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Economia
Più gas italiano contro il caro bollette, allarme ambiente e tempi lunghi

L'attività estrattiva potrebbe causare un abbassamento del fondo marino

Raddoppiare il gas nazionale italiano per contrastare il caro bollette: il piano del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani presenta delle lacune. Secondo infatti molti tecnici i problemi fondamentali sarebbero due: tempi lunghi e rischi ambientali. Per raddoppiare la produzione di gas servirebbero almeno 24 mesi, mentre l'attività estrattiva potrebbe causare un abbassamento del fondo marino non indifferente. 

Lo scrive Repubblica che ricorda che "contro il caro energia, il governo ha appena approvato una serie di aiuti alle imprese, 1,7 miliardi per il taglio delle bollette. Non sono, invece, stati approvati quegli interventi strutturali di cui aveva parlato a più riprese anche il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. In primis, la possibilità di aumentare la produzione nazionale di gas naturale".

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Da qui, continua il quotidiano, "si è acceso un grande dibattito, partendo da un semplice assunto: di fronte all’esplosione dei prezzi del gas sui mercati, saliti in Europa fino al 600 per cento in un anno, non si potrebbe aumentare la quota estratta dal sottosuolo italiano? Essendo una risorsa interna ne beneficerebbe la bolletta energetica, abbattendo gli extracosti del trasporto e del sovrapprezzo dovuto alle importazioni. La richiesta è stata avanzata, a gran voce, dal mondo delle imprese, nonché da una parte degli operatori nel settore oil&gas".

Stando ai numeri, sul lato della produzione interna il gas italiano copre appena il 4% del fabbisogno nazionale. Il restante 96% viene importato, per lo più da Russia e Algeria, più quote minori dal Mare del Nord, Azerbaijan, Qatar e Libia. Il quotidiano allora si chiede: "Potrebbe aumentare la produzione nazionale e in quali tempi?"

"Secondo gli esperti, continua Repubblica, le risorse già scoperte potrebbero portare nel breve periodo al raddoppio della produzione, arrivando a soddisfare almeno il 7-8% della domanda nazionale. E sul lungo periodo, addirittura il 14-15%. Ma per quanto sia breve il periodo, i tecnici parlano di almeno 18-24 mesi per portare il primo gas estratto nella rete. Non si tratta di aumentare la produzione da impianti già attivi, ma di scavare nuovi pozzi. Sempre che, nel frattempo, vengano rimossi dal governo ostacoli relativi ai permessi di estrazione, in primis una serie di vincoli ambientali". 

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"I giacimenti già individuati si trovano in Adriatico e, in parte, nello Jonio. Per essere sfruttati occorre, innanzitutto, superare due ostacoli", ricorda il quotidiano.  "Il primo di carattere ambientale: nell’Alto Adriatico, da tempo, gli esperti - geologi e docenti universitari - dibattono sul fenomeno della subsidenza, che può causare un abbassamento del fondo marino e che - in questo caso - potrebbe essere causato dall’attività estrattiva. Cittadini di quelle zone e ambientalisti hanno ottenuto che nell’Alto Adriatico, dove i possibili giacimenti sono vicini alla costa non vengano scavati nuovi pozzi".

"Poi, conclude il quotidiano, c’è il limite di estrazione entro le 12 miglia marine un provvedimento ripristinato nel 2015 e che rappresenta una delle più severe limitazioni sulla ricerca di idrocarburi nel mondo".

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