ampia come ho sempre fatto (ringrazio i libri e le testimonianze di Tiziano Terzani che fanno aprire sempre gli occhi in questi momenti). Iniziai a temere che questo genere di attacco avrebbe replicato una terribile risposta bellica come quella americana nel 2001, distruggendo interi stati mediorientali. Fortunatamente, tanti giovani a Parigi stanno agendo per farsi sentire da tutti, specialmente politici, tentando di valorizzare la pace e la ricostruzione, non l’aggressività, il pregiudizio e il sospetto. Una dei portavoce di queste nuove menti è la presidente dell’UNL (Unione Nazionale Liceale) Samya Mokhtar, che ha dichiarato che i giovani francesi non hanno paura del prossimo attentato, ma della paranoia generale, dei giudizi della società, enfatizzando l’importanza di trovare una giusta soluzione insieme a tutta la popolazione francese. Le mie speranze, quindi, vengono riposte nella nostra generazione, che per troppo tempo si è nascosta sotto le ali del vivere bene e facile della famiglia, del consumismo sfrenato, dell’assenteismo ideologico e intellettuale, del cinismo e del pregiudizio che ognuno vive egoisticamente per se stesso. Credo sia venuto il tempo di farci sentire non come volgari bande di gridatori, bensì come persone integre che finalmente hanno raggiunto un livello adeguato (e un alto livello di sopportazione) per entrare ed agire nel mondo a sostegno di un pianeta multi-culturale, tollerante, variegato e pacifico. Siamo la prima vera generazione del millennio, usiamo le nostre voci e le nostre menti per prendere ciò che di buono resta del secolo scorso e costruiamo insieme un futuro migliore per il nostro pianeta. Basta nascondersi, è giunto il momento di crescere e prendere posizione nel nostro mondo, non più soltanto in Italia.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi e di Penombra. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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