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Esteri
Croazia nell'euro e nell’area Schengen. Zagabria punta su stabilità e turismo

La Croazia ha potuto contare sulla vicinanza geografica al blocco comunitario


Con l’avvio del 2023 la Croazia raggiunge la totale integrazione nell’Ue con l’adesione all’Eurozona e l’ingresso nell’area Schengen. Il Paese balcanico completa così il lungo cammino verso le istituzioni euro-atlantiche, iniziato nel 2000 con l’arrivo al governo a Zagabria delle forze europeiste e democratiche, dopo gli anni Novanta segnati dalla sanguinosa disgregazione della Jugoslavia.

Sono due passi decisivi e per nulla scontati per la Croazia che ha ancora problemi di corruzione e di eccessiva burocrazia, ma che meno di trent’anni fa era in guerra. E che oggi raggiunge la vicina Slovenia nella zona euro, mentre, più a sud, gli altri Paesi balcanici sono ancora lontani dall’adesione alla Ue, o sono addirittura ancora impelagati negli scontri tra diverse etnie, come Serbia e Kosovo.

Nel superare i nazionalismi e resistere alle tensioni, la Croazia ha potuto contare sulla vicinanza geografica al blocco comunitario, su una società (in larga maggioranza cattolica) più orientata verso ovest rispetto alla Serbia, oltreché sulla forza del turismo, che vale il 20% del Pil e ha garantito, con gli arrivi dall’estero, un costante miglioramento degli standard di vita nel Paese. "Abbiamo recuperato nei confronti dei Paesi occidentali che hanno aderito alla Ue quasi un decennio prima di noi", ha detto il premier Andrej Plenkovic, 52 anni, aggiungendo che "la Croazia sta ancora cercando di raggiungere gli stessi standard economici e sociali, i livelli di investimento e il clima imprenditoriale dei Paesi più avanzati della Ue".

La Croazia ha saputo ricostruire le infrastrutture, ha aggiunto decine di migliaia di veterani di guerra al suo sistema pensionistico e ha migliorato la ricettività turistica, sulle sue spiagge di ciottoli e sulle centinaia di isole lungo la costa sul mare Adriatico. Ha fatto progressi nel contrastare la corruzione, anche nei governi di Plenkovic, sette ministri hanno dovuto dimettersi tra accuse di tangenti e conflitti di interessi. Zagabria ha dato inoltre stabilità all’economia anche con la scelta di ancorare la sua valuta, la kuna, all’euro.

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