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Economia
Achermann (BE): "Obiettivo del piano industriale nel 2019. E poi..."

Quando tutto sembra cambiato, radicalmente cambiato, al punto da darci un leggero senso di vertigine. Quando abbiamo l’impressione che la realtà ci sfugga per via della sua complicatezza. Quando temiamo di non comprendere più concetti e procedure un tempo familiari.

Ecco, potrebbe essere questa l’impressione di fronte ad imprese come BE, la cui missione è supportare l’innovazione dell’ecosistema economico più competitivo che esista al mondo: i servizi finanziari evoluti. A questo inevitabilmente penso prima di entrare in BE (https://www.be-tse.it/it/) per realizzare l’intervista al suo presidente Carlo Achermann, nella sede situata proprio in piazza degli Affari, in un palazzo di moderna trasparenza. Quando ne uscirò, lo anticipo per tranquillizzare l’amico lettore, scoprirò che se è vero che tutto cambia e tutto scorre con vertiginosa rapidità, è altrettanto vero che i “principi cardine”, le viti e i bulloni che danno stabilità e concretezza alla macchina del business, sono sempre gli stessi: competenza, affidabilità, amore per il proprio lavoro.

Presidente partiamo dall’inizio, BE cos’è?
“Originariamente nasce con un altro nome, Data Service, diventa Be nel 2008. Da quel momento comincia un percorso di crescita esponenziale esagerata, dall’uscita dalla “black list” fino all’entrata nel mercato Star. Abbiamo circa 1.100 dipendenti diretti e 450 indiretti, o associati con partita iva. E’ presente in 9 paesi, Italia compresa. Si occupa principalmente di information technology e consulenza. I clienti di questa società sono fondamentalmente e quasi esclusivamente istituzioni finanziarie, soprattutto banche e assicurazioni, marginalmente per il 4-5% utilities come Enel, ma per la maggioranza banche e assicurazioni in Italia e all’estero”.

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Foto di Bud Fox

I nomi dei principali clienti si possono dire?
“Certo, il più importante in Italia è Unicredit che è base forte della nostra attività, e Intesa. Poi all’estero Deutsche Bank, Barclays, Lloyds in Inghilterra e addirittura Deutsche Borse in Germania. Insomma i più importanti istituti di credito europei”.

Abbiamo raccontato cosa fate, ora ritorniamo alle origini della società, dopo Data Service 11 anni fa con Tamburi e Rocco Sabelli e mi pare Banca Intesa viene messa la prima pietra del nuovo gruppo, giusto?
“No, Intesa entra nell’anno successivo attraverso l’acquisizione di una nuova società nella quale Intesa partecipava. Rocco Sabelli è stato sicuramente uno dei pionieri come apporto di capitale, ma è Tamburi il vero deus ex machina dell'operazione che dal primo momento a oggi ha accompagnato prima la ristrutturazione e poi la successiva crescita di una società piccola, ma con una crescita ruggente anno su anno".

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Foto di Bud Fox

Da lì un nuovo inizio, nel 2009 il cambio di nome giusto?
“Da Data Service, prima Bee Team e poi definitivamente BE”.

Nove anni di crescita costante, soddisfatti o volevate di più?
“Assolutamente soddisfatti”.

Una crescita che si traduce anche in espansione territoriale e non solo di bilancio, in quali paesi siete presenti oltre all’Italia?
“In assoluto il paese più importante è la Germania con 90 milioni di euro di fatturato, segue UK, Polonia, Romania e Svizzera, Austria, Ucraina e Spagna”.

L’Italia è per voi strategica o sono più importanti gli altri paesi?
“Assolutamente sì, anche se adesso sta rappresentando solo il 40-45% del fatturato, l’Italia è per noi straordinariamente importante”.

Questo glielo chiedo, perché nella vostra pagina del sito relativa al “business” è presente un importante scorcio di Londra…
“Perché nell’immaginario mondiale UK è la finanza”.

Intendo, l’Inghilterra è un’opportunità grande per voi?
“Sì assolutamente, è stato il primo paese estero in cui siamo andati, nel 2011 e poi nel 2012 abbiamo acquisito il 100% di una società che oggi si chiama EBIB”.

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Foto di Bud Fox

Questo glielo chiedo perché 2 anni fa c’è stata la Brexit. Oggi mentre tutti scappano da UK, voi fate i salmoni?
“Noi siamo lì da 5/6 anni. E’ una società completamente diversa, ma è sicuramente un osservatorio nel mondo della finanza, anche un domani se uscirà dall’Europa”.

Dunque per voi è un’opportunità?
“Dobbiamo scoprire le eventuali evoluzioni, ma essere già lì, conoscere il mercato da 5/6 anni per noi è un vantaggio enorme rispetto alla concorrenza”.

Dunque tutti i cambi normativi, da Brexit alla Mifid2 per voi sono opportunità?
“Sono sempre stati pane per i nostri denti”.

C’entra qualcosa la crescita del titolo con il fenomeno Blockchain?
“No, il nostro titolo ha fatto una corsa enorme, da 0,19 euro dell’aumento di capitale di 6 anni fa, fino alla quotazione di 1 euro di oggi, la salita è stata esponenziale. Adesso un po’ di respiro, ora dobbiamo portare a termine il piano industriale al 2019 che prevede il raggiungimento di 200 milioni di euro di fatturato. Il percorso è soddisfacente, dobbiamo fare altre due acquisizioni tra questo e il prossimo anno, ormai siamo vicini all’obiettivo”.

Quindi alla blockchain non ci pensate?
“No.”

Chi sono i vostri principali concorrenti su scala nazionale e internazionale?
“Accenture come sempre, con cui ci confrontiamo. Per esempio con l’importante cliente Unicredit, loro sono primi fornitori, noi siamo secondi. In ogni caso ciascuno cammina per la sua strada, Accenture più tecnologica, noi un po’ più tecnologici e consulenziali”.

In Italia anche Reply è un vostro concorrente?
“Sì, anche se molto meno. Io sono stato in Reply per 6 anni, loro fanno molta tecnologia e meno consulenza”.

E in Europa oltre ad Accenture?
“Capco in Germania e Uk. Facciamo un percorso tutti insieme, ma per la qualità nei sevizi che diamo, per il valore e i prezzi relativi noi siamo sempre competitivi e vincenti. Ormai vinciamo perché forniamo un servizio valutato bene ovviamente a un prezzo correlato”.

Siete ancora un media azienda e state crescendo molto aggressivamente, avete tra le grandi qualche aziende modello di riferimento? Ovvero vorrei diventare come…
“Prima ho citato Capco. Siccome la maggior parte delle nostre attività è nel mondo della consulenza, più che nella parte IT, per noi Capco in Europa rappresenta un punto di riferimento”.

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Foto di Bud Fox

Piccoli e prelibati. Se doveste ricevere un’offerta di acquisto, vi sentireste più spaventati o lusingati?
“Dipende da quanto ci valutano. Ovviamente se ci fanno un’offerta altissima saremmo lusingati (ride)”.

Quindi a un prezzo alto…
“Non pensiamo di vendere, né noi, né il nostro primo azionista che è Tamburi. Poi ovviamente il mondo è aperto”.

Attualmente il titolo delude, da inizio anno siete in negativo…
“Sì ma ha corso molto prima, ora sta respirando”.

Avete qualche sorpresa nel cilindro per ravvivare?
“I Pir oggi hanno un po’ rallentato. Siamo concentrati nel raggiungimento degli obiettivi del piano industriale. Gli investitori oggi stanno ancora valutando cosa faremo, però siamo soddisfatti dell’attuale situazione, i parametri sono in linea, forse sottostimati”.

Avete confermato l’operazione buyback…
“Oggi (26 Aprile 2018) in assemblea è stata deliberata”.

Ricapitolando: cambiamento di nome, risanamento del gruppo, uscita dalla black list, siete entrati nel segmento Star che è la vetrina più bella di Piazza Affari, prossimi traguardi?
“Raggiungere l’obiettivo del piano industriale del 2019, questo è il primo”.

Perché un investitore dovrebbe guardare con attenzione a BE?
“Secondo me perché siamo una società che fino a oggi ha dato soddisfazioni, sono 3 anni che paghiamo il dividendo, i parametri finanziari sono assolutamente in linea con i numeri che di volta in volta abbiamo portato sul mercato. Io se facessi l’investitore ci darei un occhio”.

Ho sentito che prima dell’assemblea parlavate della Roma. Più probabile il passaggio del turno con il Liverpool o rivedere il titolo sopra 1euro?
“(ride) Sicuramente 1 euro, più facile”.

Forse perché non tifa Roma?
“No, lo dico da romanista, la partita è molto più dura”.

Non crede al secondo miracolo?
“I miracoli sono cose rare”.

Il miracolo della Roma, come sappiamo, non si è verificato, ma BE non ha bisogno di aiuti celesti, è già una realtà più che affermata. Lo dimostrano, e sono l'ennesima conferma, i risultati del primo trimestre 2018: ricavi a 33,5 milioni (31,2 milioni al 31 Marzo 2017), EBITDA a 4,8 milioni (+9,5% rispetto al 31 Marzo 2017) e un risultato ante imposte di 3,1 milioni (+48,3% rispetto a un anno fa).

Una crescita vivace, anche se rispetto a giganti come Accenture e Capco su numeri complessivamente ancora piccoli, ma in ottica di investimento sicuramente attraenti, perché è sempre più conveniente puntare sulla preda, veloce e di grande avvenire, piuttosto che sui giganti, solidi ma ormai lenti e appagati.

@paninoelistino

Tags:
achemanbepiazza affaribrexit
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