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Economia
Ripa (Open Fiber): "Accompagniamo l'Italia verso la Gigabit Society"
Elisabetta Ripa

Ripa (Open Fiber): "Accompagniamo l'Italia verso la Gigabit Society"

Nell'isolamento massiccio del lockdown, un intero Paese si è appellato a ciò che è diventato il prolungamento artificiale degli arti e della mente, una finestra virtuale sul mondo avvolto dalla pandemia: la connessione internet. La rete salvifica su cui sono stati cementati il lavoro, i servizi, la didattica, la socialità, la cultura e l'intrattenimento degli ultimi mesi, tanto da far schizzare il traffico dati a livelli mai registrati fino ad ora (basti pensare che in un solo mese ha raggiunto i numeri che il trend avrebbe previsto tra circa quattro anni). 

È in un contesto come questo che Open Fiber, la società di telecomunicazioni controllata al 50% da Enel e Cassa Depositi e Prestiti e impegnata ad estendere la sua infrastruttura di rete in fibra ottica su tutto il territorio nazionale, riveste un ruolo centrale. Tanto da rientrare tra le aziende di servizio pubblico essenziale rimaste attive durante la fase 1 dell'emergenza, come previsto dal decreto Cura Italia.

Tralasciando il dibattito sulla rete unica che imperversa nell'ultimo periodo, Affaritaliani.it ha intervistato Elisabetta Ripa, Amministratore Delegato di Open Fiber, per discutere della "seconda fase" di una crisi che sta riedificando secondo schemi del tutto inediti interi processi e organizzazioni aziendali. E per tratteggiare gli scenari di una ripresa economica che fa leva anche sulla cultura e le infrastrutture digitali, nel percorso che vede l’Italia sempre più vicina alla "Gigabit society”.

Come state affrontando la fase 2?

Le settimane del lockdown sono state di intenso lavoro per tutti noi. Abbiamo fatto in modo di sostenere il traffico dati aumentato esponenzialmente (in media del 50-70% con picchi del 300% in upload) grazie alla nostra rete interamente in fibra, in grado di sopportare volumi molto importanti con una qualità elevatissima. È infatti grazie alle reti di tlc che gli italiani, nonostante la permanenza forzata in casa, hanno potuto continuare a lavorare, studiare, restare in contatto con i propri cari. Garantire questi benefici a sempre più persone è la nostra missione, per questo assicurare la continuità di business è stata fin dal principio la nostra stella polare, seguita adottando tutte le misure in tema di salute e sicurezza sul lavoro sia verso i nostri lavoratori sia verso le imprese che operano sui cantieri e nelle operazioni di allaccio della linea in casa dei clienti. In più, oltre alle coperture già attive, abbiamo dotato tutti i dipendenti di una assicurazione specifica per il rischio di contagio da Covid-19.

In che modo avete strutturato lo smart working al fine di garantire la sicurezza e la continuità del servizio?

Per quanto riguarda il personale degli uffici, abbiamo fatto un ricorso massivo allo smart working che già stavamo sperimentando e che ha superato brillantemente la prova. La svolta è stata repentina ma devo dire che tutti in Open Fiber hanno dimostrato grande resilienza e capacità di adattamento, abbiamo tutti dovuto imparare a lavorare in modo nuovo, chi a casa da solo e chi in famiglia, rimodulando i tempi di vita senza perdere il contatto tra di noi. Infine, proprio in questi giorni consegneremo (direttamente a casa) a tutti quelli che ne faranno richiesta, sedie ergonomiche, schermi per pc, microfoni, cuffie e altri strumenti di lavoro che aiutino a rendere più agevole il lavoro da remoto.

Come si evolverà il vostro assetto organizzativo in termini di struttura e processi?

Open Fiber è nata con una organizzazione del lavoro agile, l’emergenza ci ha consentito di testarla in condizioni di stress. Lo smart working è uno strumento che certamente resterà una parte integrante della  nostra organizzazione del lavoro anche nella fase 2 e, in prospettiva, in una fase 3, quando le condizioni sanitarie ci permetteranno di tornare gradualmente alle nostre vite di prima. 

Avete nominato un “Covid manager”?

A seguito dell’emergenza Covid-19 si sono attivati gli organi previsti dalla Procedura aziendale di gestione delle crisi che vede, tra gli altri, un comitato di crisi strategico e un team operativo, con coordinamento singolo o di più persone che operano in differenti funzioni aziendali, a seconda delle attività.

Che impatto prevedete sui vostri ricavi, margini e dipendenti nel 2020? E nel 2021?

La nostra attività, seppur rallentata dall’esplosione della pandemia, non si è mai arrestata in virtù della qualità di servizio pubblico essenziale che il settore delle telecomunicazioni riveste, come riconosciuto anche dal Decreto Cura del governo. Tuttavia, a seguito di alcune ordinanze locali, alcuni cantieri sono stati interrotti per assicurare la sicurezza dei nostri colleghi e dei fornitori. Ora le attività stanno riprendendo e nelle condizioni di massima sicurezza per tutti. 

Come si sta evolvendo e come si evolverà la vostra strategia e modalità di comunicazione?

Le restrizioni negli spostamenti e la necessità di cancellare gli eventi "fisici" per evitare assembramenti di persone, hanno naturalmente imposto la trasposizione digitale di molte attività. La nostra strategia resta incentrata sul cablaggio del Paese interamente in fibra per dare una connessione ultraveloce a tutto il Paese con i  benefici che ne conseguono per le persone, le imprese, le pubbliche amministrazioni. Questa pandemia è stata una sorta di corso accelerato di cultura digitale per tutti gli italiani, noi vogliamo contribuire ad accrescerla ulteriormente accompagnando l’Italia verso la Gigabit society. Spero che dopo questa emergenza, ci sia meno burocrazia nel rilascio delle autorizzazioni e che gli enti concedenti siano ancora più partecipi nella realizzazione del progetto comune.

Qual è il recovery plan che prevedete di mettere in campo nel 2020?

Il 2020 ci vedrà impegnato ad estendere ed accelerare ancora di più il nostro piano di costruzione di una infrastruttura in fibra ftth, cioè fino a casa. Lavoriamo in un mercato e in un business che sono sempre stati molto dinamici e lo saranno sempre di più, continueremo a investire e ad essere innovativi, perché quando lo siamo stati, si è rivelata una scelta vincente. Mi riferisco al modello che abbiamo implementato in Italia per la realizzazione di una rete in fibra: un modello wholesale only, cioè esclusivamente dedicato al supporto degli operatori in maniera neutrale e trasversale per tutto il Paese. Credo che questo sia la ricetta più corretta per accelerare gli investimenti e soprattutto consentire una competizione ad armi pari da parte di tutti i soggetti che desiderano entrare in questo mercato. Quindi mi aspetto un mercato sicuramente dinamico ma soprattutto consapevole della necessità di “rottamare” le attuali tecnologie in rame e superare schemi del passato per dotare il Paese di una infrastruttura innovativa e a prova di futuro. 

La ripartenza passa attraverso la formazione delle risorse da destinare alla realizzazione di nuove infrastrutture e nuovi servizi. In questo quadro, avremo bisogno di un numero maggiore di periti tecnici e di competenze molto specifiche nel campo dell’Informatica e della Intelligenza Artificiale. 

Analogamente, per creare una maggior cultura digitale diffusa dovremmo pensare ad una sorta di “servizio di leva” durante il quale le nuove generazioni, native digitali, aiutano i segmenti più senior a entrare in contatto e usare con dimestichezza le nuove tecnologie che sono molto utili per migliorare la vita di tutti e rendere più efficienti i servizi della PA.

A livello generale, come evolveranno i consumer needs, le abitudini di spesa e modelli di consumo, quali le categorie di prodotti e servizi più a rischio e meno a rischio o addirittura favoriti?

In questi mesi anche i più refrattari alla tecnologia hanno imparato a fare la spesa online, insegnare attraverso le piattaforme di videoconferenza, salutare i nipotini videochiamandoli attraverso il tablet o lo smartphone. Queste abitudini si consolideranno nei prossimi mesi ma, per non creare nuovi divide, si deve mettere mano a processi di formazione e reskilling a partire dai meno giovani. La scuola avrà un ruolo centrale e le aziende dovranno seguire con misure straordinarie di formazione a tutti i livelli. In questo modo si coglieranno anche le opportunità di nuova occupazione che la situazione contingente e le nuove tecnologie offrono. Dall’altro lato, bisognerà valorizzare al massimo ciò che non può essere digitalizzato e quindi attribuire il giusto valore, sia nella vita privata che professionale, a tutto ciò che resterà necessariamente incardinato sull’uomo. Filosofia a parte, tutti dovranno fare la loro parte. Le aziende dovranno sviluppare una cultura dello smart working che è ancora precaria, immatura e che necessita di una profonda elaborazione da parte di tutti, a partire da più efficaci modelli di leadership.

Quali impatti si possono prevedere a livello socio-economico in Italia, in Europa e a livello globale?

Ci attende una recessione globale, forse peggiore della Grande Depressione del 1930: le previsioni degli istituti economici parlano di una contrazione del Pil italiano nell’ordine dell’8-9% e del 3% a livello mondiale. Ma io vedo soprattutto una grande opportunità, quella di riscrivere insieme un futuro più sostenibile per tutti. 

Per quanto ci riguarda, accelereremo il nostro piano di investimento, che rappresenta un’opportunità non solo per il settore delle telecomunicazioni ma per il Paese in generale, perché al di là della logica keynesiana il digitale stimola produttività e occupazione e consente di comunicare a tutto il mercato potenziale l’ingegno e le eccellenze italiane. 

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