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Ucraina, ultima telefonata Biden Putin. "Rischiamo la terza guerra mondiale"

Ucraina, Biden: "Rischiamo la terza guerra mondiale". Telefonata con Putin

"Se cominciassimo a spararci con i russi, sarebbe una guerra mondiale". Con queste parole, come sottolinea il Manifesto il capo della Casa Bianca, Joe Biden, ha riportato sull’Europa la prospettiva di uno scontro militare tra grandi potenze. Gli Stati Uniti hanno lanciato drammaticamente l'allarme sull'Ucraina, avvertendo che un'invasione russa potrebbe iniziare tra pochi giorni, e hanno chiesto ai cittadini statunitensi di andarsene entro 48 ore. Ma stavolta il rischio sembra concreto. Un attacco da parte degli oltre 100.000 soldati russi, attualmente sistemati vicino all'Ucraina, "potrebbe verificarsi da un giorno all'altro", ha detto ai giornalisti Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca a Washington. 

Respingendo la speculazione secondo cui il Cremlino non avrebbe mai innescato la crisi mentre le Olimpiadi di Pechino sono ancora in corso, Sullivan ha affermato che un simile attacco "potrebbe verificarsi" prima della fine dei Giochi, prevista per il 20 febbraio. Lo scenario di un attacco imminente è "una possibilità molto, molto distinta", ha detto Sullivan. Oggi Joe Biden e Vladimir Putin si sentiranno, su richiesta americana, al telefono in quella che assomiglia davvero a un'ultima spiaggia per evitare il conflitto.

Ucraina, il disgelo anticipato del fango cambia i piani di Putin

Anche perché, come sottolinea Repubblica, il disgelo anticipato del fango potrebbe impedire un'attesa più lunga. Scrive Repubblica: "Da ieri sui social stanno comparendo immagini incredibili: tank e camion russi imprigionati nel fango, afferrati da una melma così profonda e vischiosa da impedirgli qualsiasi movimento. È un’eventualità che non era stata preventivata. E che secondo gli analisti del Pentagono potrebbe spingere il Cremlino a bruciare i tempi, ordinando un attacco nel giro di pochissime ore. Prima che la primavera anticipata paralizzi la grande armata di Mosca".

Sullivan ha chiarito che gli Stati Uniti si stanno preparando al peggio, compreso un "rapido assalto" alla capitale Kiev. "Se un attacco russo all'Ucraina procede, è probabile che inizi con bombardamenti aerei e attacchi missilistici che potrebbero ovviamente uccidere i civili", ha detto.

Ucraina, l'alternativa di Mosca: "Azione limitata per riconoscere Donetsk e Lugansk"

C'è però un'alternativa, che nasconde ovviamente forti insidie. Come spiega il Manifesto, "già martedì il comitato della Duma per gli Affari della Comunità degli Stati indipendenti dovrebbe esaminare una proposta dei comunisti che prevede il riconoscimento di Donetsk e di Lugansk". E a quel punto, "se l’obiettivo è difendere i cittadini di Donetsk e di Lugansk da un attacco ucraino, allora è lecito pensare che il voto alla Duma arrivi, eventualmente, dopo l’ingresso delle forze armate russe sul territorio delle due regioni ribelli. Una parte dei 130.000 uomini oggi a poche centinaia di chilometri di distanza, oltre un confine che nei fatti già da anni non esiste più, raggiungerebbe in poco tempo la linea del fronte. Non sarebbe l’invasione su larga scala anticipata dall’intelligence Usa, ma fornirebbe al governo di Kiev sufficienti ragioni per procedere con una offensiva". 

Da capire le reazioni di Washington e dell'occidente, che sembrano nel caso orientati sulle sanzioni più che su una risposta militare al fianco dell'Ucraina in caso di azione circoscritta. I militari americani schierati nei giorni scorsi sul fianco Est della Nato "non combatteranno contro la Russia in Ucraina ma difenderanno il territorio Nato", ha ammesso Sullivan. Forse un messaggio cifrato.

 

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