Palermo, 8 apr. (Adnkronos) - Pino Maniaci, giornalista dell'emittente televisiva locale Telejato di Partinico ed ex icona antimafia non è un estorsore. A distanza di cinque anni dall'inchiesta che lo ha investito, questa sera, è arrivata l'assoluzione piena dall'accusa di estorsione. Mentre è arrivata la condanna a un anno e 5 mesi per diffamazione. Si è concluso così, poco prima delle 18.30, dopo più di sette ore di camera di consiglio, il processo al giornalista che, senza sapere di essere intercettato, si prendeva gioco dei premi antimafia che gli venivano assegnati. Come quella volta che disse alla sua amica del cuore: "Mi hanno invitato dall’altra parte del mondo per andare a prendere il premio internazionale del cazzo di eroe dei nostri tempi”. E uno di quei premi era intitolato a Mario Francese, giornalista palermitano ammazzato dalla mafia. "Io ho un linguaggio molto scurrile - dice aoll'Adnkronos lasciando il Palazzo di giustizia - ma le assicuro che per un giornalista essere accusato di estorsione è veramente terribile".Al termine della requisitoria il sostituto procuratore Amelia Luise, che oggi era presente in aula. aveva chiesto per il giornalista dell'emittente partinicese la condanna a undici anni e mezzo di carcere. Ma il giudice monocratico Mauro Terranova non ha accolto la richiesta. Maniaci, attraverso i suoi difensori, gli avvocati Antonio Ingroia, ex Procuratore aggiunto di Palermo, e Bartolomeo Parrino, ha sempre respinto ogni accusa. Secondo la Procura, Maniaci avrebbe chiesto delle somme di denaro ai sindaci dei Comuni di Partinico e Borgetto, rispettivamente Salvo Lo Biundo e Gioacchino De Luca, in cambio di una linea più "morbida" della sua emittente. E sempre secondo l'accusa avrebbe imposto a un assessore di Borgetto, Gioacchino Polizzi, l'acquisto di duemila magliette col logo della sua emittente. Nel corso dell'arringa difensiva l'avvocato Antonio Ingroia aveva puntato il dito contro il sistema che "impunemente macchia la vita e l'onore di una persona". Oggi è arrivata la sentenza. Per il giudice non ci fu quell'estorsione. E oggi Maniaci torna al suo linguaggio scurrile e sbotta: "La Procura di Palermo ci fa una figura di m... Io in questi anni sono stato distrutto, volevano distruggere la mia televisione ma non ci sono riusciti. E continuerò a fare il giornalista". Mentre l'avvocato Parrino gli raccomanda di stare "attento alle parole". "Sono stati cinque anni difficili ma ora o castello di accuse si è disgregato - dice Maniaci- L'accusa di estorsione per un giornalista è molto pesante. La richiesta a 11 anni e mezzo come un Marcello Dell'Utri era assurda". "Per uno che ha la coscienza a posto e sa di non avere mai fatto alcuna estorsione - aggiunge - è stato pesante, ha macchiato l'immagine di una tv". Maniaci era considerato un simbolo dell'antimafia. "Ma io non mi ci sono mai sentito, era una etichetta che mi avevano appioppato- dice - credo che tutti i giornalisti siano contro la mafia. Certo, quella immagine perduta non la riprenderemo più. Noi facevamo venire giovani a fare esperienza nella Nostra tv, una cosa meravigliosa".

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