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Economia
Capitanio (Agcom): "Fibercop-Oper Fiber? Monopolista dei servizi di accesso"

Fusione FiberCop-Open Fiber: Capitanio (Agcom) analizza i possibili effetti sulla concorrenza e la regolamentazione

Secondo Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, dalla possibile operazione di consolidamento di Open Fiber con Fibercop “potrebbe nascere un monopolista dei servizi di accesso, quindi la regolamentazione sarà più invasiva, quanto meno a livello geografico”. In un’intervista con Radiocor-Il Sole24Ore, Capitanio traccia i possibili effetti dell’operazione.

Capitanio ha spiegato che, nel caso di una fusione tra Open Fiber e la nuova Fibercop – la cui guida è stata affidata a Luigi Ferraris – ci sarà una valutazione da parte della Commissione europea. Gli esperti di Bruxelles, che hanno approvato senza condizioni l’acquisizione di NetCo da parte di Kkr, esamineranno gli aspetti antitrust dell’operazione Fibercop-Open Fiber. “Dopodiché, dal punto di vista regolamentare, l’Agcom dovrà procedere a una nuova analisi di mercato. Questa valutazione è veramente di scenario, trattandosi di una operazione di cui al momento non si hanno notizie concrete: le società avevano firmato un memorandum of understanding per creare un unico operatore wholesale only scaduto a fine 2022 e non rinnovato”.

Capitanio analizza lo status quo e la possibile evoluzione: “Già nella presente analisi di mercato vi sono una serie di Comuni, tra cui Milano e Cagliari, ma anche Torino (per i servizi di accesso business), che sono deregolamentati, essendo stata riscontrata una completa concorrenza infrastrutturale, principalmente dovuta al binomio Tim-Open Fiber. Con la concentrazione dei due maggiori competitor si ipotizza un ritorno alla regolamentazione anche in queste aree geografiche, sempre ovviamente limitata agli obblighi imponibili a un operatore wholesale only. Ad ogni modo, l’Autorità vigilerà affinché non siano praticati prezzi eccessivi e non si concretizzino i rischi di inefficienza propri del monopolio e, al contempo, vi siano tutte le condizioni affinché la rete unica faccia da volano alla digitalizzazione del Paese”.

Agcom dovrà valutare la separazione solo ai fini regolamentari, sempre in conformità di quanto previsto dal Codice. “L’articolo 89 dispone che gli obblighi vigenti possano essere mantenuti, modificati o revocati, alla luce dell’impatto del progetto sulla concorrenza dei mercati di accesso alla rete”, ha aggiunto Capitanio. “Anche nell’ultima analisi c’è stata una valutazione in tal senso. Tim, infatti, aveva già proceduto alla separazione della rete attraverso la cessione della stessa a FiberCop, ma trattandosi di una separazione solamente legale e non proprietaria, gli effetti sui mercati erano limitati. La cessione a un terzo di FiberCop e il suo nuovo ruolo di operatore wholesale only, invece, avrà sicuramente un altro impatto”.

Per Tim è previsto un alleggerimento regolatorio a seguito della cessione di NetCo. “Presumibilmente verranno meno gli obblighi di vigilanza dell’Autorità sulla replicabilità delle offerte al dettaglio di Tim e un rimedio limitante come i prezzi imposti all’ingrosso potrebbe non essere più giustificato”, ha aggiunto il commissario Agcom. “Ciò non vuol dire che ci sarebbe la liberalizzazione completa del mercato, ma probabilmente verifiche meno stringenti sulle tariffe”. L’intero dossier, comunque, sarà “analizzato dagli uffici dell’Agcom che faranno le dovute valutazioni tecnico-giuridiche che poi saranno sottoposte al collegio per la valutazione finale”.

Quanto agli attuali obblighi regolatori, che discendono dall’analisi di mercato per il 2024-2028, si applicheranno “alla nuova società fino alla prossima analisi, che sarà avviata una volta ricevuto il dossier completo (inclusivo dell’accordo di fornitura tra Fibercop e Tim)”.

LEGGI ANCHE: FiberCop, ecco come sarà la nuova società della rete scorporata da Tim

Capitanio ha spiegato che quando c’è un operatore verticalmente integrato notificato come dominante, tradizionalmente un ex monopolista pubblico, l’obiettivo principale della regolazione è limitare il vantaggio competitivo di questo soggetto sul mercato dei servizi a valle, per il fatto di possedere anche l’infrastruttura a monte. “Vantaggio che viene limitato da una serie di obblighi di accesso, trasparenza e non discriminazione imposti soprattutto sul versante wholesale, fino anche all’imposizione di tariffe di accesso ai propri servizi, determinate ex ante dall’Autorità.

Se l’integrazione verticale viene meno, un rimedio limitante come le tariffe imposte potrebbe non essere più giustificato, a maggior ragione se FiberCop fornirà solamente servizi all’ingrosso, assumendo la veste che in gergo tecnico viene chiamata wholesale only”. C’è poi il tema degli obblighi regolamentari che rimangono in capo a Tim. “Ad oggi”, ha detto Capitanio, “deve sottoporre le proprie offerte al dettaglio al test di replicabilità, con cui l’Agcom controlla se queste siano sostenibili da parte di un concorrente che acquista i servizi all’ingrosso dalla stessa Tim (tramite FiberCop). Venuta meno l’integrazione, presumibilmente, verranno meno tali obblighi di vigilanza”.
 






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