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Esteri
Ucraina, diplomazia all'ultima spiaggia: scenario Georgia oppure sarà scontro

Ucraina, l'ultima spiaggia della diplomazia per evitare una vera invasione della Russia

L'Ucraina non è esattamente il luogo ideale per metafore marittime, ma la sensazione è davvero quella che ci si trovi di fronte all'ultima spiaggia. La diplomazia prova a giocarsi le ultime carte per evitare un conflitto che potrebbe assumere una portata imprevedibile e con il coinvolgimento di diversi attori, portando tra l'altro a conseguenze geopolitiche di lunga gittata non solo in Europa orientale ma anche all'interno del complesso triangolo Stati Uniti-Russia-Cina. La sensazione è che da diversi fronti si cerchi di rassenerare il clima e arrivare a un compromesso accettabile per tutti, di modo che nessuno esca completamente vincitore ma neppure completamente sconfitto. Ma se il tentativo si arenasse, non resterebbe che lo scontro.

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Il primo passo verso una soluzione diplomatica, tra i diversi che sono stati fatti nelle scorse ore, è quello compiuto dalla Nato. "Abbiamo deciso di inviare risposte scritte perché prendiamo molto sul serio gli sforzi per fare progressi nel nostro dialogo politico con la Russia", ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, pur sottolineando che la Russia sta proseguendo il suo assembramento militare non solo al confine con l'Ucraina ma anche in Bielorussia. Anche se il Cremlino giustifica i suoi movimenti dalle parti di Minsk in altro modo. Sì, perché nelle prossime settimane in Bielorussia si svolge un referendum costituzionale e Putin potrebbe anche accogliere le richieste di Aleksandr Lukashenko e lasciare un contingente sul posto per evitare i rischi di una nuova crisi come quella recente in Kazakistan.

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Ucraina, la Cina prova a mediare tra Russia e Usa

Interessante anche un altro passaggio delle ultime ore, vale a dire la telefonata tra il segretario di Stato americano Antony Blinken e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. "Tutte le parti coinvolte nel conflitto ucraino devono prendere in considerazione seriamente i timori e le preoccupazioni della Russia", ha detto il diplomatico di Pechino.  Wang ha quindi esortato le parti in causa a "mantenere la calma" e ad astenersi dall'alimentare tensioni ed illazioni e questo al fine di garantire una de-escalation della crisi. La sicurezza regionale, ha ancora argomentato, non può essere garantita attraverso il rafforzamento o l'espansione dei blocchi militari. 

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Il passaggio interessante, al di là di quanto dichiarato da Wang a favore di taccuini, è il fatto che la Cina cerchi un ruolo da intermediario nelle tensioni tra Washington e Mosca. La realtà è che Pechino, più di tutti forse, teme un confronto diretto, soprattutto nell'immediato. La Cina avrebbe infatti chiesto al Cremlino di aspettare marzo per eventuali operazioni e vivrebbe un'invasione immediata come una sorta di tradimento. Stati Uniti agenti provocatori per spaccare sul nascere l'alleanza sinorussa? Pechino il sospetto ce l'ha o almeno mostra di averlo. Sperando che la situazione ucraina non distolga l'attenzione dai suoi Giochi Olimpici Invernali. 

Ucraina, riunione del formato Normandia mentre l'Europa trema per il gas

Un altro segnale rilevante arriva dalla riunione svoltasi a Parigi, dove si sono incontrati i consiglieri dei capi di Stato e di governo di Francia, Germania, Russia e Ucraina. Vale a dire i paesi del cosiddetto formato Normandia. Tutti e quattro i diplomatici hanno espresso il loro sostegno a "un rispetto incondizionato del cessate il fuoco e a una piena adesione alle misure di rafforzamento del cessate il fuoco del 22 luglio del 2020, indipendentemente dalle differenze su altri temi relativi all'attuazione degli accordi di Minsk", secondo quanto riportato da una nota dell'Eliseo.

Emmanuel Macron è particolarmente attivo sul fronte dei rapporti con Mosca, anche vista la sua presidenza di turno dell'Unione europea che durerà fino al 30 giugno prossimo. Non a caso domani avrà un colloquio telefonico con Putin. Per una volta, insomma, sembra che l'Europa possa giocare un qualche ruolo diplomatico. Sempre che il tentativo di abbassare le tensioni vada a buon fine,  il che è comunque ancora tutto da dimostrare.

Ucraina, uno scenario Georgia come compromesso: repubbliche di Donetsk e Lugansk indipendenti

Eppure prende piede l'idea di quello che potrebbe essere un compromesso accettabile per tutti. Sostanzialmente uno "scenario Georgia", magari senza il bisogno di un vero e proprio conflitto. Ci si riferisce all'auto dichiarazione di indipendenza della Repubblica di Donetsk e della Repubblica di Lugansk. Dopo che l'ipotesi era stata sostenuta dal Partito comunista, ora anche Russia Unita ha fatto passi concreti in questa direzione, anche se fino a poco tempo fa non sembrava essere abbastanza. Nel 2008 aveva fatto lo stesso in Georgia, riconoscendo l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud. 

In questo scenario potrebbe essere sufficiente un intervento militare limitato o persino una semplice mossa politica, magari accompagnata da un blitz in Crimea per cercare di stabilire un ponte di terra verso la Crimea, la penisola che ha annesso nel 2014. Ciò richiederebbe, come spiegato dall'Economist, la presa di circa trecento chilometri di territorio lungo il Mar d'Azov, compreso il porto ucraino chiave di Mariupol, fino al fiume Dnieper. 

Potrebbe essere una soluzione accettabile un po' per tutti. L'Ucraina perderebbe "ufficialmente" due segmenti di territorio che comunque non controlla già da anni, però eviterebbe un'invasione su larga scala senza sottomettersi completamente a Mosca. Gli Stati Uniti non dovrebbero concedere la promessa di non far entrare Kiev nella Nato in futuro. A sua volta la Nato non perderebbe slancio, anzi potrebbe magari accogliere tra le sue fila l'ingresso di Svezia e Finlandia. E, infine, Putin, potrebbe far ripiegare le forze armate magari dopo un blitz limitato presentando come una vittoria l'allargamento ufficiale della zona di sicurezza russa, seppur non rispondente all'intera Ucraina.

Senza compromesso non resta che lo scontro. Le perplessità sulla posizione dell'Italia

Ma l'equilibrio è delicato, il bilanciamento potrebbe funzionare come potrebbe non funzionare. Anche perché insieme alle mosse diplomatiche arrivano altre dichiarazioni meno concilianti. La Nato, per esempio, alza il tiro e dice che la Russia "dovrebbe ritirare le sue forze dall'Ucraina, dalla Georgia e dalla Moldavia, dove sono dispiegate senza il consenso di questi Paesi". Mentre la Banca centrale europea ha avvertito gli istituti di credito europei con una significativa esposizione in Russia di prepararsi all'imposizione di sanzioni internazionali contro Mosca nel caso in cui dovesse invadere l'Ucraina.

Quello che tutta Europa ma anche ampie frazioni del mondo politico e imprenditoriale italiano vorrebbero evitare a tutti i costi. Lo dimostra anche (e soprattutto) l'incontro tra Putin e le imprese italiane che si è svolto nella giornata di mercoledì e che ha fatto alzare più di un sopracciglio a Bruxelles e a Washington. L'Italia viene considerata, come spesso accade, ondivaga. E certamente distratta, mentre cerca di inviduare il prossimo inquilino del Quirinale. Non filorusso, magari.

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