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Economia
Mediaset, l'esperto: "Riorganizzazione? No, Giambruno è la causa del crollo"
Pier Silvio e Marina Berlusconi

Crollo Mediaset, l'esperto: "Il titolo continuerà a calare, ecco perché". E su Vivendi...

I fuori onda di Andrea Giambruno (ex compagno della premier Meloni) sono solo l’inizio dei problemi per Mediaset. Non è un buon momento per il Biscione; il titolo è in calo per il sesto giorno di fila e, facendo la somma, si parla di un crollo vicino al 12% del valore. In soldoni, si può tradurre con una perdita intorno ai 150 milioni di euro in meno di una settimana.

Ma qual è la causa dietro questi nefasti risultati finanziari? Per capirne di più, Affaritaliani.it ha interpellato un analista che, mantenendo il più stretto riserbo, ha spiegato che cosa si cela dietro il crollo del titolo di Mfe. “Oltre al caso politico scatenato da Andrea Giambruno”, dice l’esperto, “ad aver inciso sulla perdita in Borsa è stata anche un’operazione tecnica recentemente effettuata dall’azienda: il ‘reverse stock split’”, spiega.

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“Essenzialmente”, continua, “si tratta di un raggruppamento di azioni fatto per ridurre il numero delle stesse causando una conseguente crescita del loro valore. Prima, infatti, il titolo di Mfe era suddiviso nel gruppo A e B”, dice. “Questo”, prosegue, “potrebbe aver creato agitazione sul mercato svalutando inizialmente il titolo”.

“Ma, come accennato prima, il fattore più impattante che ha provocato tali fluttuazioni è il caso politico”, sentenzia l’analista. “I timori di un conflitto interno tra i partiti di Centrodestra hanno indubbiamente scatenato una scossa nel mercato azionario. Credo, però, che questa influenza negativa causata dai fuori onda di Striscia la Notizia durerà ancora per poco”, spiega.

“Perché? Il Biscione è in attesa dei conti del terzo trimestre (e non sono previsti risultati particolarmente brillanti a causa delle difficoltà del settore) e, una volta usciti, i numeri a torneranno a ‘guidare la macchina’ in Borsa, sia nel bene che nel male”, spiega l’analista.

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E Vivendi? “Questo è un discorso molto più complicato. Qui gli scenari possono essere tutto il contrario di tutto. Il colosso di Bolloré, almeno in Italia, non ha mai investito pensando solo a ragioni puramente economiche”, sostiene. “Vivendi nel nostro Paese ha preferito fare investimenti strategici, di potere”, continua.

“Tra l’altro, proprio con questa strategia hanno perso molti soldi, vedasi con Tim dove hanno acquisito a un cifra ben più alta di quella odierna. Difficile dunque dire quali saranno le prossime mosse, staremo a vedere”.

Ma oltre all’attualità politica, a spaventare Mediaset sono anche gli sviluppi futuri. “Il business model delle televisioni in chiaro è destinato a morire”, tuona l’esperto. “Il mercato pubblicitario, di cui la raccolta è il principale carburante degli introiti dell’azienda di Cologno Monzese, sta andando sempre peggio a causa dell’enorme successo del web e delle piattaforme streaming”, spiega.

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“Un’azienda come Mediaset è destinata a calare sempre di più. Deve cambiare il prima possibile il modello di business, diversificando il più possibile le proprie attività. Cosa che sta già facendo con la pay-per-view Mediaset Premium e la piattaforma Mediaset Extra”, spiega.

“Probabilmente”, continua, “in futuro i vertici dell’azienda sceglieranno di aggregarsi ad altre società (cosa che sta già succedendo con Mediaset Espana e ProsiebenSat di cui Mediaset è primo azionista vicino al 29% del capitale) in modo da regolare i sempre più risicati guadagni con un volume maggiore”. Non resta che attendere le prossime mosse, ci sarà da divertirsi.

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