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Cronache
Genova, è morto l'uomo colpito da una freccia

Dopo aver visto l'uomo colpito dalla freccia perdere sangue e cadere a terra, l'assassino scende in strada e tenta di soccorrerlo

È morto Javier Alfredo Miranda Romero, l'uomo di 41 anni che, nella notte tra il primo e il 2 novembre, è stato colpito da una freccia scoccata da una finestra nel centro storico di Genova, in piazza De Franchi. 

La freccia usata da Evaristo Scalco, questo il nome dell'uomo che l'ha scoccata, è usata generalmente per la caccia al cinghiale. Si tratta di una tipologia di freccia micidiale, tra le più letali fra quelle che Evaristo Scalco aveva in casa, circa 60 che gli sono state sequestrate dai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini. 

La ricostruzione dell'accaduto

Secondo quanto appreso dagli amici della vittima e dai testimoni oculari, Javier Alfredo Miranda Romero ha trascorso la serata con gli amici in un bar di via dei Quattro Canti di San Francesco, per guardare la partita di Champions tra il Napoli e il Liverpool. Il gruppo ha bevuto e Javier, quando esce dal bar, barcolla e cammina a fatica. Si fermano davanti al civico numero 8, fanno baccano, urlano, danno colpi a una saracinesca.

Uno degli abitanti dello stabile, Evaristo Scalco, si affaccia all finestra dell'appartamento nel quale vive da circa un mese e comincia a litigare con Javier e i suoi amici per il baccano che stavano facendo, finchè non si sporge dalla finestra con in mano arco e frecce e ne scocca una in direzione di Javier. 

Javier viene colpito al fegato. Barcolla, perde sangue. Resta in piedi per un minuto e quindici secondi, mentre gli amici chiamano i soccorsi. Poi cade a terra. A questo punto Evaristo Scalco scende in strada, tenta di soccorrere l'uomo che ha ferito, prova a estrarre la freccia dall’addome di Javier con una pinza e uno straccio bianco, infine viene aggredito dagli amici dell’uomo a terra. Qualche minuto dopo Evaristo Scalco viene arrestato dai carabinieri del nucleo radiomobile. 

Nel frattempo Javier viene portato in ospedale, dove morirà dopo sette ore nel reparto trapianti del policlinico San Martino diretto dal professore Enzo Andorno, dopo due tentativi di trapianto di fegato, l'organo compromesso dalla freccia. Poco prima delle 14 il medico legale accerta la morte di  Javier Alfredo Miranda Romero e l'accusa iniziale di tentato omicidio nei confronti di Evaristo Scalco si trasforma nell'accusa di omicidio volontario aggravato.  A giustificare l’aggravante, l'odio razziale, sarebbero stati gli insulti rivolti da Scalco a Miranda Romero e agli amici che erano con lui: “Stranieri di m…”. 

Chi è Evaristo Scalco

Evaristo Scalco, 63 anni, per tutti “Evi”. Maestro d’ascia, nato a Genova ma da anni trasferitosi nel varesotto, con la passione per archi e frecce abita in quel palazzo di piazza De Franchi da poco più di un mese. Da quando ha ottenuto l’ingaggio per svolgere alcuni lavori come artigiano di coperta per il Kirribilli, lo yacht dell’architetto genovese Renzo Piano che si trova in rimessaggio a Genova.

Ora Scalco è in carcere a Marassi. I carabinieri che hanno perquisito il suo appartamento hanno trovato e sequestrato tre archi e sessanta frecce. Lui ha reso dichiarazioni spontanee ai militari e ha provato a giustificarsi: «Volevo solo dormire, non riuscivo. Ho perso la testa quando li ho visti urinare contro il muro. Ho gridato loro se fossero degli incivili. A quel punto mi hanno lanciato contro uno o due petardi. Non ho capito cosa fossero ma mi sono spaventato. Per questo ho usato l’arco ma non volevo uccidere». Parole che dovranno essere confermate in un successivo interrogatorio che Scalco dovrà rendere davanti al giudice e al pubblico ministero Arianna Ciavattini che ha disposto la convalida dell’arresto.

 

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