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Economia
Euler Hermes Italia, insolvenze in aumento ma ancora sotto i livelli pre Covid
(fonte  pixerpay)

Euler Hemers, nel 2022 insolvenze globali in aumento del +15% dopo due anni di calo, in Italia 12.000 aziende a rischio default

Lo choc economico causato dalla pandemia nel 2020 è riuscito a reggere il colpo anche grazie alle misura di sostegno statali messo in campo dal governo. Evitando così ondate di fallimenti ed insolvenze. Ma ora, quando verranno meno gli incentivi, la situazione sarà costretta a un altro cambio di passo. Secondo gli economisti di Euler Hermes, compagnia di assicurazione del credito del gruppo Allianz, nel 2022 le insolvenze globali vedranno un rimbalzo del 15%, dopo due anni di calo. Se il ritiro invece sarà calibrato e graduale, il ritorno ai livelli di insolvenza pre-crisi richiederà più tempo. 

Sul fronte nazionale per il 2021 sono previsti 10.500 casi e 12.000 nel 2022: questi dati rappresenterebbero grandi aumenti in termini di percentuale per anno, rispettivamente in aumento del 47% nel 2021 e del 14% nel 2022, ma, in termini assoluti, saremmo ancora un livello più contenuto rispetto ai livelli pre-covid 19: 10.500 casi sia nel 2018 che nel 2019 e soprattutto al caso record del 2014 pari a 14.735. 

A determinare l'evoluzione delle insolvenze dei prossimi mesi, secondo gli analisti di Hermes Italia, sono cinque indicatori: lo slancio globale della ripresa economica, che sarà decisivo per determinare la velocità del disimpegno statale e influenzerà a sua volta il ritmo di normalizzazione delle insolvenze aziendali. Nella maggior parte delle economie avanzate, la crescita del PIL dovrebbe superare il +1,7% necessario per stabilizzare le insolvenze nel 2021-2022. Vale la pena ricordare che Euler Hermes prevede per il PIL globale una crescita del +5,5% nel 2021 e del +4,2% nel 2022; la velocità del disimpegno statale, in quanto influenzerà anche le dinamiche di erosione della liquidità delle aziende;

E ancora, le aziende fragili, un punto ancora più importante in quanto molte di esse saranno ad alto rischio di default, in particolare le aziende "zombie" pre-Covid-19, tenute a galla da misure di emergenza e quelle indebolite dal maggiore indebitamento dovuto alla crisi; il deterioramento delle finanze aziendali, che si aggiunge ai problemi di sostenibilità del debito e la rapida ripresa della creazione di imprese, poiché l'aumento del numero di nuove imprese farà automaticamente crescere la base di calcolo delle potenziali insolvenze, in particolare nei settori in cui la costituzione di nuove attività è fortemente legata alla soddisfazione dei nuovi bisogni post-pandemia (ad esempio, le consegne a domicilio), ma la cui redditività resta incerta.

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