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Economia
Sorgente Res rinuncia all' Ipo . E ora Mainetti che fa con il Foglio ?

Non c'è due senza tre. Sorgente Res, la Siiq del gruppo immobiliare Sorgente che doveva debuttare a giorni a Piazza Affari, ha ritirato ancora una volta la propria quotazione. Nei mesi scorsi, la società capitolina che fa capo a Valter Mainetti aveva già rinviato infatti l'operazione di sbarco in Borsa per ben due volte: la prima alla fine dello scorso anno e la seconda prima dell'estate, sempre motivando le rinunce con condizioni non favorevoli di mercato. Peccato, perché se questa volta i mercati finanziari, archiviata la crisi Volkswagen, un po' di stabilità l'avevano ritrovata (ci sono sempre sullo sfondo la grana degli Emergenti e le mosse della Federal Reserve), a rovinare i piani di Mainetti sono state ora, recita una nota di Sorgente partorita d'intesa con i coordinatori dell'operazione, "la quantità e la qualità della domanda pervenuta nell'ambito dell'offerta globale di sottoscrizione". Quantità e qualità che "non sono state soddisfacenti".

In sostanza, andando a vedere il prospetto informativo presentato dalla società immobiliare ai primi di ottobre agli investitori e che accompagnava la richiesta di 400 milioni al mercato per finanziare i progetti di espansione del gruppo soprattutto in Italia, i vari fondi d'investimento, le banche e le gestioni patrimoniali (il 90% dell'offerta era destinata agli istituzionali e solo il 10% al piccolo risparmiatore) non si sono presentati copiosi a sottoscrivere l'offerta. Non sono nemmeno bastate la rassicurazioni pro-trasparenza fornite dalla società sulle dimissioni post-quotazione di Mainetti per disinnescare la mina dei conflitti d'interesse. Niente. Nessuna fila per assicurarsi le azioni di Sorgente. 

Come mai? La risposta è che o perché la richiesta di tre euro per azione (non era meglio proporre la classica forchetta?) era troppo esosa o perché (magari tutte e due) le finalità di sviluppo immobiliare post-Ipo indicate nel prospetto non erano convincenti. Per Mainetti, quindi, meglio aspettare, cambiando in futuro i termini dell'Ipo o bussare fra qualche mese alla porta delle banche.

Se il capitolo Sorgente in Borsa per il momento è chiuso, che succederà invece, si chiedono gli osservatori, alle altre avventure finanziarie di Valter Mainetti? C'è infatti in ballo la sua presenza nel mondo dell'editoria con il 40% del Foglio rilevato a giugno da Paolo Berlusconi e Denis Verdini che hanno anche venduto (un altro 40%) a Matteo Arpe, ex enfant prodige della finanza italiana (in Capitalia), ora alla guida del fondo Sator e che ha il pallino dei giornali (suo anche il quotidiano online Lettera 43).

I contratti per il subentro di Mainetti e Arpe a Berlusconi e Verdini non sono ancora stati firmati e anche l'avventura editoriale, per Mr Sorgente, non si prospetta in discesa. Sullo sfondo c'è la sempiterna crisi dei cartacei e, per il momento, in attesa di fumare il calumet della pace,  pare che la convivenza con l'ex banchiere nel capitale del Foglio non fili d'amore d'accordo. A cominciare dal nome del direttore, attualmente il giovane Claudio Cerasa che Arpe vorrebbe sostituire portandosi in casa il "suo" Paolo Madron (un po' stufo, si dice, di Lettera 43) e che invece Mainetti vorrebbe riconfermare. Sintonizzandosi (non si sa mai) con Palazzo Chigi, dove tutto ciò che è giovane, e forse rottamatore, è visto bene di default.

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