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Culture

di Francesco Bricolo

Devo dire che è stato bello e anche commovente. Ieri mio figlio di terza elementare ha fatto la prima confessione. Un'ora e mezza volata via bene e liscia, una settantina di bambini e bambine con relativi genitori e poi siamo stati assieme per il resto del pomeriggio e ci ho riprovato. Ho tentato di nuovo due parole, qualche ragionamento proprio sulla confessione e ancora m'è andata buca. Non ci si riesce proprio e mi dispiace perchè è una bella comunità, viva e forte quella dome vivo. Le catechiste sono molto brave, ci sanno fare con i ragazzi e anche a noi genitori abbiamo fatto il nostro cammino. Gli amici e le amiche con le quali ho provato a toccare per esempio l'argomento dei sacramenti ai minori facendo notare che avrebbe più senso dare i sacramenti a persone più avanti nell'età che hanno più consapevolezza, l'unica cosa che ho ottenuto sono state smorfie di dubbi e perplessità. Peggio è andato quando ho provato a parlare e a chiedere che cosa è il peccato. Mi hanno detto esplicitamente che questi discorsi non hanno senso e mi sono fermato rendendomi conto che davvero sono riflessioni le mie che non trovano non dico accoglienza, ma nemmeno interesse, anzi forse scatena panico. Mi hanno proprio detto che la comunità ha bisogno di paletti di riferimento e che lo schema battesimo, riconciliazione ed eucarestia nel primo decennio di vita funziona bene e non si vede la necessità di modificarlo. Forse il momento di maggiore lucidità in queste piccole e frammentate discussioni è stato quando una mia amica mi ha chiesto cosa voglio e ho risposto che vorrei una comunità che oltre a fare quello che fa riuscisse a parlare con serenità di quello che fa esplicitandone le ragioni. Ma la sola ipotesi per esempio di non battezzare i bambini appena nati e di educarli portandoli al battesimo da adulti accettando se non lo vogliono fare, scatena il panico e il fuggi fuggi. Non si riesce nemmeno a porre il problema, figuriamoci parlarne. La speranza è che raccontando queste storie e tentando di rifletterci pubblicamente, si riesca a tenere aperto un dibattito che magari nelle comunità locali al momento non riesce a decollare per una serie di ragioni che vanno rispettate.

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