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Culture
Woody Allen, esce in Italia il nuovo film che gli Usa potrebbero non vedere

È il 1992 quando a Woody Allen vengono mosse le prime accuse di molestie sulla figlia Dylan Farrow, e a distanza di quasi 30 anni, il regista, oggi 85enne, ha ancora (o forse sempre più) difficoltà a far produrre e distribuire le proprie opere. Anche se a quelle accuse non è mai seguita alcuna sentenza di colpevolezza, per una parte dell’opinione pubblica Allen resta “quello che ha sposato sua figlia”, “quello che ha violentato sua figlia” e quindi “un pedofilo”.

Woody Allen e il nuovo film, Rifkin’s Festival

Il 6 maggio 2021 esce nelle sale cinematografiche del nostro paese l’ultimo film di Allen, Rifkin’s Festival, una coproduzione italo-spagnola che ha già incassato oltre un milione di dollari, è stato proiettato nelle sale di Spagna, Russia e Olanda ma non ha ancora un distributore negli Stati Uniti. In altre parole: c’è la possibilità che nessun cinema a stelle e strisce lo trasmetta al proprio pubblico.

Per quale motivo? Andiamo con ordine.

Il caso Wood Allen, Mia Farrow e Soon-Yi Previn

Nel 1980, Woody Allen e Mia Farrow iniziano una relazione amorosa e per 12 anni restano insieme senza mai sposarsi né convivere. Ognuno mantiene il proprio appartamento a New York, e la Farrow divide il suo con i tre figli biologici (avuti dal secondo marito André Previn) e i quattro adottivi, tra cui Soon-Yi Previn, che ha tra i sette e gli otto anni quando la madre inizia a frequentare Allen.

Nel 1985 Mia adotta la neonata Dylan, e nel 1987 nasce Ronan Farrow, unico figlio biologico di Mia e Woody, anche se la madre ha pubblicamente ammesso che il vero padre potrebbe essere Frank Sinatra, suo primo marito e, in quegli anni, amante.

IPA IPA23551109 prWoody Allen e Mia Farrow ai tempi della loro relazione
 

Nel 1991, Woody Allen adotta due figli della Farrow, Dylan e Moses. Nel 1992, l’attrice scopre la relazione clandestina tra sua figlia Soon-Yi Previn, che ha tra i 19 e i 22 anni (non si sa con certezza la sua data di nascita) e Woody Allen, di 35 anni più grande di lei.

La rottura tra la Farrow e il regista dà il via a una battaglia legale per l’affidamento dei figli “condivisi”, ovvero Ronan, Moses e Dylan. Ed è da quest’ultima, ancora bambina, che partono le prime accuse di molestie al padre.  

Due commissioni indipendenti investigano per mesi sulla questione: quella della Clinica per gli abusi sessuali sui minori dell’Ospedale di Yale-New Haven e i servizi sociali infantili dello stato di New York. Il responso parla chiaro: non c’è stata alcuna molestia, ma la bambina risulta “emotivamente vulnerabile” e “segnata da una famiglia disturbata”, e può essersi inventata gli abusi condizionata dal clima teso in cui vive, oppure “indottrinata o influenzata da sua madre”, in una sorta di ripicca contro l’ex per il tradimento con l’altra figlia.

Per questo, il giudice che segue il caso reputa inaccettabili per mancanza di prove le accuse di molestie su minore contro Allen, ma concede comunque l’affidamento dei figli a Mia Farrow perché reputa “inappropriato” il comportamento di Allen nei confronti di Dylan.

IPA IPA23403742 prLa famiglia Farrow ai tempi della relazione tra Mia e Woody
 

Nel 1997 Woody Allen e Soon-Yi si sposano, e da allora vivono a Manhattan con le loro due figlie adottive. La relazione tra i due ha causato certo un grande scandalo ai tempi e molti problemi alla carriera del regista, che però ha potuto sempre continuare a scrivere, girare pellicole e tenere concerti (con la Woody Allen and The Eddy Davis New Orleans Jazz Band) senza troppi impedimenti, collaborando con grandi attori e attrici, come Penelope Cruz, Scarlet Johansonn e Kate Winslet.

Woody Allen e le accuse di molestie della figlia Dylan

Qualcosa cambia nel 2014, quando Dylan Farrow, ormai adulta, ribadisce le sue accuse in una lettera pubblica: “Quando avevo sette anni, Woody Allen mi prese per mano e mi portò in una piccola soffitta al primo piano di casa nostra […]. Quindi abusò sessualmente di me […]. Da quando ho memoria mio padre fece sempre con me cose che non mi piacevano. Non mi piaceva che mi portasse spesso via da mia madre, dai miei fratelli e amici per stare solo con me. Non mi piaceva quando mi metteva il suo pollice in bocca. Non mi piaceva quando dovevo andare a letto con lui sotto le coperte quando indossava solo le mutande”.

A rispondere è però Moses, l’altro figlio di Allen e Farrow: “È ovvio che Woody non ha molestato mia sorella. Lei gli voleva bene e non vedeva l’ora di vederlo quando lui veniva a trovarla. Non si è mai nascosta da lui finché nostra madre non è riuscita a creargli attorno un’atmosfera di paura e odio. Il giorno di cui parla Dylan, in casa eravamo in sei o sette. Eravamo tutti in camere aperte e nessuno, né mio padre né mia sorella, era chiuso in una stanza. Mia madre era uscita a fare shopping. Io non so se mia sorella davvero creda di esser stata molestata o se stia cercando di compiacere mia madre. Avere nostra madre dalla propria parte era una motivazione molto potente, dato che averla contro era terribile”.

IPA IPA23551094 prMia Farrow e la figlia Dylan adolescente
 

Il movimento #metoo travolge anche Woody Allen

Ma dal 1992 la società è cambiata: da lì a tre anni esplode il movimento #metoo, che partendo dal caso Weinstein travolge tutto il cinema, e tra i numerosi nomi coinvolti dagli scandali, già noti (come nel caso di Polański) o sollevati per la prima volta, c’è anche quello di Woody Allen, che proprio in quel momento ha finito di girare A rainy day in New York. Gli Amazon Studios, che avrebbero dovuto distribuirlo, rescindono il contratto con il regista, che comprendeva quattro film in totale, e la pellicola esce solo nelle sale europee due anni dopo. Registi e attori che hanno lavorato con lui si scusano per averlo fatto o dichiarano di non volerlo rifare, tra cui Timothée Chalamet, Colin Firth e Rebecca Hall.

Broadway annulla la trasposizione teatrale di un suo film, poi è la volta dell’editoria, che volta le spalle all’autobiografia di Allen: è il New York Times a rivelare che ben quattro case editrici hanno rinunciato a pubblicare il libro, troppo a rischio boicottaggio. Hachette ne compra i diritti in segreto ma li restituisce all’autore quando i dipendenti della sede di New York lo vengono a sapere e improvvisano una protesta in strada. Il volume arriva in Italia nel 2020 grazie a La nave di Teseo col titolo A proposito di niente.

È proprio l’Italia, insieme a Spagna e Francia, a restare un solido mercato per le opere firmate Woody Allen. Forse non basterà a salvargli reputazione e gloria, ma sembra essere servito a fargli cambiare idea sul non scrivere più film, ipotesi ventilata dal regista nel 2019. E infatti, rivela nella presentazione stampa di Rifkin’s Festival, ha già “pronta una sceneggiatura da realizzare a Parigi, ma la pandemia ha rovinato tutto. Non appena si ripartirà spero di poter tornare lì a girarlo. È un film di cui posso solo dire che guarda un po' a Match Point".

IPA IPA23551124 prWoody Allen con la moglie Soon-Yi Previn
 

Rifkin's Festival analizza invece le differenze tra cinema americano ed europeo, attraverso la vita del protagonista, un ex professore di storia del cinema sposato con Sue, un’ambiziosa addetta stampa. "Credo che la spinta principale di un film sia la sua innovazione, il tipo di realizzazione artistica” riporta l’Ansa. “Il cinema negli States è rimasto immaturo, guidato com'è principalmente dal profitto. I film europei sono più avanti di quelli americani, sia nella tecnica cinematografica che nel soggetto".

Ancora all’inizio di quest’anno, il documentario Allen vs Farrow ha di nuovo riacceso le polemiche sulle accuse di molestie al regista, che ormai sembra cercare in Europa quel riscatto che gli Stati Uniti hanno deciso di negargli. Se lo troverà proprio con Rifkin’s Festival non possiamo ancora dirlo, ma di certo la curiosità è tanta, e una pellicola di Woody Allen è comunque un modo romantico di inaugurare il ritorno al cinema dopo un anno di chiusure e pandemia.

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    woody allenrifkin's festivalmia farrow#metoo
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