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Medicina
Tortora e Sassoli, non si muore di solo Covid: troppe malattie sono trascurate
Silvia Tortora David Sassoli

Si parla solo di Covid, ma si muore di molte altre cause

I decessi di Silvia Tortora e David Sassoli, nel giro di poche ore l’uno dall’altro, hanno suscitato forte commozione. Erano volti noti grazie al loro impegno professionale e civico, erano ancora troppo giovani per rassegnarsi all’addio (59 anni lei, 65 lui) e, in un periodo nel quale si parla soltanto di Covid-19, sono morti per altre cause. 

Questo è un punto sul quale soffermarsi e non certo perché si è trattato di due giornalisti: non è certo il corporativismo a muovere la nostra riflessione, come dimostra il fatto che già nel primo giorno dell’anno avessimo pubblicato la lettera aperta del presidente del Collegio italiano dei chirurghi, Diego Foschi, nella quale ricordava al Governo Draghi un problema tanto semplice quanto grave: in Italia non si muore di solo Covid ed è ora di tornare ad occuparsi anche delle altre patologie.

LEGGI LA LETTERA APERTA A DRAGHI E SPERANZA: "IN ITALIA NON SI MUORE DI SOLO COVID"

In questi due anni, con gli ospedali intasati di persone contagiate dal Coronavirus, troppe prestazioni relative ad altre malattie sono state rinviate o del tutto cancellate. Nelle prime 12 settimane di picco della pandemia, nel 2020, il British Journal of Surgery ha stimato che fossero ben 28 milioni gli interventi chirurgici rimandati in tutto il mondo.

In Italia, nello stesso periodo, l’Istituto Superiore di Sanità ha identificato nell’area ortopedica quella maggiormente danneggiata, con almeno 135.000 ricoveri cancellati. Nel corso dei mesi, con la diffusione di mascherine e vaccini, la situazione è migliorata solo parzialmente e più o meno tutte le associazioni che si occupano di specifiche malattie hanno evidenziato il “danno collaterale” rappresentato dal Covid-19, con migliaia di persone che hanno dovuto rinunciare alle cure, anche per malattie gravi come il tumore o quelle neurologiche.

 

I decessi aumentano, ma non sono tutti direttamente dovuti al Covid

 

Tale trend è proseguito per tutto il 2021, anno nel quale in Italia ci sono stati 60.000 morti in più, rispetto alla media del pre-pandemia. Un aumento quasi interamente dovuto ai morti di Covid, a differenza di quanto era accaduto nel 2020, quando dei 110.000 decessi in eccesso se ne potevano attribuire al Covid meno di 80.000 e gli altri (circa) 30.000 erano invece frutto di altre patologie, in crescita anche per l'oggettiva difficoltà nel seguirne a dovere i pazienti.

La diffusione delle varianti e la campagna vaccinale

Dopo la terza ondata della primavera 2021, le morti causate dal Covid sono calate fino a raggiungere i valori minimi della metà di luglio, per poi salire fino a fine agosto. Nel mese di settembre c’è stato un altro calo, seguito da un’ulteriore crescita ad ottobre, legata con tutta probabilità alla diffusione delle varianti. A cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022, l’esplosione della Omicron, molto più contagiosa delle precedenti, complica ulteriormente il quadro: pur essendo generalmente meno rischiosa della Delta, può combinarsi proprio con quest’altra variante (dando luogo alla cosiddetta “Deltacron”), ma anche da sola sta già mettendo in forte difficoltà il sistema sanitario nazionale, intasando posti che non possono essere usati per “altre” malattie, altrettanto (se non più) pericolose. Le incertezze sulla campagna vaccinale non aiutano: nonostante l’elevato numero di adesioni registrate in Italia, la parte di scettici che (legittimamente) sceglie di non vaccinarsi viene indicata come un ulteriore fattore che spinge verso il collasso del sistema. Ma le altre malattie non sono certo sparite per cedere il passo al Covid e, se non ritorniamo ad occuparcene, ne pagheremo un prezzo altissimo, contiuando ad aggiungere alle statistiche dei morti per il Coronavirus quelli indirettamente provocati dall’emergenza sanitaria.

 

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