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Esteri
Renzi e Hollande su migranti "pronti a lavorare insieme". Il premier: "No a isterie ed egoismi"

Avendo accanto il presidente francese, Renzi ha poi confermato che l'Italia, in caso di un atteggiamento non solidale da parte dell'Ue in materia di immigrazione, è "pronta al piano b, ha la possibilità di organizzarsi da sola". L'adozione o meno del "piano b", ha proseguito il premier senza entrare nel dettaglio, "non dipende da me. In tutti i momenti di discussione ho detto che quello dell'immigrazione non è il problema di un solo Paese e che un Paese da solo non può affrontare il problema". "Conosco - ha spiegato il capo del governo - i problemi del trattato Dublino 2, ci sono responsabilità e regole per i Paesi dove i migranti arrivano per la prima volta in Europa" e su cui la Francia basa i suoi respingimenti alla frontiera di Ventimiglia. "L'accordo di Dublino è quanto di più negativo possa esserci per l'Italia, ma lo rispettiamo perché è un accordo". "Ma quella dell'immigrazione - ha ribadito Renzi - è una problematica globale, enorme, che nei prossimi mesi sarà nelle agende europee. Siamo insieme o da soli? Non è un problema di dati e di cifre ma di approccio, perché finora l'Italia ha fatto da sola. Oggi è importante dare un messaggio insieme e sono contento perché la posizione di Hollande è rispettosa delle regole di Dublino, ma anche del fatto che si tratta di una questione storica".

Dal canto suo, Hollande ha ribadito l'importanza delle regole. "A Ventimiglia abbiamo voluto applicare le regole di Dublino. Non c'è una chiusura alla frontiera, vengono fatti dei controlli ai minorenni. L'immigrazione è un grave tema che deve essere approfondito, l'Europa ha delle regole e non le cambia per le minacce che incontra per strada. Le regole devono proteggerci, ma anche fare in modo che il nostro dovere possa essere esercitato". Il presidente francese ha parlato di responsabilità e solidarietà: la responsabilità "di fare ciascuno ciò che gli spetta" e la solidarietà "perché si lavora tutti assieme e uniti e non è un Paese che deve gestire il fardello per tutti gli altri". Riferimento ancora all'Italia, che "non deve fare sforzi al posto di altri. Bisogna fare, come Europa, sforzi per registrare i migranti e fare in modo che siano garantiti i loro diritti. Identificare i migranti per cause economiche, che non possono restare per sempre ma vanno rimpatriati e con mezzi europei. Mentre per quanti hanno diritto allo status di rifugiati ci deve essere un impegno che ogni Paese deve sottoscrivere. Ne parleremo nel Consiglio europeo di giovedì: ognuno dovrà dire cosa può offrire per fare fronte in modo umano e degno alla questione. Ma la formula delle quote crea confusione, non ha nessun senso una quota per le persone che hanno diritto all'asilo, dobbiamo trovare altre formule".

Hollande ha quindi spostato l'attenzione su quanto accade al di fuori dell'Europa. "Dovremmo definire una strategia globale e agire sulle cause stesse delle migrazioni". La prima causa, ha continuato il presidente francese, "sono le crisi in Siria e Iraq con un milione e mezzo, due milioni di sfollati e rifugiati, queste persone finiscono con il bussare alle porte dell'Europa. Dobbiamo agire perché in Siria e Iraq ci siano soluzioni politiche". Soluzioni che, se in Iraq si stanno per implementare, in Siria, ha spiegato il presidente "ci sono ancora fasi da superare. E poi dobbiamo intervenire anche sulle cause in Africa, in Eritrea, e in Africa occidentale".

La sintesi la fa il sindaco di Milano Giuliano Pisapia: "Il colloquio tra Renzi e Hollande rappresenta un invito forte a dire che non è possibile che la Francia chiuda le frontiere e che dobbiamo essere alleati in Europa per risolvere il problema epocale dell'immigrazione. Una questione cara anche al Santo Padre che ha chiesto di vedere i migranti come vittime".

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