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Culture

di Simonetta M. Rodinò

Riprodurre la realtà in modo più completo di quanto non fosse mai avvenuto in precedenza fu lo stimolo che animò la corrente del cubismo. Complici il linguaggio dei "fauves", l'opera di Cézanne e la scultura primitiva africana, nella Francia dei primi anni del '900 era nell'aria il desiderio di una nuova ricerca analitica. Pionieri del movimento furono Braque, Juan Gris e Pablo Picasso.  Al primo (1882 - 1963), il Grand Palais di Parigi dedica, fino al 6 gennaio, l'ampia retrospettiva "Georges Braque", che presenta cronologicamente tutti i periodi della sua speculazione. Dai paesaggi fauvisti dell'Estaque, con cromie accese, alle tele cubiste, nate durante le lunghe chiacchierate a Montmartre con l'amico Picasso: insieme, le sere parlavano d'arte, si divertivano, bevevano …e confrontavano i loro quadri, spesso realizzati a quattro mani. Tanto che appare difficile riconoscerne la paternità.  Dai collages alle "Canephore" degli anni Venti, dalla serie dei biliardi e degli atelier, fino agli uccelli, il cui movimento è rappresentato con assoluto rigore stilistico. Oltre alle 200 tele, una sezione presenta foto - da Man Ray a Cartier-Bresson- , lettere, libri, cataloghi e filmati d'epoca.
www.grandpalais.fr
 

Sognatore solitario, innovatore rigoroso, Paul Klee era violinista prima di dedicarsi alla pittura e fu tra i pochi ad aver creato un ponte tra il suono e la visione, tra il tempo e lo spazio. Il grande artista svizzero, mancato 61enne nel 1940, è protagonista dell'ampia rassegna "Paul Klee - Making Visible", ospitata alla Tate Modern di Londra, fino al 9 marzo 2014. La mostra di 130 tra quadri e disegni, prende il titolo da una frase dei suoi Diari: "L'arte non riproduce il visibile, l'arte crea il visibile". Dagli esordi a Monaco di Baviera intorno al 1910, quando si unisce agli avanguardisti della corrente artistica "Il cavaliere blu", tra cui Kandinsky, fino alle ultime opere. Il cuore dell'esposizione è focalizzato sui dieci anni trascorsi a insegnare pittura al Bauhaus, quando nel 1920 fu chiamato dall'architetto Walter Gropius: le tele astratte prodotte in quel periodo, come la composizione ritmica "Fuoco nella sera" (1929), lo portarono all'attenzione della critica internazionale. Il consiglio di Klee ai suoi studenti era "prendete una riga e portatela a fare una passeggiata". Dotato d'inesauribile immaginazione, l'artista in tutto il suo percorso coniuga immagini geometriche, triangoli, quadrati, rettangoli … con figure oniriche, dove il gioco in tutte le sue multiformi sfaccettature è una costante.
www.tate.org.uk

Arrivato da bambino, nel 1933, in Gran Bretagna, tra i rifugiati ebrei scampati al nazismo, Lucian Freud, nipote di Sigmund, si fece notare come pittore neoromantico negli anni Quaranta.  Dal nonno, padre della psicanalisi, non solo imparò a conoscere i fumetti dell'epoca, ma ricevette in regalo stampe raffiguranti le "Stagioni" di Bruegel e altre opere di Dürer e Tiziano. Il Kunsthistorisches Museum di Vienna gli dedica, per la prima volta, fino al 6 gennaio una mostra situata non lontano dalla casa in cui visse Sigmund, in cui, in parallelo, una rassegna fotografica presenta immagini dell'atelier dell'artista, scattate dal suo assistente David Dawson. L'esposizione, cui il pittore contribuì personalmente a organizzare poco prima della sua morte nel luglio 2011, si snoda su un arco di quasi 70 anni di attività: sono ospitati non solo ritratti ma anche nature morte e paesaggi, provenienti da musei internazionali e collezioni private. Ecco le immagini di alcuni parenti di Freud: crudele e spietato li ritrae in espressioni sofferenti, spesso coi corpi nudi disfatti, abbandonati su divani, che trasmettono un'angoscia penetrante. Dipinge anche figure maestose: così, la regina d'Inghilterra Elisabetta II, o artisti a lui contemporanei come Francis Bacon. Non mancano gli autoritratti, tra cui l'incompiuto del 1956, esposto l'ultima volta 30 anni fa.
www.khm.at

Realizzò oltre 800 tele e un migliaio di disegni, in una sola decade, segnata da profondi tormenti, con crisi intense intervallate da momenti di serena euforia.  Cominciò a 28 anni e morì a 37. Solo un grande genio come van Gogh poteva incidere così profondamente nella storia dell'arte. In occasione del 160mo anniversario della sua nascita, il Vangoghmuseum di Amsterdam, dopo sette mesi di chiusura, riporta a casa le opere dell'artista olandese. La rassegna "van Gogh at work", fino al 12 gennaio, che ospita la più grande raccolta al mondo, 200 dipinti e 400 disegni, è accresciuta da opere degli "artisti del Boulevard Petit", Paul Gauguin e Henri de Toulouse-Lautrec e dalla celebre collezione di stampe giapponesi di Vincent. Che realizzò, nei due anni che trascorse a Parigi, ben 27 autoritratti: non aveva denaro per pagare i modelli, utilizzava così il proprio viso per sperimentare le cromie chiare e brillanti e la tecnica dai piccoli tocchi e tratti di pennello. La straordinaria e unica rassegna si articola sulle varie fasi del suo linguaggio: da "I mangiatori di patate", del 1885 ai celebri "Girasoli", presenti in due versioni, una delle quali prestata dai musei londinesi, fino a "Campo di grano con volo di corvi", dipinto l'ultima settimana del luglio 1890, la stessa in cui si sparò. In dieci anni vendette un solo quadro. Dopo la sua morte, iniziò la sua riscoperta.
www.vangoghmuseum.nl

 

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