Esteri
Venezuela, l’analisi libertaria del direttore dell’Istituto Milton Friedman sull’arresto di Maduro
Bertoldi (Istituto Milton Friedman): “La libertà non si esporta, ma rimuovere Maduro può aprire la strada alla democrazia”

Venezuela tra non interventismo e difesa della libertà: la posizione libertaria di Alessandro Bertoldi, direttore dell’Istituto Milton Friedman
Intervista ad Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, il quale appena un mese fa ha consegnato il “Milton Friedman International Prize 2025” a Edmundo González Urrutia, presidente eletto del Venezuela e leader dell’opposizione.
Direttore Bertoldi, qual è la posizione libertaria sugli interventi militari in altri Paesi?
In generale, noi libertari siamo tendenzialmente contrari agli interventi militari all’estero. I libertari comunque si dividono sempre su questi temi. Quasi sempre minano la sovranità nazionale e rischiano di limitare le libertà dei cittadini di quello Stato. Anche Milton Friedman, come noi, si dichiarava contrario: sono interventi costosi, generano conseguenze politiche imprevedibili e finiscono per rafforzare il potere dello Stato, che per noi dovrebbe essere ridotto al minimo. Fanno eccezione soltanto gli interventi di natura difensiva o operazioni mirate non tradizionalmente belliche.
Come si inserisce in questo quadro il recente blitz in Venezuela per la cattura di Nicolás Maduro?
Nel caso specifico non ravviso le condizioni tipiche di un’invasione o di una vera guerra. Non è stata violata la sovranità del Venezuela, perché Maduro non era un presidente legittimo: è stato arrestato come criminale internazionale e narcotrafficante. I suoi sodali sono ancora al potere — speriamo per poco — ma l’operazione, poco costosa per i contribuenti americani, potrebbe portare benefici economici, anche in relazione ai probabili accordi sul petrolio.
Alcuni libertari hanno espresso dubbi. Lei come risponde?
Capisco le criticità, ma riteniamo che l’intervento, pur non rispettando pienamente il diritto internazionale, abbia una sua legittimità. Potrebbe rafforzare le libertà individuali e lo Stato di diritto in Venezuela, senza danni per nessuno e con vantaggi sia per chi lo ha attuato sia per la popolazione locale. Auspichiamo che, al momento opportuno, la transizione democratica venga affidata a chi i venezuelani hanno eletto e che il regime ha perseguitato: il presidente Edmundo González Urrutia, nostro socio onorario a vita. Non sarebbe così se fosse solo un’operazione per accedere al petrolio.
Un blitz può davvero restituire libertà e democrazia?
Non mi faccio illusioni: nessun blitz, da solo, restituisce libertà, prosperità e democrazia. La libertà non si “importa” come una merce. Tuttavia, rimuovere l’elemento criminale capo e volto del regime oppressivo può indebolire i meccanismi della dittatura, aprire spiragli al dissenso e creare condizioni migliori affinché, nel tempo, possano rinascere libertà individuale, democrazia e libero mercato. Questi valori non sono concessioni dello Stato: nascono quando una società smette di vivere sotto la coercizione politica dello Stato stesso. Significa lasciare liberi gli uomini così come sono nati.
L’operazione ha comportato coercizione verso il popolo venezuelano?
No. Al contrario, ha rimosso un ostacolo centrale al ripristino della libertà individuale. Il regime di Maduro, di matrice autoritaria e collettivista, ha violato sistematicamente diritti fondamentali: proprietà privata, libertà di espressione, diritto di associazione, correttezza del processo elettorale. Le politiche socialiste hanno prodotto iperinflazione, carestia, esodo di massa e repressione violenta. Eliminare in modo mirato il vertice di questo sistema crea le condizioni per una transizione verso istituzioni democratiche più rispettose della libertà individuale e del libero mercato.
Non è comunque un modo di “imporre dall’esterno” un modello politico
No: non si tratta di imporre un modello. Al momento non c’è stato nemmeno il cambio di regime che avverrà solo grazie ai venezuelani. Si tratta di eliminare un impedimento concreto all’esercizio della sovranità popolare venezuelana, delle propensioni naturali dell’uomo. Solo così il popolo può provare a ricostruire un ordine basato sul consenso e sullo scambio volontario. Certo, ogni uso della forza comporta rischi — ma è difficile immaginare che possa succedere peggio di quanto già accadeva.
Che ruolo hanno, in questo scenario, figure come Javier Milei?
Il presidente argentino Javier Milei — il più influente libertario al mondo — la pensa come noi. È socio onorario a vita del nostro Istituto, così come González, e ha ricevuto il Premio internazionale Milton Friedman nel 2024 (González nel 2025). Milei é il leader del mondo libero, lo è politicamente e culturalmente più di chiunque altro. Siamo in contatto costante: tra noi e Milei esiste una comunione ideale totale, quasi spirituale. Anche altri leader liberali sudamericani spingono per il ritorno alla democrazia, quindi per González e Maria Corina Machado.
