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Economia
Mps, il titolo ha guadagnato il 35% dall'inizio dell'anno: ecco perché
L'Amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio

Mps ha guadagnato il 35% in Borsa dall'inizio dell'anno

Perché Mps ha guadagnato oltre il 35% in Borsa dall’inizio dell’anno? I motivi sono principalmente tre (più un quarto di cui si dirà tra poco): il primo riguarda l’aumento di capitale da 2,5 miliardi che è stato portato a termine senza particolari difficoltà. Un passaggio non scontato che deve essere appuntato sul petto di Luigi Lovaglio come una medaglia, unico a crederci quando l’annunciò ai mercati. Il secondo punto riguarda l’uscita dalla blacklist della Bce, per cui non c’è più bisogno di presentare mensilmente i bilanci ma è sufficiente farlo una volta ogni tre mesi.

Terzo punto a favore del Monte: le agenzie di rating si sono “accorte” dei progressi registrati all’ombra di Rocca Salimbeni. E quindi Moody’s ha aumentato di due gradini (tecnicamente notch) il giudizio su Mps, portandolo a B1 da B3. Gli analisti di KBW hanno ribadito la raccomandazione "market perform" su Banca Monte Paschi, con un prezzo obiettivo alzato da 2,28 a 2,66 euro. Il broker ha rivisto le stime di performance della banca senese, alzandole del 233% per quest'anno e del 71% per il 2024, in virtù di aspettative più alte sul margine di interesse e di un costo del rischio previsto su livelli più bassi.

Quarto e ultimo punto: in molti si aspettano che il momento del risiko bancario sia ormai arrivato. Chi si sposerà con Mps? I nomi sono sempre gli stessi. Banco Bpm continua ad assicurare che non ha intenzione di muoversi, ma c’è chi sostiene che si debba attendere il rinnovo dei vertici per capire come si muoverà Piazza Meda. Unicredit rimane in disparte: non ha trovato un accordo quando Mps doveva esserle regalata, difficile pensare che lo faccia oggi quando in ogni caso ci sarà da rimettere mano al portafoglio. Intesa, per ragioni di Antitrust, non è della partita. 

Giorgia Meloni sa che, tra le tante nomine di cui dovrà dibattere, c’è anche il Monte da rinnovare. Patrizia Grieco si è già chiamata fuori, Luigi Lovaglio rimarrebbe volentieri ma c’è il nodo del tetto allo stipendio che ora è fissato a 240mila euro lordi. Tanti, per carità, ma pochi per un mercato dei banchieri che prevede, in media, almeno uno “zero” in più negli assegni di fine anno. Sarebbe un vero delitto mettere un successore non all’altezza dello stesso Lovaglio. Ma la Meloni, questo è certo, ha un sogno: riuscire a sistemare una volta per tutte la vicenda Mps.

Sarebbe un doppio colpo: economico, perché si libererebbe lo Stato da un fardello e si restituirebbe alla comunità una banca finalmente sana, radicata nel territorio, amata dalla clientela (nemmeno nei momenti più bui della sua storia si è assistito alla corsa agli sportelli). Ma sarebbe anche un colpo politico, perché vincerebbe in un territorio con una solidissima tradizione “rossa”, in cui il Monte (anzi, Babbo Monte) dà da lavorare a una quota notevole della popolazione

Sono in molti a scommettere, dunque, che la banca – che oggi vale in Borsa oltre 3,5 miliardi – sia pronta a tornare tra i grandi. Magari fondendosi con un istituto di credito che non la cannibalizzi, ma che le permetta di tornare protagonista a tutti i livelli. La sensazione è che questa fase di surplace sia destinata a durare ancora poco. Poi, sul tavolo del Mef, è probabile che arriverà almeno un’offerta. 
 

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