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Costume
"Ho creato un vino per Elisabetta II”

Di Oriana Maerini

Fisico da modella e determinazione imprenditoriale. Elisa Dilavanzo è una bella e raffinata signora di Rovigo che ha buttato alle ortiche una carriera nel mondo dello spettacolo per un coup de  foudre con il dio Bacco. Elisa ha, infatti, abbandonato il lavoro di modella prima e di conduttrice tv (RAI, Mediadigit)  poi per coltivare la sua passione per il vino. Nel 2008 si diploma come Sommelier AIS e Degustatore Ufficiale AIS e vince il concorso nazionale Charme Sommelier, organizzato dall’azienda Bisol in collaborazione con AIS. Ma non le basta e, per approfondire la conoscenza in campo vitivinicolo, viaggia nelle terre di Champagne e Borgogna. Il suo sogno si realizza quando, grazie all’albergatore Massimo Sabbion, approda nella tenuta Luvigliano di Torreglia, nel meraviglioso paesaggio nel cuore delle cosiddette “Tre valli del vento” e inizia il suo percorso imprenditoriale che la porterà alla scoperta dei vitigni autoctoni alla creazione dell’etichetta di vini “Maeli”. Ma la sua maggiore conquista è quella di essere riuscita a  realizzare per la prima volta a livello nazionale il Moscato Fior d' Arancio Metodo Classico. Per questa progetto Elisa ha combattuto contro la ritrosia dei produttori locali, convinti che questo vitigno avrebbe realizzato uno spumante eccessivamente amaro ed ha vinto. Il suo vino ora è un successo,un’eccellenza italiana che vorrebbe far degustare alla regina Elisabetta II.

Nel frattempo Elisa presenta il suo vino all’ evento  “Maeli Chef Cup” che si svolgerà il 17 ottobre dalle ore 11 a Villa dei Vescovi

La sua carriera è iniziata con la tv. Non rimpiange di aver lasciato il mondo dello spettacolo?

Per nulla, anzi, conservo un bel ricordo di molte esperienze lavorative e la serena consapevolezza che sono state vissute in un tempo e con uno spirito completamente diversi da quelli odierni.

Cosa la affascinava di quel mondo?

Credo avessi bisogno di conferme, di essere in grado di fare qualcosa di non ordinario, e diciotto anni fa lavorare nella moda e in tv non accadeva nella vita di tutti i giorni.

Come è nata la passione per il mondo del vino?

Viaggiando e assaggiando vini meravigliosi. Mi incantava il pensiero che l’uomo potesse trasformare un dono della natura in un prodotto che affina nel tempo.

E’ un settore interessante ma anche un lavoro duro come donna ha trovato delle difficoltà?

Le ho trovate, ma le considero una benedizione: mi hanno aiutato a tirare fuori la grinta necessaria per portare avanti il mio progetto e la mia missione

Come si è preparata per questa sfida?

In realtà non ho avuto molto tempo per pensare. La quotidianità della vita di un’azienda vitivinicola è scandita da lavori sui vigneti, operazioni di cantina, attività di promozione e di vendita dei vini, presenza alle fiere piuttosto che alle degustazioni organizzate, accoglienza e ospitalità verso appassionati e potenziali clienti. Io mi sono occupata di tutti questi aspetti. Direi che l’esperienza sul campo è stata una preziosissima gavetta

Può raccontare una sua giornata di lavoro?

Non c’è una giornata standard perché molto  dipende dal periodo dell’anno. In vendemmia per esempio, si inizia molto presto a raccogliere l’uva, intorno alle 6:30 o 7 del mattino. Le cassette vanno posizionate sotto i filari già la sera prima della vendemmia per essere operativi subito il giorno dopo. Si finisce intorno alle 18 ma la giornata prosegue per noi che portiamo l’uva in cantina dove bisogna ricontrollarla e decidere la tecnica di vinificazione migliore per quella tipologia di uva anche in relazione al tipo di vino che si vuole ottenere. Appena iniziamo a pressare il profumo del mosto cattura così tanto la nostra attenzione che rimaniamo spesso vicino alla pressa in osservazione dimenticandoci che è sera e dimenticando ogni fatica…

Da Carole Bouquet   a Depardieu molti vip amano produrre vini pregiati è anche una   moda?

Forse si, l’idea di produrre vino è affascinante. Il vino è sempre più uno status symbol, esprime la personalità di chi lo produce e rivela molto di chi lo beve

La sua carriera in questo campo è fatta di incontri dopo Massimo Sabbion, i fratelli Bisol. Quanto conta la cooperazione fra viticolturi?

E’ fondamentale, soprattutto se si condividono progetti e visioni

Può raccontare in particolare come è nata la collaborazione con i Bisol?

Grazie alla collaborazione con l’azienda Bisol è nata l’idea del  progetto   produrre anche in versione metodo classico  il Fior D’Arancio, moscato giallo dei Colli Euganei. Questo territorio  rappresenta per la famiglia Bisol un’importante tappa della Venetian white wine experience, percorso tra produzioni vitivinicole e  terroir dell’ eccellenza veneta

La passione per i vitigni autoctoni  le è stata trasmessa?

No, mi è sempre appartenuta, sono sempre stata attratta da ciò che mi circonda, dai legami forti e viscerali con il territorio, da ciò che è autentico e unico

Perché ha scelto di valorizzare proprio il moscato Fior d’Arancio?

Questo vitigno autoctono dei Colli Euganei era la Cenerentola dei vitigni del Pirio e veniva proposto dai produttori locali soprattutto nella versione spumante Dolce, alimentando involontariamente lo stereotipo del Fior d' Arancio “vino da dessert”, perfetto per il brindisi di Natale e per le occasioni di festa. Per  me invece quest’uva ha un fascino incredibile e volevo poter svelare a tutti i suoi mille volti.

E’ stata una riscoperta?

E’ stata prima di tutto una scoperta: dimostrare che un vino considerato prima solo da dessert ha la stessa potenzialità per essere degustato come vino da aperitivo o addirittura a tutto pasto significa lavorare in vigna in prospettiva del risultato che si vuole raggiungere. Vuol dire pretendere dalla natura e al tempo stesso  rispettarla e saper interpretare le peculiarità di un territorio. Così ho iniziato la prima sperimentazione di prova di seconda fermentazione delle prime 180 bottiglie.Il frutto del primo tiraggio, che univa Fior d'Arancio a Pinot Nero e Chardonnay era già notevole e sono andata avanti con il progetto.

Ha vinto anche la sfida del passito.

Si, ho realizzato una micro produzione di Passito di sole 150 bottiglie numerate.  Per questo ho affrontato sfide importanti anche in vigna: è difficile infatti realizzare l' appassimento sulla pianta, non puoi controllare la natura e rischi, ad esempio, che aquilotti, pojane o perfino cinghiali non mangino le dolci bacche di Fior d'Arancio.

La scelta dei Colli Euganei come territorio d’elezione come è avvenuta?

Ho scelto i Colli euganei perché erano il territorio a me più vicino. Perché bellissimi, con i loro paesaggi  incontaminati a tratti selvaggi, perché la natura vulcanica delle loro rocce rende i vini profondi  e perché ho visto tramonti tra i più belli della mia vita calare tra vigne silenziose e ulivi secolari

Perché ha chiamato i  suoi vini  “Maeli”?

“Maeli” sta per  Marna e Limo, ovvero le due componenti dei terreni dei nostri vigneti. Ho pensato di dare ai miei vini il nome della terra da cui nascono e ho rappresentato il territorio vulcanico in cui hanno origine in etichetta. I vini Maeli sono voci del territorio presente e di quello passato. Protagonista assoluto è  il Fior d’Arancio, che viene declinato in tutte le sue versioni: da vino fermo secco a spumante dolce, da passito a spumante metodo classico, passando per il surlie

E’ vero che fate ancora tutto a mano dalla potatura alla raccolta delle uve?

Assolutamente si, non potremmo fare diversamente, alla luce del nostro modus operandi in vigneto: lavoriamo per di più con un entomologa che studia gli insetti e un botanico che studia le piante presenti nel vigneto. La sinergia tra uomo natura è talmente potente che riusciamo  a decifrare molti segnali che le vigne ci inviano. Bisogna osservare molto le piante, dalle loro foglie si capiscono eventuali carenze di alcune sostanze, ad esempio il magnesio o la presenza di alcuni parassiti

Ha già pensato ad esportarlo?

Certo e  con successo, il mondo ha cominciato a conoscere questa chicca e risponde con entusiasmo.

Il 17 ottobre ci sarà la “Maeli Chef Cup” a Villa dei Vescovi, di che sfida si tratta?

15 chef dell’alta ristorazione veneta si sfideranno nella creazione di un appetizer salato da abbinare al nostro spumante Fior d’Arancio dolce, ribaltando così il cliché per cui il vino dolce si abbina solo ad un dolce. Questo è possibile grazie alla forte mineralità del vino che deriva dai nostri terreni vulcanici e marnosi, per cui il finale del sorso è caratterizzato da una salinità in contrasto con l’ingresso iniziale dolce e quindi il vino può reggere accostamenti anche arditi…

Qual è il traguardo al quale aspira come produttrice di vini?

Far conoscere il Fior d’Arancio nel mondo in tutte le sue versioni e far rivalutare il moscato giallo. Anche se il moscato ad oggi è il vino più venduto al mondo, purtroppo non è sinonimo di vino di qualità ma di vino dolce di basso livello e di basso costo. Il moscato giallo ha invece una natura versatile e cambia tantissimo a seconda della tipologia in cui viene vinificato, prestandosi a tantissimi abbinamenti culinari. Inoltre, nelle versione spumante dolce, si presta ad essere sorseggiato a qualsiasi ora della giornata o della serata, fino a diventare il vino perfetto in ogni momento

C’è una persona famosa a cui vorrebbe far assaggiare la sua creazione?

Appena rientrata da Londra ho pensato che mi piacerebbe molto fosse degustato alla corte della regina Elisabetta II, che reputo molto trendy. Mi piace immaginarla che sorseggia fior d’Arancio alle cinque  al posto del the!

Qual è la soddisfazione più grande che ha avuto dal suo lavoro?

Sono stata felicissima delle tre medaglie d’oro vinte partecipando a concorsi internazionali e nazionali come “Champagne and sparkling wine awards” a Londra, “Muscat du Monde” in Francia e “Best Italian awards”a Milano. Spero sia l’inizio di una lunga serie!!!!

Il cinema sempre più spesso sceglie i vigneti come location. Le piacerebbe se girassero un film a Maeli? 

Se le dicessi che ci stiamo già lavorando?

In tv ha iniziato con l’Oroscopo. Crede nell’influenza degli astri nella nostra vita?

Assolutamente si! E le dirò di più: tanto più ci si crede e tanto più le cose accadono! L’importante però è mantenere un atteggiamento equilibrato e tenere sempre ben presente che  prima di tutto siamo noi artefici del nostro destino.

Oltre al vino quali sono le sue passioni?

Amo la buona cucina, il mare e i thriller d’autore….

 

 

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