Alberto Trentini detenuto ancora in Venezuela, la famiglia chiede silenzio: “Ogni parola sbagliata può compromettere la sua liberazione" - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 14:08

Alberto Trentini detenuto ancora in Venezuela, la famiglia chiede silenzio: “Ogni parola sbagliata può compromettere la sua liberazione"

Giorni di angoscia e speranza mentre prosegue il lavoro diplomatico per riportare a casa il cooperante italiano detenuto da oltre un anno in Venezuela. L’appello dei familiari e dell’avvocata

di Carlo Mannelli

Arrestato in Venezuela nel novembre 2024, Alberto Trentini è detenuto senza accuse formali

"La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto”. Così la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante arrestato in Venezuela il 15 novembre del 2024, e l’avvocata Alessandra Ballerini. “Ringraziamo tutti per la comprensione e la solidarietà”, concludono.

La famiglia di Alberto Trentini, ha lanciato un appello pubblico chiedendo rispetto e discrezione in quello che viene definito un momento estremamente delicato della vicenda, vista anche la situazione di forte tensione in Venezuela dopo il golpe di Donald Trump e la cattura di Maduro. 

Al momento dell’arresto, Trentini, stava lavorando per l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, quando è stato fermato mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, e da allora risulta detenuto senza che siano state formalizzate accuse a suo carico.  Questa fase viene considerata particolarmente sensibile perché il lavoro per la liberazione del cooperante si sta muovendo sul piano diplomatico e istituzionale, in un contesto internazionale reso ancora più complesso dall’instabilità che attraversa il Venezuela dopo l’operazione militare degli Stati Uniti che ha portato alla cattura dell’ex presidente Maduro e di sua moglie e al loro trasferimento negli Stati Uniti. Una situazione che richiede cautela, perché prese di posizione pubbliche o dichiarazioni non coordinate rischiano di irrigidire il quadro e di rallentare eventuali sviluppi positivi.

Da qui l’invito alla massima prudenza e al rispetto della riservatezza, nella convinzione che la discrezione possa favorire un esito favorevole per il cooperante italiano detenuto da oltre un anno in Venezuela.

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