Goli Otok, isola delle libertà - Affaritaliani.it

Culture

Goli Otok, isola delle libertà

SALA FASSBINDER | 1 - 13 APRILE 2014


MAR-SAB: 20:30 / DOM: 16:00 


GOLI OTOK
Isola della libertà
testo di Renato Sarti
da un progetto di Elio De Capitani e Renato Sarti
assistente alla regia Anna Rita signore
musiche Carlo Boccadoro
con Elio De Capitani e Renato Sarti
luci di Nando Frigerio
produzione Teatro dell'Elfo in collaborazione con Teatro della Cooperativa
si ringraziano Giacomo Scotti (autore del libro Goli Otok) e Ada Juretich

Si, al termine di questo spettacolo ( ma cosa è " spettacolo? ") non si può non ringraziare.
E non so chi ringraziavo: Aldo? Elio de Capitani? Renato Sarti? Giacomo Scotti? o la tremenda umana  disumanità di Goli Otok? Specchio riflettente un' umanità mai compiuta e, forse, per sempre impossible a divenire.
Non ci sono molte parole da dire davanti al racconto di questo nostro pezzo di storia, una storia che ci rappresenta, che appartiene a noi tutti, a tutti gli uomini che si interrogano sull' incapacità di essere e divenire Umani.
Ascoltare le parole che ci vengono dette da un sopravvissuto, non basta,  anzi dilata vertiginosamente la distanza tra chi dice e chi ascolta, svelati a noi stessi da quegli occhi che raccontano la disperazione del segreto partato addosso tutta una vita. 
Un segreto indicibile perchè inconsciamente sentiamo che nessun umano potrà sopportarne il peso, ma è solo dicendolo quel segreto che ci diamo possibilità di contrastarne l'insensatezza.
Andate e attraversatelo questo pezzo di vita raccontato magnificamente da Elio de Capitani, interrogatevi come Sarti interroga la sua e la nostra stessa inconfessabile curiosità, ma non fermatevi, non fermiamoci alla commozione, al giudizio, no, quello che il teatro insinua in noi è sempre una militanza non armata, il teatro, vero come questo, è un coltello piantato nel nostro cuore per risvegliarci ..
Goli Otok non è solo là, non è solo una cicatrice bianca dentro l'azzurro del mare, no, Goli Otok rivive ogni volta che non sappiamo dire no alla menzogna, ogni volta che non sappiamo dire no alla putrefazione dei sogni che abbiamo sognato insieme, ogni volta che rinneghiamo l'essere che siamo e che non vive di potere, ma di amore, di un amore che sa che la legge non è la giustizia, che sa che l'etica è un sentimento che arriva dal cuore..
 
Talora ho udito un organo cantare,
nella navata di una cattedrale,
senza capir parola,
ma trattenendo sempre il mio respiro,
e poi mi sono alzata, ed ero, uscendo,
una fanciulla più assorta,
benche ignorassi cosa mi era accaduto
nell'antica navata benedettina.
 
Io, senza contraddire la Dickinson, lo so cosa mi è accaduto nell'antica navata, la stessa cosa che mi è accaduta questa sera in questo spettacolo; io sono la navata, un potenziale immenso tra immanenza e trascendenza, un compito immenso e semplice l'umano, un canto che s'alza e che tradiamo continuamente.
E quando lo tradiamo vorremmo distruggere ogni prova del nostro tradimento, ( quello che volevamo fare di Goli Otok) sino a distruggere noi stessi, pur di non vedere quel che ancora una volta non siamo riusciti ad essere.
Ma non illudiamoci, c'è sempre una voce che s'alza e canta.
E' questa voce che ogni giorno ringrazio.
 
Patrizia Gioia
"i semi della gioia"
www.spaziostudio.net