Caso D’Alema, la doppia trattativa parallela e l’affare saltato
Il caso del tentativo di vendita di armi alla Colombia da parte di Massimo D’Alema, che con il suo gruppo di broker tentava di fare da madiatore per la trattativa puntando ad una maxi commissione da 80 mln, ha provocato un effetto a catena. In questi giorni – si legge sulla Verità – è in corso un audit interno di Leonardo, avviato al fine di ricostruire l’intera vicenda. Il potere di verifica è in mano al presidente Luciano Carta. Voci interne riferiscono che Carta e l’amministratore delegato Alessandro Profumo convivono da separati in casa all’interno della società.
Intanto – prosegue la Verità – spunta anche un altro broker: Luis Zapata. Contrattualizzato per il suoi agganci in Colombia. Con lui in campo Leonardo aveva iniziato a trattare la vendita di armi ai sudamericani. Ma in autunno Zapata viene scavalcato. Giancarlo Mazzotta, l’uomo di D’Alema plurimputato per vari reati, mette in campo altri due broker. I quali vantavano curriculum e contatti che si stanno rivelando falsi o compromettenti. D’Alema ne parla con Profumo e da lì in poi, per motivi ancora da chiarire, sono iniziate due trattative parallele che portano alla rottura con i sudamericani.
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