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Culture
Fotografia, i due mondi opposti di Tuggener

Di Simonetta M. Rodinò

Lusso ed eleganza nelle feste da ballo e grigiore e fatica del lavoro di fabbrica, donne seducenti e operai sudati. “Seta e macchine”, come lo stesso fotografo amava definirsi. Fu il mondo contrastante rappresentato da Jacob Tuggener, cui sono dedicate due esposizioni al MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna, co-curate da Martin Gasser e Urs Stahel.

L’artista elvetico - mancato a Zurigo 84enne nel 1988 - è poco conosciuto in Italia. Apprezzato da colleghi e professionisti del settore, da un lato non incoraggiava le collaborazioni con i musei, dall’altro ebbe i lavori inaccessibili al pubblico per lungo tempo, dopo la morte, a causa di controversie legali per l’eredità.
Ecco dunque che per la prima volta in Italia si possono ammirare le sue immagini.

Nella mostra “FABRIK 1933–1953” sono raccolte oltre 150 stampe originali, sia tratte dal suo importante libro fotografico omonimo, sia da altri scatti che affrontano la quotidianità operaia nel suo paese.

Nel saggio Fabrik, uscito nel 1943, unico nel suo genere e libro alla base della sua reputazione, da un lato ripercorre la storia dell’industrializzazione, ma dall’altro testimonia il potenziale distruttivo del progresso tecnico indiscriminato il cui esito, secondo l’autore, era la guerra in corso. Non  a caso l’industria bellica svizzera era tra i grossi fornitori di armi.
Foto scure, dalle ampie sfumature di grigi. Che siano oggetti o particolari delle macchine,  piccole scene interpretate dalle figure al lavoro nella fabbrica, o ancora ritratti dei protagonisti, dal fochista all’uomo addetto alla caldaia, dalla fattorina al ragioniere, le immagini godono di una componente cinematografica.
Affascinato dalle pellicole mute, comprò nel 1937 una cinepresa con cui realizzò alcuni cortometraggi: i passaggi tra  piani lunghi e  primi piani nella ripresa dinamica sono il risultato del suo amore per il cinema.  Quattro filmati sono proiettati all’interno dell’esposizione.

Agli antipodi la seconda mostra “Nuits de Bal 1934-1950”: proiezioni coreografate degli scatti di balli, momenti mondani e misteri della società. Indossando lo smoking, con la sua Leica immortala donne eleganti nei propri abiti da sera, gioielli sfavillanti, pellicce vaporose…ma anche musicisti, camerieri, maître…, che in rispettoso silenzio attraversano quel mondo onirico da cui gli ospiti si svegliavano all’alba. Quegli stessi ospiti che osteggiarono la pubblicazione delle foto. Ragione della quasi assente distribuzione del materiale.

Sguardo penetrante, Tuggener con i giochi di luci e ombre ebbe un talento visivo notevole.
A proposito delle fotografie delle fabbriche il critico svizzero Max  Eichenberger scrisse : “….un singolare alchimista che, pur se in quantità ridotte, è in grado di tramutare il piombo in oro”.
Insomma, tanta poesia. Malgrado la fabbrica…

“FABRIK 1933–1953” e “Nuits de Bal 1934-1950”:
Fondazione MAST - Via Speranza 42 - Bologna
Fino al 17 aprile 2016
Orari: martedì – domenica 10 -19
Infoline: 051/6474345
staff@fondazionemast.org
Ingresso libero

Tags:
fotografiatuggener
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