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Politica
Conservare per innovare, Giorgia Meloni al bivio del futuro e della Storia
Foto LaPresse

Che cosa manca all'Italia per avere un partito di destra che si ispiri alla tradizione anglosassone

Ci siamo chiesti in questi giorni se anche in Italia possa nascere un partito che si ispiri alle tradizioni anglosassoni, come i Tory et similia, ma la Premier ci ha anticipato perché il progetto è nell’aria, si percepisce ormai da tempo anche se mancano i comprimari classici, oggi al governo di CDX, o DX-DX che forse ci capiamo meglio. La coalizione è spesso litigiosa, ma come in tutte le migliori famiglie e i due ex-leader Matteo e Silvio appaiono sbiaditi, stanchi politicamente e desiderosi esclusivamente di mostrarsi sempre meno spesso vicino al Premier, donna forte, ed è inutile ricordarlo, volitiva che conosce la politica in ogni suo meandro, e soprattutto non si piega a nessun diktat, forte del suo consenso ormai superiore al trenta per cento, e cioè il doppio dei due contendenti messi insieme.

La transumanza verso Fratelli d’Italia sarà sempre più inarrestabile, anche perché serve per riempire dei vuoti che a destra sono davanti agli occhi di tutti, questo lo sanno sia Giorgia che probabilmente è nelle condizioni di attendere l’ammorbidimento di opposizioni vere o presunte tali e tenere sotto traccia, i malumori della sua nervosa compagine. Il carro dei vincitori è ampio è può contenere gli enormi eserciti di delusi, anche perché la stabilizzazione del potere verso una politica di destra appare ormai consolidato, in Italia e in Europa. 

Dunque gli incazzati a gettone, e i raccomandati secolarizzati non critichino la necessità di un corretto spoil system, che per anni hanno praticato senza provarne la minima vergogna, i meandri dello Stato dovranno attenersi alle indicazioni della Politica del Governo in carica come il gioco democratico non solo prevede ma impone. Non è necessario dare il giusto ruolo alla Meloni perché se lo prenderà da sola, e da sola probabilmente costruirà quell’area alternativa  a quel che resta della sinistra prima dell’eutanasia, che per decenni è stata relegata ai margini della politica e della Storia per il peccato originale mai di un fascismo mai rimosso definitivamente. Dunque è ora di cambiare l’impianto generale di una parte imponente della società italiana che si riconosce nei valori della tradizione e della conservazione senza nostalgie squadriste, o tentativi colpi di Stato alla Miceli, Borghese o De Lorenzo per intenderci. Lei è il frutto maturo di una evoluzione che crede ancora in alcuni principi che l’assenza di alternanza vera, ha calpestato, prodotto di una moda provinciale che aveva bisogno  di ricercare nuove etimologie per raccontare la retorica di un passato elitario che non può diventare futuro, e che questo bastasse per essere “di sinistra e d’avanguardia”.

Tra polemiche scontate e circoscritte alla sessualità, al regime mussoliniano, alla famiglia, alla genitorialità, insomma a tutto quello che il “nuovo” voleva spacciare per progresso non riuscendo a vedere il vecchio che dentro “le parole” si nascondeva e si nasconde. Il politicaly correct è  stata la start up di questa involuzione, perchè solo uno stupido può credere che scambiare il termine “operatore ecologico” con “spazzino” fosse un’ evoluzione, e non un sarcasmo, e che la scuola dovesse aiutare gli stupidi e tenere a freno i talentuosi, così da massificare le intelligenze e metterle al guinzaglio.  Ma così potremmo dire del fatto insopportabile del maschilismo a sinistra, della cooptazione delle mogli e compagne e dell’incapacità di vedere nella Meloni una novità, non foss’altro perché donna, anzi  giovane donna.

Niente di tutto questo ha scalfito la rigidità dei “burosauri di sinistra” e dei loro sempre meno lucidi accoliti, sempre in attesa del casus belli che non arriverà, del deputato vestito da nazista o dal Consigliere Comunale che non gradisce l’orribile Genitore 1 e Genitore 2, in questo finale di partita c’è un solo vincitore, e tantissimi sconfitti che assomigliano sempre di più a spettatori livorosi. La marginalità in politica è peggio di ogni vittoria e di ogni sconfitta, riflettano gli “attori non protagonisti” al Governo, sia quelli all’Opposizione.

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