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Ponte Morandi: negli stralli meno metallo di quanto prevedeva il progetto

Alla base del crollo del ponte Morandi ci sarebbero difetti strutturali che risalgono addirittura alla costruzione del lungo viadotto, tra 1965 e 1967, e probabilmente il passaggio di un camion particolarmente pesante, un Tir che alle 11,36 della mattina dello scorso 14 agosto avrebbe dato il colpo di grazia a una struttura già compromessa.

Sarebbero questi i due primi risultati della perizia condotta per ordine della Procura di Genova sui resti del ponte, il cui cedimento ha causato la morte di 43 persone. Il team tecnico guidato da Piergiorgio Malerba, grande esperto di ponti del Politecnico di Milano, e dall’ingegnere genovese Renato Buratti, ha condotto una prima perizia, su mandato della procura di Genova, e ha prelevato campioni della struttura e per poi analizzarle all'interno di un bunker.

L'attenzione dei tecnici, in particolare, si è focalizzata sulla struttura degli stralli del pilone numero 9 del ponte, quelli che presumibilmente si sono spezzati la mattina del 14 agosto.

Da quanto sostiene il rapporto, pare che il numero di cavi di metallo affogati nel calcestruzzo precompresso sarebbe inferiore rispetto a quello previsto dal progetto originario dell’ingegner Morandi. E sembra anche non esista alcuna guaina protettiva dei cavi: questo fatto sarebbe dovuto o al totale deterioramento dei materiali utilizzati, che in questo caso devono essere stati di scarsa qualità, oppure alla loro assenza.

Quanto al “super camion”, l’ipotesi che si sta facendo strada è che il passaggio di un Tir che trasportava rotoli d’acciaio da 440 quintali (il limite di legge è 462), abbia dato il colpo finale e fatale alla struttura. Il suo autista, rimasto miracolosamente illeso nel crollo, ha raccontato al Corriere della sera che attraversava due volte al giorno il “ponte traballante” col suo mezzo pesante, per trasportare rotoli d'acciaio dall'Ilva di Genova.

L'uomo ha ammesso anche di sentirsi sempre “poco sicuro” quando attraversava il viadotto, proprio per le forti oscillazioni che ogni volta percepiva. Il peso del mezzo era comunque nei limiti previsti dalla legge e la struttura avrebbe dovuto reggere. Dopo due secondi dal passaggio del camion dal pilone numero 9, l'uomo ha riferito che l'asfalto alle spalle del camion si sarebbe dissolto, trascinandolo nel vuoto. 

 

 

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