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Politica
Amministrative, un test per Governo e partiti
Lapresse

Sono 1.349 i comuni al voto, tra cui 6 capoluoghi di regione. Ma le urne domani e dopodomani si aprono anche per eleggere il nuovo governatore della Calabria. Da Benevento a Isernia, da Pordenone a Latina, poi, sono 14 i capoluoghi di provincia che rinnovano i propri consigli comunali. Inoltre, si svolgono le suppletive per la Camera nei collegi di Siena e di Roma-Primavalle. E’ una tornata di amministrative particolare. Non solo perché si celebra in epoca Covid. Intanto, sono le prime elezioni sotto il governo Draghi che ha in qualche modo silenziato la politica. Per i partiti e i rispettivi leader, dunque, la campagna elettorale è stata l’occasione per tornare ad essere protagonisti.

Ma non è l’unico ‘primato’ di questa competizione. E’ la prima sfida per esempio con cui si cimenta il neo presidente del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte. Pure per Giorgia Meloni è un test carico di aspettative: FdI potrebbe sottrarre lo scettro di primo partito del centrodestra alla Lega di Salvini. Le elezioni di domenica 3 e lunedì 4 ottobre, inoltre, costituiscono una prova del fuoco anche per Enrico Letta nei panni di segretario del Pd. Senza contare, poi, che per il numero uno del Nazareno la sfida è doppia dal momento che corre alle suppletive di Siena. Al contrario dell’ex premier che, invece, alla fine non ha deciso sottoporsi al giudizio degli elettori, candidandosi nel collegio scoperto di Roma-Primavalle. In compenso qui si assiste al debutto politico dell’ex pm Luca Palamara.

In generale sia guardando al centrodestra che guardando al centrosinistra, il test sarà importante. Il centrosinistra toccherà con mano, tra primo turno e ballottaggio, l’effetto che fa l’alleanza tra Pd ed M5s che insieme a Leu sono impegnati a gettare le basi del cantiere per il 2023. Se son rose…lo decreteranno gli elettori ai seggi. Fiato sospeso pure dalle parti del centrodestra: quanto peserà il fatto che seppure alle amministrative è compatto – almeno sulla carta – a livello nazionale è diviso, con Fratelli d’Italia è all’opposizione del Governo Draghi?

Tante incognite, insomma. Di sicuro c’è solo che per oltre 12 milioni di cittadini i seggi saranno aperti domenica 3 e lunedì 4 ottobre nei comuni delle Regioni a statuto ordinario e nella Regione Friuli Venezia Giulia. L’eventuale ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci si svolgerà invece domenica 17 e lunedì 18 ottobre. I riflettori sono puntati soprattutto su Roma Capitale, Torino, Bologna, Milano, Trieste e Napoli.

Roma Caput mundi anche nel numero di aspiranti sindaco. Un’ abbuffata di ben 22 candidati. I quattro big che si contendono il podio sono la sindaca uscente Virginia Raggi che lotta per il bis col sostegno del M5s, l’ex ministro dello Sviluppo economico nel Governo Letta, Carlo Calenda, l’ex ministro dell’Economia nel Governo Conte due, Roberto Gualtieri, espressione del Pd, mentre per il centrodestra corre l’avvocato amministrativista Enrico Michetti, voluto da Giorgia Meloni. Una sfida aperta fino all’ultimo con un ballottaggio dato per certo.  Ancora una volta sarà decisivo il voto delle periferie. All’ombra del Colosseo, inoltre, Pd e M5s sono competitor. Cosa accadrà se passasse al primo turno Gualtieri? C’è da aspettarsi qualche endorsement di Conte a favore del suo ex ministro? E, viceversa, come si regolerà il Pd? Fanno fede al momento le parole di Gualtieri che ha detto chiaramente che non chiederà apparentamenti. E questo vale sia per il M5s e sia per Calenda. Proprio Calenda, tra l’altro, agita il sonno del Pd e non solo. Può rosicchiare voti sia ai dem e sia al centrodestra. Non a caso hanno suscitato clamore le parole di plauso pronunciate nei suoi confronti dal numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, costringendolo a correggere il tiro proprio su Affaritaliani.it.  

Anche sotto la Mole, però, nessuna intesa è stata possibile tra i giallorossi. Tra i primi a osteggiarla c’è stata proprio la sindaca uscente Chiara Appendino di fronte al nome poi ufficializzato dal centrosinistra ossia quello di Stefano Lo Russo, già capogruppo Pd nella consiliatura che si chiude. Lo Russo, quindi, dovrà vedersela con Valentina Sganga, candidata sindaco del M5s e capogruppo uscente del Movimento in consiglio comunale. Il centrodestra, invece, a Torino ha schierato l’imprenditore Paolo Da Milano, stavolta voluto dalla Lega.

A Bologna, però, le prove generali di matrimonio tra Pd ed M5s ci saranno e tra i dem bolognesi c’è anche una certa fiducia in una vittoria al primo turno di Matteo Lepore contro Fabio Battistini, candidato del centrodestra.

Cosa accade invece nella capitale industriale d’Italia? A Milano la sfida è a tre: corrono il sindaco uscente del Pd Giuseppe Sala, che gode dell’appoggio anche di Italia viva, la manager Layla Pavone per il M5s e il primario di pediatria del Fatebenefratelli Luca Bernardo per il centrodestra. Nome quest’ultimo scelto dalla Lega, dopo aver inanellato insieme a Forza Italia ed FdI una lunga serie di rifiuti da parte di diverse personalità corteggiate per la candidatura. Intanto, mentre Bernardo ha dovuto addirittura alzare la voce e minacciare di ritirarsi reclamando un maggiore sostegno anche economico da parte del centrodestra, nel Pd meneghino non mancano i più ottimisti che confidano in una vittoria di Sala già al primo turno. Una cosa è certa: la piazza milanese è molto importante sia per Forza Italia che qui potrebbe dimostrare qualche segno di vitalità e sia per Salvini. Certo, è significativo che né lui e né Berlusconi saranno della partita. Nel caso del segretario del Carroccio è la prima volta dal ‘93 che non è in lista nella sua città.

I triestini invece dovranno scegliere tra Roberto Dipiazza, candidato del centrodestra - per lui in caso di vittoria sarebbe il quarto mandato -, il vicepresidente della Regione Friuli Venezia-Giulia Francesco Russo, del Pd, e la presidente uscente della sesta circoscrizione Alessandra Richetti, in corsa per il M5s. Se da un lato Dipiazza può in qualche modo giovarsi della guida leghista della Regione Friuli Venezia Giulia, dall’altro Russo, in caso di ballottaggio, potrebbe confidare nell’appoggio grillino. Per quanto la linea più volte ribadita da Conte - e che vale in generale in tutti i territori in cui l’intesa col Pd non è germogliata - sia che al secondo turno non si spostano i voti come pacchi postali. Certo è che se si affermasse Dipiazza e la Lega si piazzasse bene, comunque Salvini non potrebbe sbracciarsi a incassare il risultato. Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, infatti, non è proprio un salviniano. Per il numero uno di via Bellerio, insomma, vista la fase complicata che sta attraversando – ora ci si è messo anche la vicenda di Luca Morisi, l’ex guru della comunicazione social – non rimane che sperare in una tenuta e di non subire il sorpasso di Meloni almeno sull’asse Milano-Torino-Bologna.

Di sicuro il segretario del Carroccio non può fare affidamento su Napoli, altro importante capoluogo di regione al voto. Qui, infatti, la lista leghista d’appoggio al candidato del centrodestra Catello Maresca è stata esclusa. Il pm antimafia dovrà vedersela con Gaetano Manfredi, l’ex ministro dell’Università del governo giallorosso che gode dell’appoggio sia del Pd che del M5s. Per dem e Cinque stelle, il capoluogo partenopeo è la sfida delle sfide. Da Piazza Plebiscito potrebbe arrivare il sugello per il cantiere delle prossime politiche. La partita però non è a due. E' in corsa pure l’ex governatore della Campania Antonio Bassolino che, tra l’altro, potrebbe drenare voti ai dem. Dalla sua ha per esempio il sostegno del partito di Carlo Calenda, Azione. Infine, in corsa per Palazzo San Giacomo c’è Alessandra Clemente, già assessore nella giunta De Magistris.

Luigi De Magistris, appunto. L’ex magistrato esce di scena a Napoli, ma corre in Calabria. Per lui si tratta di un ritorno sulla punta dello Stivale. Proprio a Catanzaro infatti è stato sostituto procuratore. Sempre a proposito di ritorni, in corsa poi c’è l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, che ha deciso di sfidare il suo stesso partito e cioè il Pd. I dem e i Cinque stelle hanno schierato la scienziata di fama internazionale Amalia Bruni. Nell’entourage del centrodestra, però, regna ottimismo per la corsa di Roberto Occhiuto, presidente dei deputati di Forza Italia alla Camera. Sapremo presto chi prenderà il posto che fu di Jole Santelli, visto che la legge elettorale non prevede ballottaggi.

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