Otto giovani, sei minorenni e due appena maggiorenni, sono stati denunciati per tentata rapina dopo l’aggressione a un diciassettenne a Padova. Avrebbero cercato di strappargli una collana d’oro. Solo pochi giorni fa si è tenuta una maxi operazione contro la criminalità giovanile in 44 Province che ha portato a 539 arresti.
Maranza, il diciassettenne circondato nel parco a Padova
Il ragazzo stava attraversando in bicicletta il parco davanti a un centro commerciale di via Romana Aponense quando è stato avvicinato da un gruppo di circa dieci giovani.
Secondo la ricostruzione della Polizia, i primi approcci avrebbero avuto un tono apparentemente scherzoso. L’attenzione si sarebbe spostata sulla collana d’oro indossata dal diciassettenne.
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Uno dei componenti avrebbe iniziato a rivolgergli domande sull’oggetto, avvicinandosi sempre di più. Gli altri lo avrebbero circondato, riducendo lo spazio disponibile per allontanarsi. A quel punto sarebbe stato compiuto un tentativo di strappare la collana.
L’intervento degli agenti ha impedito che il gruppo portasse via il gioiello. Otto ragazzi sono stati identificati e denunciati. Sei hanno meno di 18 anni, mentre due sono neomaggiorenni.
Maranza, perché l’accusa è tentata rapina
Il furto diventa rapina quando la sottrazione del bene viene realizzata mediante violenza o minaccia. Nel caso di Padova l’oggetto non sarebbe stato portato via, ma l’azione avrebbe superato la fase della semplice preparazione.
L’accerchiamento può assumere valore intimidatorio quando impedisce alla vittima di muoversi liberamente. Il tentativo di strappare la collana rappresenta una condotta diretta all’impossessamento del bene.
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Per questo gli investigatori hanno contestato la tentata rapina. Il reato tentato è punito con una pena ridotta rispetto a quello consumato, ma resta necessario accertare il ruolo di ogni indagato.
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Non tutti devono avere compiuto lo stesso gesto. Chi rafforza l’accerchiamento, impedisce la fuga o sostiene consapevolmente l’autore materiale può rispondere in concorso.
Mazanza, denunce e divieto di accesso alle aree urbane
Oltre alla denuncia sono stati adottati provvedimenti Dacur, il divieto di accesso a determinate aree urbane. La misura può vietare la frequentazione di locali, esercizi o zone nelle quali sono avvenuti comportamenti ritenuti pericolosi.
Secondo le notizie diffuse dopo l’intervento, i provvedimenti avrebbero una durata fino a tre anni. La loro violazione può determinare ulteriori conseguenze.
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Per i sei minorenni il procedimento passerà dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni. I due maggiorenni seguiranno invece il procedimento ordinario.
La denuncia non equivale a una condanna. Le responsabilità dovranno essere verificate sulla base delle testimonianze, dei filmati disponibili e dell’esatto comportamento attribuito a ogni giovane.

